COSI PARLÒ SᾹDHUS

COSI PARLÒ SᾹDHUS

Non siete statisti,
tantomeno donne e uomini
provvisti di senso morale.
Vi differenziate, questo sì,
dalla massa di salariati e stipendiati,
lavoratori, precari e non,
pensionati e casalinghe,
perché essi, con i loro sforzi,
stanno reggendo le sorti
di questo Paese che
non si riesce a comprendere
come abbia potuto partorire
gente come voi, privi di cultura,
illetterati, grossolani,
vi fate chiamare “dottore”, “onorevole”,
“cavaliere” e ciò basta ad appagare il vostro ego.
“Cogito ergo sum” ma se non pensate
“sin autem non estis”.
Avete la spocchia di chi è conscio
della propria mediocrità.
Siete parassiti. Di più, sanguisughe
che assorbono sangue e sudore
fino all’ultima goccia. Di più,
siete metastasi di un tumore maligno.
Miserabili! Privi di orgoglio,
incapaci di vergognarvi,
sprovvisti di sentimenti.
Siete il trucco di un illusionista da baracconi.
Siete i “bamboccioni” della Nazione.
Sono certo non abbiate mai letto
un solo libro in vita vostra,
con emozione almeno,
cercando di capire i messaggi
nascosti fra le righe dei grandi.
Siete vigliacchi, qualcuno ve lo deve dire,
tentare di rendervi consapevoli
della vostra misura.
Siete un branco di disperati
avete avuto un solo intuito,
la furbizia di aggrinfiarvi all’unica zattera
che potesse tenervi a galla,
sentirvi alla fine qualcuno, qualcosa,
ci siete riusciti sicuramente
in forza di tutte le protezioni,
appigli, intrighi, complotti, imbrogli,
poiché da soli non sareste all’altezza
di ricoprire il ruolo di un acaro.
Siete gente poco raccomandabile,
usate il potere che per diabolica volontà
vi è stato dato, lo utilizzate avverso i deboli,
dinanzi ai forti e potenti vi inchinate,
al punto da toccare il pavimento con la fronte
dalla posizione di attenti in cui per natura
vi ponete dinnanzi a chi servite,
con tale rapidità da intaccare i pregiati pavimenti
dei palazzi storici che indegnamente occupate,
e in quella posizione che sta ad indicare
massima disponibilità ad offrire, alla bisogna,
pure i vostri flaccidi glutei,
femmine e maschi, vecchi o giovani,
che venissero reclamati a richiesta
di chiunque vi stia al di sopra.
Vi cavalchi.
Siete codardi, finti comandanti solerti,
senza la minima titubanza,
nell’abbandonare la nave
in procinto di naufragare,
lasciando a bordo donne e bambini,
vecchi e malati che a voi si sono affidati.
Siete anime senza la pur minima cicatrice
in quanto privi di storia, lotta vera, competizione.
Siete in fondo disadattati, da compatire.
L’Etruria! l’incrociatore corazzato di 3ª classe.
Ecco chi c’era il 13 agosto 1918
mentre era ormeggiato nel porto di Livorno
e affondò causa l’esplosione di un trasporto
di munizioni che le stava affiancato.
Chi avrebbe potuto essere l’artefice
e l’artificiere di una scempiaggine del genere?
Un battello che partecipò alla guerra
fra Italia e Turchia, che percorse
73 mila miglia effettuando due volte
il periplo del Sud America
attraversando lo Stretto di Magellano.
Di chi fu la colpa? Chiaro! Del postino
che stava recapitando un telegramma,
voi eravate a fare bisboccia, in ciò siete maestri,
con le barbie modello gigante,
quelle gonfiabili e trombabili.
Considerato che il battello
affidato alla vostra “perizia”
stava alla fonda, poco distante da dove
eravate a divertirvi in quel di Roma,
dove stanno le vostre sedi permanenti,
i nascondigli dei disadattati,
inconsapevolmente al confine estremo
dell’antica regione dell’Italia centrale,
la VII tra quelle dell’impero augusteo,
che da lì arrivava all’estremo sud della Liguria
comprendendo Toscana e parte dell’Umbria
e si chiamava Etruria. Sempre Etruria.
Ma da dove venite? Da un disegno di Escher
dove tutto è possibile, perfino viaggiare
nel tempo, non parliamo dello spazio,
le prospettive incongrue rese coerenti
delle quali alcunché avete capito,
anzi l’esatto contrario… no neppure quello.
Eh, sì! Perché siete specializzati nel demolire
le prospettive, al popolo, alla gente inerme,
creando per voi un mondo finto,
neppure onirico, indecifrabile perfino a Dalí
che ha vissuto nel surreale, lui era un genio
quindi impossibilitato a dedicarsi al nulla.
Ma esistete davvero? Cavalcate i secoli?
Diteci almeno chi realmente siete,
se fate il bunga bunga in Etruria nel 27 a.C.
sotto il dominio di Ottaviano Augusto,
il primo imperatore romano,
e poi vi ritrovate a fare danni nel 1918
lasciando distruggere una nave storica,
e come non bastasse pretendete nel III millennio
di fondare una banca, forse per sistemarvi
stanchi del lungo percorso che il destino
ha tracciato per voi. Avete lunga vita
come i patriarchi del Vecchio Testamento,
sotto diverse sembianze cavalcate i secoli,
è giusto, avvertite un po’ di fiacca, dovete riposare,
mettere a posto tutti, i famigli che diano
continuità alla specie cui appartenete,
e gli amici dei famigli, gli amici degli amici,
mi sembra corretto oltre che doveroso.
Ma come vi è venuto in mente di chiamarla
“Etruria”?
Chi è stato ad avere la grande idea?
Almeno su questo dateci soddisfazione.
Avreste potuto ritirarvi nei Boschi,
ce ne sono tanti, costruirvi un capanno
dove riposare i vostri cervelli, vivendo
di bacche selvatiche, radici.
Invece no! Pur essendo in un Paese,
disgraziatamente sempre lo stesso,
ma in un’epoca dove c’è la separazione
fra Stato e Chiesa, seppur finta,
vi siete messi in testa di tutelare anche
i valori e i principi del Vaticano,
nobile causa se vogliamo, ma voi ne siete
servi, tappetini, passatoie, stuoini, zerbini,
senza riflettere sul cambiamento epocale
oggi in corso. Riflettere… “That is the question!”.
Non vi frega alcunché dei disoccupati,
esodati, cassintegrati, disgraziati, questo no,
ma battervi per la presenza di simboli
religiosi cattolici nei siti pubblici allora
sì che conta, per ingraziarvi i voti di coloro
che vi acclamano senza considerare,
come voi ma giustificati dal vostro potere mediatico,
l’inevitabilità del mutamento, la vana lotta.
Forse l’unica vostra cognizione
è quella di percepire,
negli abissi fradici dei vostri cervelli,
quanto siate inutili, un pesante
sovraccarico di niente.
Siete meschini, bugiardi, infingardi.
Anche se avete usato l’accortezza di
farvi tagliare le orecchie,
si vede lo stesso che siete asini,
senza offendere questi nobili animali
che con umiltà, modestia e rassegnazione
danno un contributo alla società,
da voi resa marcia,
portando nei loro stracarichi basti
il peso della pochezza degli uomini.
E il sovrappeso di voi tutti.
Non illudetevi! Quando le vostre
presenze occupano ogni palinsesto,
anche il vicino di casa, intento a fare i conti
delle tasse che deve versare per voi,
si accorge cosa siete dai ragli che
elargite a profusione, non è solo
la vostra immagine a tradirvi.
Nell’istante in cui varcate con aria supponente
gli ingressi dei Palazzi, ma anche prima,
durante e dopo, si nota che vi trascinate
qualcosa appresso, non passano
inosservate le code virtuali di cui
siete dotati, in continuo movimento
per scacciare il nugolo di mosche
e insetti affamati che vi assediano.
Siete la tara, spessa, consistente,
la parte inutile del netto,
impurezze, sostanze estranee
che sventuratamente ci accompagnano.
Siete infingardi, viscidi,
come anguille spalmate di grasso.
Fra tante immagini tragiche che in questo 2015
ci sono passate davanti,
il corpo del bimbo sulla spiaggia di Bodrum,
la tragedia al Batatlan di Parigi,
le stragi di civili, donne bambini e uomini
nelle città della Siria, Yemen, Libia, Iraq,
e mi fermo altrimenti farei il giro
del Mondo rischiando di incappare nelle
abbaglianti località di villeggiatura
dove portate, da bravi cattolici,
le vostre seconde, terze mogli giovanissime
e sode, e innamorate pazzamente di voi,
ma non avete segni, unghiate nella schiena,
perché quando scopate e le vostre
inutili teste sono affondate nel cuscino loro
si gustano una mela o fissano spazientite
il soffitto, sbuffano, guardano l’orologio
diventato la persistenza della memoria
dallo schifo e dalla noia che provano.
Potrei pure imbattermi nelle vostre dimore
di campagna, montagna, fronte mare,
posti mal frequentati, distruttivi delle meningi.
Meglio rischiare i colpi dei kalashnikov,
andare ad aiutare chi veramente vale.
Ma avete mai provato un’ebbrezza,
una soddisfazione che non sia solo
quella di dovervi guardare tutti i giorni
in faccia, l’un l’altro, intanto che studiate
come rimediare una nefandezza?
Vi siete mai discostati dall’obbedienza
alla codardìa e pavidità cui siete condannati?
Tanto per fare il più infimo degli esempi
trovarvi al privè del casinò di Montecarlo
seduti al tavolo dello chemin de fer,
posto numero cinque, intorno i vip del mondo,
quelli cui dovete rispondere, relazionare,
lì girano anche sceicchi, gente che non ha mai
capito da dove gli arrivino tutti quei soldi.
Io sì, per provare tutto, umiliare quelli ancora
più in alto di voi, e le carte mi stanno dicendo,
è il momento, mio è il sabot,
mica mi ero seduto allo scanno del baccarat,
qui a turno ogni giocatore tiene il banco,
e sono al quinto colpo, non passo, tento il sesto,
non ci sono spartizioni fra gli avversari
per coprire la mia enorme puntata,
c’è sempre chi lo chiama “da solo”,
così si dice in gergo.
per suoi problemi, sentirsi grande in quanto
lui può, però deve farlo vedere che può,
la gente intorno, nei loro puntuali
abiti da sera, donne e uomini,
signore e gentleman. “Da solo!”
e tutti a fare “Oooohhhh!” di ammirazione,
poi cala il silenzio, stavolta non vola una mosca.
Al via del croupier estraggo una carta per lui,
una a me, con disinvoltura, placido,
ancora carta a lui e a me. Non guardo le mie,
proibito finché non ti dà indicazioni
l’avversario, che le incrocia con aria soddisfatta.
“Sto” significa, non chiama, gli bastano.
Giro rapido come un fulmine le mie,
e le sbatto come un ceffone sul panno verde,
donna e sei, ho vinto, ma veloce come
un pensiero distorto estraggo l’ultima carta
per me e la spiaccico sulle mie, brusio del
pubblico per la brutta giocata, contro ogni regola,
priva di logica, gli altri sette avversari,
si raddrizzano indignati agli schienali delle poltrone,
in lui il sorrisetto depresso che gli si era spento
nel vedere il mio punto si tramuta
in un ghigno distorto sul bel dieci in caduta,
prende le sue carte e le sbatte sul tavolo,
al suo miserabile cinque avevo dato una possibilità,
per dimostrargli come sono fatti gli uomini,
e gli astanti intorno al tavolo, numerosi come
insetti su una sotta, così chiamano da noi
la cacca delle vacche, bella, grande, rotonda,
gli indiani di Varanasi le mettono a seccare al sole
per poi usarle come combustibile nelle stufe,
dicevo che gli osservatori escono in coro
a fare un prolungato “Ooooooooohhhhhhhh!”
e i commenti sussurrati per non
disturbare i gladiatori si sprecano.
Il mio contendente si alza,
pareva avesse una molla sotto il culo,
mi lancia uno sguardo come volesse trafiggermi,
umiliato, incazzato, questa volta “non può”,
l’impressione è che debba scoppiare
da un momento all’altro, mette i soldi sul banco
e fila via, una freccia, poi lo vedo girare
per il lussuosissimo salone come fosse
una scorreggia impazzita che non sa se uscire
dalla porta o dalle finestre.
Ho rotto la sequenza delle carte, passo il banco,
contro di lui avrei tentato il settimo colpo,
perché sono folle, a modo mio,
osservo la montagna di pezzi di plastica,
di tutti i formati, fra quelle grandi
ne do una a caso di mancia al croupier che,
dopo aver detto “le banc gagne!” raccoglie rapido le carte
impila ordinatamente le fiches, con il rastrello
me le pone dinanzi, mi lancia un sorriso, forse lui ha capito.
Consegno tutto al mio amico, quello brutto,
ma brutto brutto, cui permetto di venire con me
solo se lui se lo guadagna, mi ammira, ci tiene,
gli ho prestato perfino uno dei miei vestiti,
cravatta e camicia comprese,
per permettergli di entrare, e poi mi piace,
bravo ragazzo, fare il viaggio da solo
verso il tempio di tante solitudini non mi andava.
Va alla cassa a cambiare e ritorna con mazzette di franchi,
tante, spesse, ne regalo un paio a lui, gli voglio bene,
ripartiamo tranquilli per la nostra Genova.
Avete capito cosa ho voluto dirvi?
No! Non potete, troppo complicato,
non ci arrivereste mai. Perché?
Perché ve ne fottete dei morti annegati
nel “mare nostrum”, o stipati nelle stive
dei barconi i cui “scafisti”, al soldo di infami
commercianti in carne umana conniventi
con altrettanti infami di occidentale provenienza,
cittadinanza e cultura, trasportano sulle nostre coste
facendo intravedere loro il sogno, la speranza.
Nella vostra scalata al successo non vi passa
proprio per la mente dei bambini del centro Africa,
scheletri viventi, linfonodi che sembrano cisti,
sotto la pelle trasparente, pance gonfie di aria,
occhi spenti, con inclusioni bianche,
non arriva più ossigeno ai capillari,
mosche intorno agli occhi, già se li stanno mangiando,
le stesse che vengono a trovarvi e scacciate
con la coda asinina di cui siete attrezzati,
ectoplasma della ancestrale provenienza
dei vostri ricordi, privi di sogni, inesistenti,
non a tutti è dato vedere la vostra regione caudale,
il prolungamento della colonna vertebrale.
Ebbene stavo dicendo, ma se per caso mi sbagliassi
saltando di palo in frasca fa lo stesso, non me ne frega alcunché,
stavo dicendo che fra tante immagini tragiche
passate davanti agli occhi assuefatti
di questo popolo, che ha perso coraggio,
la più turpe, sconcia, improbabile, assurda,
eppure emblematica come un tatuaggio
siberiano, è stata quella di vedere
il leader in smoking, in prima fila sul palco d’onore
del teatro alla Scala di Milano,
palesemente inadatto e all’abito,
del resto mica avrebbe potuto andarci
in salopette, a lui più congeniale,
e all’opera. Figuriamoci! Giuseppe Verdi,
il dramma lirico Giovanna d’Arco,
l’eroina che nella Francia del XV secolo
sacrifica la propria vita per il suo Paese.
Andiamo! Dovevate darvi malati, inventarvi un parente
stretto in Alaska che sta per morire.
Quel palco è stato l’emblema
del travestimento, travisamento, camuffamento
mascheramento, mimetizzazione, trucco,
modificazione del bello.
Sì! Lo so, tutti sinonimi
ma ciascuno è germogliato proprio
per dare un minimo di differenza
rispetto al vocabolo primario,
e voi coprite tutto l’arco,
non quello costituzionale si intende.
Non avete capito un fottuto cazzo
dalla vita, in fondo siete dei miserabili,
non sapete cosa voglia dire un asso
alla quinta che cade e va ad incastrarsi,
la giocata sbagliata al momento giusto,
proprio non riuscite a concepire
di tirare due dadi e fare cista su un piatto
che è diventato una montagna,
e lasciare con disinvoltura che gli altri
se lo spartiscano, così, come gettare
una sigaretta fumata a metà
ed accenderne subito un’altra.
Ma vi siete visti prima di andare a teatro?
O vi è pure mancato il coraggio
di guardarvi allo specchio? Già! Lo specchio
vi spaventa, è una cosa viva,
ribalta la vostra figura, quello che è a destra
fa finta di diventare sinistra, ma ciò che
è a sinistra diventa tutta destra. Perché lo specchio
pensa, ragiona, esamina, è giudice severo ma…
giusto. Lo hanno interpellato regine, monarchi,
imperatori, condottieri, streghe, fate, dittatori,
cardinali, papi, ed ha sempre fornito loro
la giusta risposta. Per questo sono impazziti
ed hanno commesso efferatezze, barbarie.
Lo specchio vi avrebbe detto la verità,
ma voi e la verità siete incompatibili,
come il Diavolo e l’acqua santa.
Che esempio banale ho portato,
non esistono entrambi, il Diavolo
è stato inventato per tener fermi gli
imbecilli in modo che si lascino
sodomizzare senza troppa fatica
e l’acqua… solo quella per rinfrescare.
Cosa cazzo apprezzerete dell’arte
tutta in generale non mi è dato capire,
voi partecipate per dovere di cronaca,
fingete di entusiasmarvi invece pensate
agli aumenti della casta, applaudite
neppure sapete cosa, fate come i primati,
e quando uscite, ad opera terminata
perché obbligati a restare fino alla fine,
vi grattate la testa procedendo ciondolando
per rendervi conto se ci siete o ci fate,
soprattutto dove siete e perché.
Commercianti di favori, ecco il termine giusto
per voi, é attraverso gli scambi
che venite ulteriormente ricompensati,
la corruzione, il malaffare, emettete leggi
che vi proteggano e questo è viltà,
intanto sempre più numerosi sono i cittadini
che vanno a frugare nell’immondizia per
ricavarne qualcosa da mangiare, coprirsi,
mentre voi siete intenti a coprire gli esosi
e intollerabili privilegi di cui godete,
in virtù di un consenso al potere
che non vi è stato dato dal popolo.
La noncuranza con cui aggirate l’infamia
di deputati arrestati per aver rubato milioni
di soldi pubblici che continuano a percepire
migliaia di €uro al mese di vitalizio, per un Genovese
come me è davvero insopportabile.
Come certi assessori, anche donne avvenenti,
che proprio per le prestazioni che fornivano
nel pubblico ma, ahimè, pure in privato,
quindi avendo fatto scoppiare, è il caso di dirlo,
un casino infernale, sono state mandate a casa
a ventisette anni con appropriata rendita.
Che bassezza parlare così di vile denaro con voi.
Vi sembrerà una saga, una specie di “Via col vento”
dove la piccola Diletta muore in tenera età
cadendo dal pony regalatole da papà Rhett Butler .
No! Abbiate pazienza, questa è una narrazione
epica che si cerca di mettere in prosa sciolta,
senza quartine, terzine, la metrica
e le precise regole sull’accentazione
degli endecasillabi che non interessano.
Qui, di Letta, ne abbiamo solo uno, vivo e vegeto
per fortuna. Ex Presidente del Consiglio che
ha deciso di andare ad insegnare in una Università
di Parigi, non riesco ad immaginare quale,
ciononostante al compimento del sessantesimo
anno di età percepirà il suo bravo assegno mensile
da ex deputato in Italia. In ogni caso è ancora
tutto avvolto nel più fitto mistero. Lo facesse uno di noi,
del popolo crasso intendo, come minimo,
se ci va bene, prendiamo una stretta di mano,
la pacca sulla spalla, e un biglietto da cento nel taschino.
Anche tanti auguri.
Intanto vengo a sapere che l’esercito nigeriano
ha massacrato trecento sciiti…
Ne sta parlando qualcuno? Interessa?
Due righe su un giornale?
Niente affatto, il nostro premier è impegnato
a raccontare fole nel salotto di Giletti
uno dei tanti conduttori “slurp!”, insieme a Vespa
che è “slurp, slurp!” i due preferiti dalla
guida capo scout cattolici italiani.
D’altronde mi sembra giusto ci siano questi
trattamenti di favore. “Loro”, e da questo momento
mi sto rivolgendo alle mie amiche ed amici,
si sacrificano per noi, mica vanno all’osteria
a giocare a scopone.
Si logorano. Per questo i trentenni di oggi
andranno in pensione a 75 anni con il 25%
in meno della retribuzione. Altrimenti “loro”
come potrebbero andarci a 27, 37, 47, 57,
così tanto per dare i numeri,
con vitalizi mensili da minimo seimila €uro?
E baffetto? C’è veramente da ridere,
in fondo sono divertenti, avete capito chi?
Non quello che parlava tedesco, mi riferisco
al nostro, quello che parla e cammina come
avesse un palo lungo e dritto piantato nel culo.
Ebbene così procedendo pensate che,
per portare il cane a pisciare,
pare abbia a disposizione tre uomini di scorta
e due auto… blu.
Comunque vediamo di contare sulla misericordia,
intanto che scrivo si stanno aprendo ancora porte sante
del Giubileo 2015 e c’è una corrente che non solo
mi spettina ma fa volare tutti i miei appunti,
sparsi ovunque, forse è per questo che sto
scrivendo in modo confuso, ambiguo,
senza mezzi termini, sfuggente.
Bene così, tra un po’ è Natale e certamente
si può dare di più, immagino per “loro”,
che in periodi normali, feriali tanto per intenderci,
ogni volta che qualcuno va a curiosare nelle note spesa
e trova mutande, biglietti dell’autobus, scontrini
di varia provenienza per acquisti di equivoci prodotti,
finanche i 2 €uro per il parcheggio (dell’auto blu?).
Però c’è gente che non scherza, no, qui è necessaria
un minimo di serietà. Come l’ex sindaco di Firenze
che nel corso di tale mandato sembrerebbe,
Corte dei Conti canta, sia stato rilevato di tutto
e di più, comprese cene da duemila €uro a botta
e seicentomila €uro per viaggi all’estero e aragoste.
Ma non sono ospiti? Non usano già i voli di Stato?
Naturale che tutto il sistema sia ormai un castello
di carte che non potrà reggere più a lungo.
E poi siete tanti! Ho di nuovo ripreso a parlare con “voi”.
Ma come fate a trovare complici che siano
vostri cloni mentali? Dirigenti pubblici e privati
che non solo arrivano a ricoprire
contemporaneamente venticinque poltrone
d’oro, da guadagnare tanto da mettere a posto
in un solo anno sette generazioni,
ma che pure rubano e qualche volta vengono arrestati.
Certo! Forse sono costretti a farlo per
restituire il favore. Essere riconoscenti
è un norma intoccabile del Paese.
Qui mi sembra di essere nella narrativa,
neppure Giovanni Verga con il suo
Mastro Pasqua… no! Che dico Mastra…
devo essere un po’ confuso… Ecco!
Con il suo Mastro Don Gesualdo
avrebbe potuto concepire un coacervo
infernale come questo. Eh, sì! Perché ci sono
pure i parenti da sistemare. Mogli avvocato
di appartenenti all’esecutivo che ricevono
di punto in bianco consulenze milionarie
dalla concessionaria dei servizi assicurativi
pubblici. E mariti di… insomma per non
farla troppo lunga tra i familiari, congiunti
e amici di questo mostruoso complesso
che parte dal più piccolo Comune per arrivare
al Quirinale l’indice di disoccupazione
è zero!
Del resto, a pensarci bene,
considerando che tutti i vostri sforzi sono
concentrati a salvare la Penisola,
e come vi sgolate ai congressi che
organizzate in vecchie stazioni ferroviarie
riadattate alla bisogna, per convincere
gli invitati, quasi tutti finanzieri, imprenditori,
gente che conta, quelli che vanno al Casinò
tanti ne hanno da buttare, gente che possa
dare il proprio contributo avendo sedi legali
e fiscali all’estero, produzione in Paesi
dove si sfrutta il lavoro di minori e residenza
nei paradisi fiscali.
Ma anche per convincere voi stessi.
Nel momento in cui sto scrivendo ho saputo
che, come era logico, è stata respinta
la mozione di sfiducia verso un vostro membro
avanzata da un movimento di giovani leali,
onesti e immaturi per la dimensione in cui galleggiate.
È in preparazione di ciò il premier si è sfiatato,
mai visto così, in chiusura della “Leopolda”
dicendo che con i provvedimenti presi
dal “suo” Esecutivo in merito al salvataggio
di banche fallite, delle quali
il ministro in questione di una possiede
un pacchetto azionario, subito dopo la sua nomina
a tale incarico il di lei padre, di femmina trattasi,
ne fu nominato vicepresidente, nonostante
fosse stato sanzionato dalla Banca d’Italia,
il di lei fratello ne è direttore generale, la di lei
cognata ne è dipendente manager di qualcosa,
sembrerebbe che tale Istituto di Credito
abbia a suo tempo finanziato qualche propaganda
elettorale, o cose del genere,
che il padre di questa signora,
sempre lei e lui,
e quello di un pezzo grosso fossero soci
o lo fossero stati. Ebbene in chiusura dell’assemblea
il premier declama che se non avessero
posto in atto quello che hanno fatto un milione di posti
di lavoro sarebbero andati perduti (i dipendenti),
in parole povere vi difendete dalle proteste dei deboli
truffati facendovi scudo dei deboli che lavorano,
esattamente come quei malviventi inseguiti dalla polizia
che appena vedono un adolescente o una donna inerme
la afferrano, si proteggono dalla giustizia
con carne umana innocente. Non viene detto che
quei posti di lavoro non sarebbero neppure stati
in pericolo se la gestione fosse stata “pulita”
non ha fatto cenno come siano spariti
quei quattrini dove siano andati e… No! “voi” pensate a
salvare posti di lavoro. Ma guardate che gufi
volteggiano nell’aria o stanno appollaiati
sui rami più bassi per portarvi sfiga… però
mi è testé giunta un’altra notizia, fresca fresca,
dovrò leggere l’articolo ma il titolo di testa dice:
“Da Gelli agli ex Dc l’ombra del patto tra cattolici
e massoni per dividersi Etruria (Alberto Statera)”
Venerdì 18 Dicembre 2015 17:24
Mah! Vedremo…
Comunque queste “adunanze”, come quelle dei
boy scout, oggi le chiamate “convention”,
il piano per il lavoro “Jobs act”, copyright Renzi Matteo,
“ultra partes” è la soluzione di una questione importante,
di solito la verifica di qualche imbroglio,
che debba avere effetti neutrali
per tutti i personaggi coinvolti,
la revisione della spesa pubblica “spending review”
e tanti altri ancora, per semplificare le cose.
Il premier mi ricorda, alla lontana,
il personaggio interpretato dal nostro grande
Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma”.
È pur vero che anche nei sobborghi di New York,
“Little italy” a Manhattan ad esempio, con popolazione
di origine italiana, figli e nipoti di nostri migranti,
ancora oggi si usa un linguaggio variegato; ad esempio
Brooklyn diventa “Bruculinu” e via discorrendo.
Un modo per mantenere vive le proprie radici,
l’identità, e distinguersi dagli altri.
Tornando a voi, mi viene in mente per le
distinzioni linguistiche che stavo rimarcando,
con tutte queste associazioni,
comitati, unioni, leghe, confraternite,
con implicazioni e denominazioni
che si richiamano pure al cattolicesimo,
che altro non sono che differenziazioni
di classi sociali visti gli iscritti e i partecipanti,
tipo “Comunione e liberazione” per prenderne
una a caso, che si radunano periodicamente
per studiare il modo di dare un grosso contributo al Paese,
possiamo dire, in modo forse un tantino azzardato
che alla fin fine evasori fiscali, malavita organizzata
e finti consorzi siano dei patrioti?
In fondo non coprono quegli spazi cui lo Stato
non riesce a penetrare in modo efficace
come il problema della disoccupazione
e la circolazione del denaro? Va bene, lasciamo perdere…
L’indifferenza, supponenza e sfrontatezza
con le quali intascate gli spudorati stipendi
che percepite, i più alti del Pianeta,
del Cosmo finché non sarà provata l’esistenza
di altra vita intelligente, anzi “furba”, nell’Universo.
E la dissolutezza nell’anomalo,
ingiustificato ed abnorme trattamento retributivo
che elargite ai dipendenti, impiegati, segretari,
sottosegretari, portavoce, portaborse,
a salire nella scala gerarchica nell’ambito
dell’organico di ciascuna struttura
che supporta la vostra “attività”, si fa per dire,
di onorevole e ministro. Capisco! In questo modo
vi propiziate alleati nei lavoratori, li dividete,
così litigano, si frantuma la “classe”.
Di tali irregolari, nonché incomprensibili
privilegi, non restano esclusi,
ad elitario vostro servizio,
nemmeno i salariati e stipendiati
per così dire di “supporto”,
dall’ultimo addetto alla ricarica
degli orologi a pendolo fino ai commessi,
barbieri, idraulici, imbianchini,
fino ad arrivare ai professionisti,
medici di tutte le specializzazioni,
infermieri, fiscalisti e quant’altro i quali
percepiscono redditi da fare invidia,
tanto per fare un esempio,
ad uno scienziato e ovviamente smisurati
rispetto a quanto guadagnano le pari categorie
che operano all’esterno dei Palazzi.
Per citare un caso sembrerebbe, qui è d’uopo
usare sempre il condizionale, insomma parrebbe
che la segretaria generale del Senato percepisca
poco meno di 1200 €uro al giorno. Avete letto bene!
Al giorno. I commessi, coloro che aprono
le porte ai parlamentari, appena undicimila
€uro al mese, i barbieri… beh, lasciamo
stare, mica voglio imitare il grande
Allen Ginsberg rifacendo “Urlo”,
innanzi tutto non sono alla sua altezza,
e questo è palese, e poi come potrei addolcire,
inserire un poco di poesia in un ginepraio
di numeri cifre, conteggi, balletti, danze
da un partito all’altro, piroette, gruppo misto,
indipendenti, appoggio esterno, interno,
punta e tacco, tacco e punta… casqué.
Lasciamo stare i sindacalisti della mitica
triade, a cominciare da quella che somiglia
a Ward Bond di “Sentieri Selvaggi”.
Non ditemi che avete snobbato questo
capolavoro della cinematografia western?
Lui è quello che faceva la parte del reverendo Clayton.
Ebbene oggi guadagnano più di Obama,
per l’esattezza 336 mila e rotti €uro all’anno.
Ma tornando a voi, perché ce ne sarebbero
tante altre, giuro, ed elencandole la sinfonia “Urlo”
del grande Ginsberg, al confronto diventerebbe
“M’illumino d’immenso”
di Giuseppe Ungaretti, potrei sconfinare
nell’Iliade, l’Odissea con un pezzo dell’Eneide
tutte insieme, in quanto a lunghezza intendo.
Lascio in pace il poeta sommo altrimenti
sì che lui vi avrebbe sistemati a dovere.
Vi ingraziate la Chiesa, con i gelatinosi
cardinali e vescovi di cui si compone,
che negano il funerale a un suicida per disperazione,
al contempo accordano le onoranze funebri a usurai, malavitosi,
tollerando gli inchini dinanzi alle loro abitazioni
di pesanti e pagane statue della Madonna, o di Cristo, o dello
Spirito Santo nel corso di processioni fuori del tempo
e della logica.
Ma voi avete pur sempre una parte
di elettorato che vi sostiene poiché
appartengono alla vostra tribù,
quelli che si permettono di andare
a caccia di elefanti, giraffe, leoni
nei parchi dell’Africa centrale pagando
fior di quattrini per portare a casa una fotografia
con la vittima, l’immagine della loro pochezza.
Siete proprio miseri, avete perfino la presunzione
di aver la capacità per ritoccare la nostra Costituzione,
per acquistare sempre più potere ovvio,
senza cognizione della misura dei vostri
limiti ristretti, un minimo di senno è necessario
per far ciò. Ma sapete chi erano i nostri
padri costituenti? E vi rendete conto chi ci sarebbe
oggi intorno a quel tavolo per firmare riforme
di un documento di tale portata?
Questo i giornalisti dovrebbero denunciare,
ma già, ci sono i finanziamenti pubblici
anche per le “grandi” testate.
La sola soddisfazione che provo,
considerando la situazione di disagio
e impotenza in cui la vostra arroganza e voracità
sta cercando di infilarci, è di percepire l’abisso dentro voi,
tutti, e non mi sbaglio, lo sapete, quelli che almeno
ho il dispiacere di vedere e ascoltare quotidianamente
attraverso i vostri amici video e quotidiani,
quelli sul palcoscenico intendo,
magari su 951 fra deputati e senatori
che siete, chissà non ce ne siano di buoni
relegati dietro le quinte, o nei sotterranei dei palazzi
che abusivamente occupate, strapieni,
stanno per scoppiare, mentre continuate
imperterriti per la vostra strada, e la sola aspettativa
che inseguiamo è che arriviate ad esagerare.
Non siete intelligenti, tanto meno alla stregua
dei rapinatori professionisti, quelli geniali,
che al decimo colpo andato bene,
quando potrebbero ritirarsi a vita privata,
vogliono tentare l’undicesimo…
certo che questi ci mettono faccia e cervello,
rischiano in proprio, potrebbero fare pure delle
vittime, è vero! Ma voi? Quante morti avete sulla
coscienza a vostra insaputa? Senza esporvi,
seduti comodamente sulle poltrone luigi XIV
o XV, barocche, che commessi da undicimila
€uro al mese vi spingono sotto il fondoschiena.
Giuro che avevo iniziato con l’intenzione
di esporre tutto ciò in prosa, anche un minimo
di poesia, ma come è possibile “andare a capo”
per indicare una separazione concettuale?
O sottostare a regole metriche, esigenze ritmiche?
Qui c’è solo da incazzarsi e basta.
Pensare che ci sono persone degne,
questo è sicuro, quelle relegate negli scantinati,
o messi a tacere con minacce, massacrati.
Un certo Pier Paolo Pasolini sarebbe stato
il nuovo messia, le parole, versi, opere
cinematografiche, aforismi che ci ha lasciato
sono immensi. Nei suoi 53 anni di vita,
prima di essere trucidato, disse (ed eravamo
negli anni ’70): “La società italiana: il popolo
più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa.” (1)
Qualcuno sostiene che un altro Mondo non
solo sia possibile ma sta arrivando.
Come dovrebbero tornare, è una legge di natura
quella dei corsi e ricorsi storici, persone del calibro
del grande poeta testé citato, solo parlarne
già mi calmo, dà tranquillità, speranza.
I suoi messaggi, purtroppo, sono per molti, troppi,
ancora indecifrabili, o rifiutati.
“Io sono un “tollerato”. La tolleranza è solo
e sempre puramente nominale.
Non conosco un solo esempio o caso
di tolleranza reale. E questo perché
una “tolleranza reale” sarebbe una contraddizione
in termini. Il fatto che si “tolleri” qualcuno
è lo stesso che lo si “condanni”.
La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata.” (1)
Se solo riusciste a intendere una minima
parte di ciò che ci è stato lasciato con queste parole,
la sottilissima eppure immensa traccia
insita in esse della strada da percorrere…
“La serietà! Dio mio la serietà!
Ma la serietà è la qualità di coloro
che non ne hanno altre: è uno dei canoni
di condotta, anzi il primo canone,
della piccola borghesia!
Come ci si può vantare della propria serietà?
Seri bisogna esserlo, non dirlo,
e magari neanche sembrarlo!
Seri si è o non si è: quando la serietà
viene enunciata diventa ricatto e terrorismo.” (1)
…allora questa nostra splendida Penisola
sarebbe migliore, perfetta.
Speriamo il tempo sia vicino perché non se ne può più,
è anche una questione di dignità.
In ogni caso a voi non toccherebbe alcunché.
Siete senza speranza, sogni, gioia di vivere, privi
di un’esistenza reale, siete ologrammi di voi stessi,
intaccate perfino i vostri affetti più vicini, siete il vuoto,
la prova vivente che contraddice il principio
di indeterminazione di Heisenberg:
Il vuoto assoluto esiste, e si vede.
E siete tanti.

Mauro Giovanelli – Genova

(1) Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista ed editorialista italiano, considerato uno dei nostri maggiori artisti e intellettuali del XX secolo.

ILLUSTRAZIONE DELLA COPERTINA: SᾹDHUS – Fotografia scattata dall’autore a Varanasi (Benares) India – Mannandir Ghat – Sponda occidentale del Gange.

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