GLI INDISPENSABILI: ELKANN, MARCHIONNE, MONTEZEMOLO & C.

GLI INDISPENSABILI
ELKANN, MARCHIONNE, MONTEZEMOLO & C.

Osservando le facce, espressione supponente e, a dirla proprio tutta, non proprio da intelligentoni, ciò che mi stizzisce degli appartenenti alla nutrita tribù dei Marchionne e Montezemolo è il sospetto che siano convinti di essere indispensabili. Quindi non si interrogano circa la montagna di soldi che incassano, gli sono dovuti, ritengono di avere il diritto di percepire mille, diecimila volte quanto basterebbe ad altrettante famiglie per sopravvivere cent’anni, credono di stare dalla parte illuminata dall’energia che emanano, poco importa se una marea di gente si dibatte nell’oscurità della disperazione. Logica e inquietante conseguenza del precedente postulato è la percezione che neppure siano sfiorati dal dubbio che potrebbe non essere il migliore dei mondi possibili la comunità dove i capaci ed efficienti sbaraglino i “normali”. Del resto è così, intendiamoci, tutto conforme alle regole che ci siamo dati, quindi la domanda non è se sia legalmente giusto, dobbiamo chiederci se sia o meno moralmente legittimo. Mi vengono in mente le parole di Sam Peckimpah: “Se questo mondo è tutto per i vincitori, che cosa rimane ai perdenti? Qualcuno deve pur tenere fermi i cavalli.” A mio avviso in tale metafora c’è l’essenza dei rapporti fra umani; il grande regista aveva formulato, alle soglie degli anni ’70, il più semplice e limpido chiarimento circa l’inasprirsi dei conflitti di questo inizio secolo. Rifletteteci, vi accorgerete che è filosofia pura. La gran parte della popolazione del pianeta, il 98%, è stanca di fare il “palo” a quel 2% che sta rapinando le risorse a disposizione e che da solo detiene più della metà della ricchezza della Terra (World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite con sede a Helsinki – n.d.a.).
Quello con il maglione, naturalizzato canadese, strapagato italiano e fiscalizzato svizzero dov’è che sono andati a pescarlo? In una delle tante colture di cereali dello Saskatchewan? Mi turba la sua camminata da Velociraptor, infatti si muove con astuzia e strategia di caccia, testa china come se cercasse qualcosa che ha smarrito dai giorni delle scuole elementari, che so, un lapis, il temperamatite; mani giunte stile parroco di campagna, concentrato non su come salvare anime ma sul modo di sfruttare al meglio risorse umane e, invece del breviario, consulta grafici. L’altro è tutto un programma, personalmente l’avrei lasciato alla Ferrari, per il fisico naturalmente, è uno che fende l’aria, sottile, parte frontale con aerodinamica di un falco, il posteriore piatto alla maniera di spoiler ultima generazione, infatti ha testé dimostrato di avere ottima tenuta quando si trova nelle curve. E poi è elegante, irreprensibile, rappresentativo. Andiamo! Converrete anche voi che se vedeste Marchionne dietro il banco di una salumeria mentre affetta mortadelle, grembiulone e mozzicone della matita all’orecchio, non ci fareste caso, ma… Luca Cordero stonerebbe, lo riconoscereste subito, è “scolpito” per stare ai boxes delle rosse. Non ho dubbi! Ha patito una vera ingiustizia a prendersi quei 27 milioni di buonuscita più 13 di qualcosa e altri 13 di qualcos’altro. No! Gli hanno fatto un torto, uno come lui, sempre ben sistemato, il look intendo, impeccabile, poi immagino sia composto pure mentre fa i suoi bisogni, mi riferisco a quello fisiologico pesante. Adesso penserete che io abbia esternato un’insulsaggine, invece vi invito a ponderare su questo concetto figurativo, come le immagini virtuali che ci propina Renzi con le sue slides, e mi appello alla vostra fantasia per esortarvi a cercare di immaginarli seduti sulla tazza i soloni, nessuno escluso, che ogni giorno cercano di instillarvi la loro verità dal piccolo schermo, dal balcone, o da qualsiasi altra finestra, vedrete che vi appariranno sotto una diversa luce, come foste in piedi sulla scrivania del professor Keating. Tanto per dare completezza a questa interessantissima parentesi, ad esempio Sergio me lo immagino più sbracato nel corso di tale incombenza, anche se, contrariamente all’aspetto, molto contenuto nella quantità, si vede dalla pettinatura, inoltre non credo vi si attardi molto, la considera una perdita di tempo, a mio avviso nemmeno legge, conta i rotoli di carta igienica di cui è di certo stracolmo il suo bagno, impilati alla stregua di coils di lamierino per auto. Luca Cordero lo immagino invece rilassato in quel momento: Diabolik in una mano e l’altra a ritoccarsi i capelli davanti agli innumerevoli specchi di cui è sicuramente dotato il suo “salotto buono”, nemmanco sul trono può tollerare di essere spettinato.
Entrambi emanazioni di John Philip Jacob Elkann, imprenditore italiano, attualmente presidente della Fiat S.p.A., uno che conta; nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg presso Chantilly, Virginia, USA., i cui partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici, insomma decidono i destini del mondo, stabiliscono chi sono i buoni e i cattivi, il convegno annuale degli imprescindibili. Anche il fratello, Lapo Edvard Elkann è un manager e imprenditore italiano. L’avreste detto? La verità per favore, siete sorpresi, confidavate che almeno lui facesse l’idraulico. È amministratore e fondatore di Italia Independent Group e consulente di Ferrari. Nel 2005 fu ricoverato in gravi condizioni per abuso di cocaina dopo una notte in compagnia di un trans, fosse capitato al portinaio di un qualsiasi condominio minimo si troverebbe a contendersi una panca della sala d’aspetto della stazione. E la sorella, Ginevra Elkann? Parrebbe che la cinematografia italiana non potesse fare a meno di lei, mica come comparsa, ci mancherebbe, solo la produttrice. E quando a questi gli scappa non corrono il rischio di dover aspettare, eh no! Vivono in dimore, cosa pensavate, ai vostri bilocali con bagno unico lungo e stretto? Questi hanno le toilettes perfino nelle scuderie. Mi si potrebbe obiettare: chi ci dice non siano all’altezza. Vero! Ma quanti altri potrebbero esserlo allo stesso modo? La replica: però, in fondo, con i loro soldi ci fanno quello che vogliono. Già, non fa una piega, solo che questi industriali nati, nipoti di Gianni Agnelli, impresario con la predisposizione a privatizzare gli utili e socializzare le perdite attraverso gli aiuti di stato e la cassa integrazione sempre garantita, i cui rampolli si affidano oggi ai Marchionne e Montezemolo per spostare la produzione dove meglio gli aggrada, dunque io dico che una parte della liquidazione elargita al fighetto di Maranello, del sontuoso stipendio all’italo-canadese nonché dei privilegi tutti concessi ai Qui, Quo, Qua nostrani, ebbene una porzione di quei soldi e facilitazioni se li incamerano alla faccia nostra.
E sono anche ingrati verso coloro che hanno assoldato per fare la guardia all’esterno della banca, impegnati e vigili, nell’illusione di spartire un bel gruzzolo. Il film termina sempre allo stesso modo: i peones scalzi, sconsolati, sombrero stretto fra le mani, attendono il diradarsi della polvere. Nella fretta di montare sui purosangue di famiglia e darsi alla fuga, a volte capita di trovare a terra qualche monetina andata perduta dagli indomiti cavalieri della globalizzazione.

P. S.
Apprendo, con desolazione per lui, che Luca Cordero di Montezemolo è stato designato presidente di Alitalia Spa. Meglio che niente…

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web. Fotomontaggio eseguito dall’Autore

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