LA MANO DEGLI DÈI (da “Asso alla quinta”)

LA MANO DEGLI DÈI
(da “Asso alla quinta”)

Ero adolescente, impregnato di racconti, romanzi, cinema, sogni. Un giorno, pomeriggio d’estate, chiesi a mamma perché non avesse fatto l’attrice o la ballerina. “Ci si deve spogliare, mostrare le gambe di fronte a tutti. Non mi piace!” La stavo rivedendo… Risoluta, serena, bellissima, dolce nel troncare la mia curiosità mentre, di turno mazziere, mischiavo il mazzo al punto che quasi faceva schiuma. A volte la mente genera strani collegamenti.
“Questo è l’ultimo giro, non farò più carte. Taglia!”
Giuse: “All’altezza!”
Roditore: “Sono tanti!”
Rena: “Mi faccio una banana, ho bisogno di potassio”
Giuse: “Tu fatti gli affari tuoi, mi metto all’altezza dei resti. A te, Rena, ricordo che ci sono anche mele e pere, portale da casa le banane, questa è la terza…”
“Dai ragazzi, è tardi, asso parla. Che dice sua altezza?”
– Busso.
– Apro.
– Sì.
– Passo.
– Passo.
– Per tre.
– Me ne vado. “È rimasto qualcosa da bere?”
– Gioco.
– Sei volte!
– Va bene!
– Gioco.
– Sì!
– Vedo!
– Via! “Anche se gli hanno tagliato le orecchie da piccolo si vede lo stesso che è un asino” aggiunge fra sé e sé il Ciclope. Penso si riferisse all’avvocato, il “per tre”. Vito borbotta sempre, senza sosta mentre, con un occhio solo ipovedente, spilla la sua carta coperta a distanza ravvicinata, quasi toccandola con la punta del naso. Comunque nulla gli sfuggiva. Un maestro! E le sue sortite erano filosofia. Verità. Strali ineludibili.
“Distribuisco!
Sette su donna.
Re su dieci.
Dieci su asso.
Fante su dieci.
Un bel quattro per il mio otto. Parlano asso e dieci.”
– Trecento!
– Gioco.
– Sì!
Indossava una camicetta a fiori, i lunghi capelli neri tirati su, dietro, e trattenuti da un paio di forcine, gonna plissettata. Qualche ciocca sfuggita alla presa scendeva vezzosamente lungo il collo… “Dunque l’asso aveva bussato e su caduta di dieci esce con trecento… Mica poco… Fante e dieci sono entrati… Probabile progetto o inverosimile two back di dieci, possibile di fanti ma non l’asso sotto… Il sette e donna sono bolliti, c’è solo da sperare che il dieci e re in caduta non sia imbecille come spesso gli capita… Imprevedibili gli imbecilli, ha controrilanciato per sei… Però sta mangiando la banana…”
– Gioco.
– Anch’io.
“Signori procediamo:
Cinque su donna e sette.
Nove su dieci e re.
Sette su dieci e asso.
Tre su dieci e fante.
Re su otto e quattro.
Parla sempre l’asso”
– Ottocento!
– Passo!
– Resti! Me li gioco tutti… “Se abbandonano anche gli altri due, come dovrebbero, dopo il re ci sono donna e asso in successione… Vero come so di esistere… Del resto con caduta di 5 e 9 dovrebbe ritirarsi pure il più stoico degli stupidi… E il mangiatore di banane è distratto dalla sua preda… Bruciato! Il Pescatore Messicano ed il Ciclope saranno imbattibili per l’eternità. Dopo di loro “io” poi… Vuoto.”
– Me ne vado.
– Chiudo.
– Gioco! Eccoli!
“Tutto come previsto…”
– “Servo:
Donna su sette, dieci e asso…
Quello con regina esposta, il “per tre” ha un moto di stizza. Sciocco! Non sa che esser passato è stata la sua fortuna…
Asso su re, quattro e otto”
In un baleno giro la mia carta:
“Due assi con re. Mi dispiace, il piatto è mio.” E mentre raccolgo quella montagna di soldi Giuse scopre il suo asso sbattendolo sul tavolo, si alza come avesse una molla sotto il sedere, è furibondo, accende la sigaretta dimenticandosi di averne una fumante nel posacenere.
“E poi mi vieni a dire che la fortuna non conta!”
Gli tremano le mani, gira da una parte all’altra del salone alla maniera di un moscone impazzito, cammina finanche sulle pareti…
“Conta, conta…” bisbiglio piano.
“Hai culo! Ecco la verità. Mi hai fatto resti andando a cercare il quarto asso, ed io ne avevo due su due… Da manicomio! Non dirmi più che sei il migliore, hai una sorte sfacciata…”
“Ero convinto che tu passassi, non pensavo fossi pieno come un uovo” replico a testa bassa mentendo spudoratamente… Intanto riordino assegni e banconote…
“Ma che ca..o stai dicendo? Ragazzi avete visto anche voi… State tutti zitti?”
“Effettivamente ho avuto un pizzico di fortuna…” Mi azzardo a concedergli.
“Un pizzico? Mi vuoi anche prendere per i fondelli? Roba da non credere…”
Rena: “Beh! Signori, si è fatto tardi, sono quasi le quattro, direi di concludere qui se siete d’accordo… Domani… Ehm! Stamattina alle sette devo aprire… Giuse! Ti consiglierei di mangiare più banane, sei a corto di potassio…” E giù una risata collettiva, complice, solidale, zingara… Tutti stavano scoppiando, io ero viola dal trattenermi, non potevo provocare oltre l’avversario, mi lacrimavano gli occhi dallo sforzo…
Intanto nella coltre di fumo alcuni cominciano ad indossare giacche e cappotti, c’è chi va in bagno, altri spiluccano rimasugli, Giuse si guarda intorno smarrito, vorrebbe trattenerci fino all’alba, non si rassegna. Le regole si rispettano.
“Dov’è?” gli domando.
“Stesa sul divano, dorme!”
Mi alzo, la sveglio delicatamente con una carezza… Prendo la sua mano, sbadiglia con grazia, la aiuto ad indossare il piumino, ci avviamo verso la porta accompagnati dalla voce di Giuse:
“A venerdì, stessa ora… Che fortuna hai avuto! Almeno te ne rendi conto o no?”
“Si grande Giuse, non sono scemo… Fa parte del gioco” ed arrivati all’ascensore, rivolgendomi a lei…
“Amore! Hai mai pensato di fare l’attrice o la ballerina?”

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza: Francesco Tabacchi, “realismo magico”, olio su tavola, collezione Mauro Giovanelli

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