ORAZIONE NOTTURNA

ORAZIONE NOTTURNA

Notte! Sii confortevole rifugio,
mucosa ospitale, utero, placenta…
Mai matrigna. Ti prego.
Fammi sentire paguro
cui è gradito il guscio usurpato,
lì troverò forza, calore, amore, pace, protezione.
Considerami uovo di cuculo
deposto in nido parassitato
di una specie simile al mio meditare
che mai una sola volta ha esitato
nel concedere cibo, carezze, comprensione.
Notte! Non punirmi per averti usata,
abusato della tua oscurità
in straordinari, illimitati amori.
In crudeli sedute ai tavoli
di fetide e affascinanti bische
dove conoscenza ho cercato.
Per questo dei prestigiosi privè
fra lussuosi banconi
mi sono spesso inoltrato,
esplorare presente, futuro e passato
nei miei simili non ritengo sia disdicevole
e lì bastava una sola carta,
una fottuta, maledetta carta,
figure e dieci inservibili una volta chiamata,
il miserabile asso, il due, tre… Agognati!
Dipende fin quanto ho osato.
Notte! Non essere adirata
per aver consumato le tue ore
in conversazioni amicali
dove si inseguivano sogni
adesso grezza realtà.
Allora di ciò avevo bisogno,
estrema necessità.
Notte! Non volermene
se sempre ho considerato tempo perduto
la pacata sosta che ti spettava di diritto,
sii comprensiva, usa la tua magia,
in fondo ci siamo confidati
facendoci grande compagnia,
fianco a fianco, abbiamo vissuto,
e quando furtivamente,
con flebile preavviso scivolavi via,
lasciandomi solo a fumare l’ultima sigaretta,
fare pipì nell’angolo buio, nascosto
mentre allento il nodo della cravatta
diventato molesto,
accarezzare il gatto randagio,
cui riferivo impressioni sull’esistere,
confrontarmi con il barbone,
l’accattone, l’ubriaco perso,
irradiati dai primi gelidi raggi,
mai ti ho rimproverato,
giungeva l’alba a enunciare l’abbandono,
tempo scaduto, e di ricordi è stracolmo
l’ambito piatto al centro del panno verde.
Notte! Se può esserti di conforto
devo dirti che quando vieni a trovarmi
avverto senso di vuoto, finito,
quasi che nulla io abbia compreso,
stravolgi le mie certezze,
cancelli ogni memoria,
quanto meno ne deformi l’immagine.
Notte! Ho registrato ogni filo smarrito,
tracce indelebili che nel tuo esatto viaggiare
hai dimenticato nei miei dirupi cerebrali.
Ho continuato ad inseguirli, che credi!
Freneticamente, senza sosta, con tenacia,
ossessione, passione, allora…
Ho trovato il punto da cui dipartono e,
per contrapposizione, dove si congiungono,
dove c’è lei, aperta come ospitale nicchia,
madre, amante, sorella, femmina senza confini,
donna ideale da millenni inseguita.
Adesso non devo temere soste del pensare,
è sufficiente entrare in te, amore,
estirpare il dolore che porti dentro,
solo così il mio piacere sarà completo,
mi manchi come il mare, madre
e non padre che è il Cielo cobalto.
Noi siamo figli loro:
Terra.
Ciò è poesia? Follia?
Notte! Ha rilevanza?

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagini in evidenza: Tavole VIII e IX della straordinaria opera unica di FULVIO LEONCINI dal titolo “DI SOLE OMBRE” – Inimmaginabile tomo dimensioni cm. 35 x 27, manoscritto, dipinto, concepito, creato, generato da Lui stesso.

RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Responses

  1. Alberti Rosaria ha detto:

    Molto intenso il tuo scritto, come sempre! Complimenti sinceri.

    • mauro.giovanelli ha detto:

      Rispondo in ritardo cara Rosaria per dirti che sono molto gratificato dei tuoi commenti. Penso tu sia una persona sensibile e speciale.

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