UOMINI E DONNE CHE ODIANO DONNE E UOMINI (dagli al diverso!)

UOMINI E DONNE CHE ODIANO DONNE E UOMINI
(dagli al diverso!)

I contrari di razzista, aggettivo, e razzismo, sostantivo, sono tollerante e tolleranza. Il problema è l’assenza di vocaboli che definiscano una persona che non si accorga delle differenze di colore della pelle degli esseri umani o delle loro tendenze sessuali, la fede che coltivano, ecc. Neppure le Costituzioni dei vari Paesi, anche i più liberali, possono esimersi dal non considerare certi aspetti, ignorarli del tutto, riferirsi solo a persone e cittadini, al contrario devono rimarcarli tutti puntualmente. Per cui i due termini non sono appropriati poiché evidenziano contesti considerati “diversi” che invece da molti vengono bellamente ignorati, non abitano proprio nella loro mente. Strano vero? Razzista e razzismo sono parole chiare, inequivocabili mentre i relativi opposti non esistono.
Voglio pertanto confermare di non essere tollerante, tantomeno razzista, neppure indulgente bensì un tizio qualunque che identifica il prossimo nell’intera umanità della quale ciascun componente ha il diritto di esercitare i propri istinti e ricercare la libertà nel rispetto delle esigenze di tutti. Il resto non mi riguarda, non lo percepisco.
Ovviamente però non sono perfetto, in quanto provo una certa antipatia verso coloro che si dimostrano inclini alla discriminazione, forse non li capisco, non riesco a comprendere cosa gli interessi di come agiscano i loro simili, ciò che fanno, i gusti sessuali o altro ancora. Tali individui hanno coniato il lemma adeguato, che usano “ad abundantiam”, per definire spregiativamente i soggetti che la pensano come il sottoscritto, cioè “buonista”. Questo termine è diventato offensivo e nessuno ha mai pensato di replicare con il suo contrario “cattivista”… già, ci sono arrivato in questo istante, non ci avevo pensato, forse esiste già: “fascista”. I grandi pensatori però… “È la tolleranza che crea i ghetti, perché è attraverso la tolleranza che i diversi possono uscire alla luce, a patto però di essere e restare minoranza, accettata ma individuata e circoscritta. La tolleranza è l’aspetto più atroce della falsa democrazia. Ti dirò che è addirittura molto più umiliante essere tollerati che essere proibiti e che la permissività è la peggiore delle forme di repressione. Pier Paolo Pasolini e “Viviamo in un’epoca dove le cose superflue sono le nostre uniche necessità. Oscar Wilde

Mauro Giovanelli – Genova
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L’articolo “UOMINI E DONNE CHE ODIANO DONNE E UOMINI” è stato pubblicato il 17 giugno 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it

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QUANDO LA MEMORIA HA IL COLORE, ILSAPORE E IL PROFUMO DEL VINO (Scuola ENOLOGICA Conegliano e RADUNO ALPINI nel TRIVENETO – 2015)

QUANDO LA MEMORIA HA IL COLORE, ILSAPORE E IL PROFUMO DEL VINO
(Scuola ENOLOGICA Conegliano e RADUNO ALPINI nel TRIVENETO – 2015)

Peccato davvero! Viviamo nel Paese più bello e ricco del Pianeta, deteniamo l’80% del patrimonio artistico del Mondo, le coste, i monti e le superbe valli fanno invidia a chiunque metta piede nel nostro territorio, la cucina è incomparabile così come i prodotti locali, unici per caratteristiche e peculiarità. Ci sono persone appassionate al loro lavoro, curano con passione il tesoro che la natura gli ha affidato, lo insegnano per trasmetterlo alle generazioni future, come i professionisti che hanno accolto il mio amico Mario Arpaia e che desidero ringraziare anch’io pur non avendo avuto il piacere di conoscerli, se non altro per il fatto di come si percepisca quanto sia spontanea la loro dedizione all’impresa vitivinicola. Ciò mi riconcilia con la nostra gente e mi fa sperare nel riscatto dell’Italia.
Ho pure sfogliato lentamente le fotografie del carissimo amico Mario Arpaia, Presidente di “Memoria Condivisa”, del raduno Alpini nel Triveneto, le ho gustate una per una, come se stessi passeggiando fra di loro, gli Alpini, il cui incontro è uno degli avvenimenti che più mi emozionano per il semplice fatto che in quei giorni le repellenti qualità e i difetti insopportabili degli uomini vengono annullati, non esistono più e solo gli Alpini sono in grado di compiere questo miracolo, sempre. Ho partecipato a due di questi avvenimenti ma sono dovuti venire nella mia Genova per trascinarmi nelle loro tende, farmi sentire amico e fratello, ricevere solidarietà e avvertire l’affetto che in pochi istanti trasmettono al nuovo arrivato.
La prossima volta andrò io a trovarli. E sai che sono sentimenti veri, non esistono ipocrisia e menzogna nel loro essere uomini. Mai ho avvertito un senso di protezione come quando sono stato in mezzo agli Alpini. È bello sentirsi protetti, sicuri, potrei dire amati perché nell’istante che ti invitano, anzi reclamano la tua presenza, e ti introduci nel loro modo di intendere la vita in comune diventi parte del “corpo degli alpini” quindi fratello, il minore perciò quello più coccolato. Sono persone che amano, vivono, pensano con naturalezza, senza falsi scopi se non quello di dare aiuto, fratellanza, e con la stessa naturalezza muoiono come ci è stato raccontato da Guido Bedeschi in “Centomila gavette di ghiaccio”. Con il vostro permesso, l’aiuto della memoria (libro che ho letto e riletto in gioventù) e di internet riassumo brevemente la parte che ebbero gli Alpini nell’ultima guerra. La storia di un piccolo reparto alpino (la batteria Ventisei) della mitica Julia si fonde con quella dell’intero corpo di spedizione impegnato nella campagna di Russia. Gli Alpini, convinti di andare a fare la guerra sulle montagne del Caucaso, si ritrovarono invece a dover affrontare i russi sulla pianura del fiume Don (odierna Ucraina), muli contro autoblindo, piccoli cannoni di montagna contro carri armati. Pur in condizioni sfavorevoli e con un nemico nettamente superiore si coprirono di gloria (tanto che i russi stessi dichiararono in un comunicato che “Soltanto il Corpo d’Armata Alpino italiano deve considerarsi imbattuto sul suolo di Russia”). Ma la linea cedette su tutti gli altri punti e, per non finire accerchiati, gli Alpini dovettero volgere le spalle al fronte e ripiegare. Ebbe così inizio una marcia tragica e terribile per la salvezza, in centomila partirono (italiani, tedeschi, romeni, ungheresi), poche decina di migliaia tornarono. Nell’inverno 1942-1943 dopo 45 giorni di “disperata vita guadagnata ora per ora strappandola al gelo”, 15 giorni di accerchiamento, 11 combattimenti furiosi, 700 km. percorsi a piedi nella neve, i soldati poterono avere un breve riposo tranquillo e solo dopo altri 500 km. di marcia in 25 giorni gustarono la salvezza. Il punto di vista è quello dei soldati, spostati di qua e di là senza capirne il senso, abbandonati, sottoposti a prove tremende, forse neppure immaginabili, ma disperatamente e forsennatamente attaccati alla vita. La ritirata in poco tempo si trasformò in tragedia epica, ben presto senza scarpe, con piedi e mani congelati, temperature che sfioravano i 50 gradi sottozero, costretti a camminare tra la neve alta, senza nulla da mangiare per giorni e giorni, con pochissime residue munizioni, continuamente braccati dai russi e costretti ad aprirsi la strada combattendo, solo un disperato istinto di conservazione e una grande forza morale li tenevano in vita. Romanzo corale dove i soldati russi appaiono solo nello sfondo, contro di loro nessun odio (stranamente, i pochi episodi di barbarie e disumanità vedono protagonisti soltanto soldati tedeschi).
Ho contemplato il servizio fotografico del caro amico Mario, rivisto volti sinceri, allegri, con tanta gioia di vivere per sé e per gli altri, mi sono gustato scorci di una Conegliano stupenda dove ho vissuto momenti indimenticabili integrato perfettamente con la gente del posto come fossi un loro parente. Belle persone, davvero, ospitali, generose, buone. Un saluto particolare a Conegliano e i suoi abitanti.
Viva gli Alpini, il Veneto, la vita e l’Italia che vorremmo!

Mauro Giovanelli – Genova
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L’articolo “QUANDO LA MEMORIA HA IL COLORE, ILSAPORE E IL PROFUMO DEL VINO (Scuola ENOLOGICA Conegliano e RADUNO ALPINI nel TRIVENETO – 2015)” è stato pubblicato il 18 giugno 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it

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LA GRANDE BELLEZZA DELL’INTERVISTA (giornalisti, pennivendoli e Mr. Signorsì)

LA GRANDE BELLEZZA DELL’INTERVISTA
(giornalisti, pennivendoli e Mr. Signorsì)

In una scena del film “La grande bellezza” lo scrittore giornalista Jep Gambardella (Toni Servillo) intervista Talia Concept (Anita Kravos) dopo che la body-artista ha eseguito la sua performance ossia aver terminato, nuda ma con la testa avvolta da bende, la sua lunga rincorsa dando una craniata pazzesca nel pilastro dell’antico acquedotto romano. Eccola:
– “Cosa legge lei?”
– “Non ho bisogno di leggere, vivo di vibrazioni, spesso di natura extrasensoriale.”
– “Abbandonando per un attimo l’extrasensoriale, cosa intende per vibrazioni?”
– “Come si fa a spiegare con la volgarità della parola la poesia della vibrazione?”
– “Non saprei. Ci provi.”
– “Io sono un’artista. Non ho bisogno di spiegare un cazzo.”
– “Bene allora scrivo che sostiene di vivere di vibrazioni ma non sa cosa siano.”
– “Un momento, cazzo, io non ho detto che non so cosa siano.”
– “Bene, allora cosa è la vibrazione?”
– “Comincia a non piacermi questa intervista. Percepisco da parte sua una conflittualità.”
– “La conflittualità come vibrazione?”
– “La conflittualità come rottura di coglioni. Perché non si calma e si sintonizza sulla mia frequenza poetica?”
– “Ha ragione.”
– “Bravo.”
– “Grazie.”
– “Parliamo dei maltrattamenti che ho subito dal fidanzato di mia madre.”
– “No. Prima voglio sapere cosa è una vibrazione.”
– “È il mio radar per intercettare il mondo.”
– “Vale a dire?”
– “Lei mi ha rotto i coglioni. È un provocatore.”
– “La provocatrice non sopporta il provocatore. Si chiama fascismo.”
– “Io fascista? Vaffanculo. Senta, siamo partiti male. Talia Concept ci tiene all’intervista con il suo giornale. Ha tanti lettori. Ma lei è prevenuto. Perché non la lascia parlare del suo fidanzato con il quale fa l’amore undici volte al giorno e che è un’artista concettuale mica da poco? Rielabora palloni da basket con i coriandoli, un’idea sensazionale.”
– “Senta Talia Concept dice cose di cui ignora il significato. Io di lei, finora, ho solo fuffa non pubblicabile. Se pensa che io mi lasci abbindolare da cose tipo: «Sono un’artista e non ho bisogno di spiegare» è fuori strada. Il nostro giornale ha uno zoccolo duro di pubblico colto che non vuole essere preso in giro. Io lavoro per lo zoccolo.”
– “Ma allora mi lasci parlare del mio accidentato, sofferto, ma indispensabile percorso d’artista.”
– “Indispensabile a chi? Santo cielo, signora, cosa è una vibrazione?”
E Talia scoppia in lacrime e urla:
– “Non lo so cazzo! Non lo so cosa è una vibrazione. Sei un ossessivo del cazzo, Gambardella. Parlerò con la tua direttrice e le dirò di mandarmi un altro cazzo di giornalista, di statura più elevata della tua.”
– “Una preghiera. Quando parlerà con la direttrice, abbia tatto con il concetto di statura. Sa, la direttrice è nana. Ha tanto sofferto per questa caratteristica.”
Per quanto mi risulta l’unico giornalista di questo Paese che durante un’intervista abbia posto una domanda al nostro Primo Ministro Renzi Matteo sugli stratosferici, ignobili e vergognosi stipendi dei politici, sia stato l’inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo.
Infatti intorno alle ore 23 e 30 circa del 13 marzo 2014, durante la trasmissione “Porta a Porta”, al suono del campanello, da sempre simbolo, oltre i plastici, del talk show di Bruno Vespa, entrò Aldo Cazzullo, che sparò al Matteo nazionale tre domande in merito alle quali chiese altrettante precise risposte. Con voce flebile, quasi inudibile, espressione timorosa come quella di un bambino che sta per affrontare il suo primo esame, il Cazzullo formulò i suoi quesiti.
Ecco come si sviluppò l’incontro con il nostro Presidente del Consiglio:
– “Io vorrei farle tre domande su altrettanti argomenti.”
– “Dica pure.”
– “Se potesse riferirci qualcosa sulle prossime nomine ai vertici delle cinque grandi aziende di Stato, quale è la sua opinione circa l’ipotesi di riduzione degli stipendi dei parlamentari e infine come intende proporsi con l’Europa e la Merkel alla luce dei nuovi obiettivi da lei appena elencati.”
– “Benissimo! Vengo subito a quest’ultima che è la più complicata.”
In un susseguirsi di acrobazie verbali, celie, convivialità, sorrisi, ammiccamenti, circa i futuri rapporti con la UE ebbi il piacere di scoprire che siamo i più importanti del vecchio continente. Proseguendo sulle nomine di Enel, Poste, RAI, ENI e Finmeccanica constatai come in concreto la nostra Guida scout non avesse esposto alcunché e così concludendo scese un silenzio tombale rotto dal cronista che a fil di voce, timidamente, gli ricordò di non essersi ancora pronunciato su un terzo argomento. A questo punto, con un colpo di reni eccezionale, effettuando una piroetta mentale davvero stupefacente il Capo del Governo così ebbe a pontificare:
– “Circa gli stipendi dei parlamentari non è importante quanto guadagnano ma quello che fanno.”
Seguì un brevissimo momento di confusione, partecipe attivo il conduttore, nel corso del quale al saltimbanco venne predisposta la via di fuga, da lui imboccata alla maniera di Arsenio Lupin inseguito dall’ispettore Zenigata. perciò si lanciò a spiegare cosa avrebbero dovuto fare questi fenomeni che gestiscono la “Cosa Pubblica”. Tutto qui. Non ricordo se il Cazzullo venne ancora inquadrato, forse per pochi secondi che misero in evidenza il suo viso sudato e lo sguardo soddisfatto di chi prende coscienza esser riuscito a superare un test.
Io lavoro molto di fantasia, forse perché cerco di rifiutare la triste realtà che stiamo vivendo da decenni con certa gente al potere, ma voglio provare ad immaginarmi se l’intervista avvenisse oggi e al posto del Cazzullo ci fosse un Jep Gambardella:
– “Come intende porre mano al problema della riduzione degli stipendi dei politici italiani, che sono i più alti del Mondo e i secondi in graduatoria guadagnano la metà di voi?”
– “Circa gli stipendi dei parlamentari non è importante quanto guadagnano ma quello che fanno.”
– “Abbandonando per un attimo ciò che voi state facendo, come intende porre mano al problema della riduzione degli stipendi dei politici italiani cosa, tra l’altro, che lei aveva messo sul tappeto durante la campagna elettorale per le primarie?”
– “Come si fa a spiegare in poche parole la soluzione di un problema che si trascina da molti lustri?”
– “Non saprei. Ci provi, con quello che guadagna non dovrebbe avere difficoltà ad esprimersi in tal senso. È stato così loquace tutta la sera.”
– “Io sono il Capo del Governo. Non ho bisogno di spiegare un cazzo.”
– “Bene, allora scriverò in prima pagina che lei, dipendente dello Stato e rappresentante dei cittadini, sostiene di non sentire il bisogno di spiegare alcunché a chicchessia.”
– “Un momento, cazzo, io non ho detto proprio questo.”
– “A me è parso di sì. Comunque bene, allora come intende porre mano al problema della riduzione degli stipendi dei politici italiani?”
– “Comincia a non piacermi questa intervista. Percepisco da parte sua una certa conflittualità e non capisco perché il conduttore non intervenga a porre fine a questo strazio. Parliamo delle riforme che abbiamo in programma, dell’ottima squadra che ho messo in campo per risolvere le tante anomalie di questa nostra Italia.”
– “No. Prima voglio sapere come intende porre mano al problema della riduzione degli stipendi dei politici italiani. Mi pare che questa sia la prima delle anomalie cui lei si riferisce.”
– “Lo stipendio è una gratificazione che dà gli stimoli necessari ad intercettare i problemi non solo italiani ma anche Europei e mondiali.”
– “Vale a dire?”
– “Lei mi ha rotto i coglioni. È un gufo.”
– “Il Capo del Governo non sopporta le domande scomode. Si chiama fascismo.”
– “Io fascista? Vaffanculo. Senta, siamo partiti male. Renzi Matteo ci tiene a mantenere buoni rapporti con il suo giornale, ha tanti lettori. Ma lei è prevenuto. Perché non lo lascia parlare della sua infanzia, l’esperienza nell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, la sua partecipazione al programma televisivo «La ruota della fortuna», vincendo ben 48 milioni di lire, la scuola, i primi approcci con il mondo della politica, i suoi trascorsi come segretario provinciale nel Partito Popolare Italiano, poi ne La Margherita, ancora Presidente della Provincia di Firenze infine Sindaco di Firenze. Una carriera sensazionale.”
– “Ascolti Renzi Matteo, dice cose che tutti conoscono. Io di lei, finora, ho solo fuffa non pubblicabile. Se pensa che io mi lasci abbindolare da frasi tipo: «Sono un politico geniale e non ho bisogno di spiegare» è fuori strada. Il nostro giornale ha uno zoccolo duro di pubblico colto che non vuole essere preso in giro. Io lavoro per lo zoccolo.”
– “Ma allora mi lasci parlare del fatto che sono il Capo di Governo più giovane della storia d’Italia, della mia indispensabile corsa al potere.”
– “Indispensabile a chi? Santo cielo, come intende porre mano al problema della riduzione degli stipendi dei politici italiani?”
E Matteo ha un moto di stizza, guarda Vespa ma questi ha le antenne basse, allora alza la voce:
– “Non lo so cazzo! Non so cosa risponderle, il problema è delicatissimo. Lei Gambardella è un ossessivo del cazzo. Parlerò con il suo direttore e gli dirò di mandarmi un altro cazzo di giornalista, di apertura mentale più ampia della sua.”
– “Un’informazione e una preghiera. Tenga presente che il nuovo direttore della mia testata è Luciano Fontana subentrato a Ferruccio De Bortoli. Quando gli parlerà abbia tatto con il concetto di apertura mentale. Come lei ben saprà questi capovolgimenti alla dirigenza di un quotidiano così importante hanno diversi risvolti non ultimo la carenza di apertura mentale di alcuni collaboratori, come nel vostro mondo, quindi la necessità di rinnovarsi. Sta già tanto soffrendo per risolvere questo primo problema, purtroppo il mercato dell’informazione è diventato quello che è.”
A questo punto mi è venuto in mente un bellissimo film del 1970, “L’impossibilità di essere normale” diretto e prodotto da Richard Rush e appartenente al filone delle opere sulla contestazione studentesca. È contemporaneo del più celebre “Fragole e sangue” di Stuart Hagmann, pellicole che non passano mai sui nostri teleschermi. Vi si narra del trentenne Harry Bailey (Elliott Gould) che dopo essersi dedicato con passione e per alcuni anni all’impegno politico, ormai piuttosto disilluso si allontana dal movimento studentesco e torna a studiare all’università per diventare insegnante, l’unico modo di entrare a far parte del sistema senza venir meno alle proprie convinzioni e trasmettere, se non la verità, almeno il desiderio di ricercarla.
La grande bellezza degli ideali è finita da un bel pezzo. Ritornerà?

Mauro Giovanelli – Genova
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I PROFANATORI DEL “PALAZZO”

I PROFANATORI DEL “PALAZZO”

Se vivessimo in un Paese normale, quantomeno dal punto di vista dell’informazione, che non è proprio un optional al fine di condizionare il consenso o meno dei cittadini, in tutti i giornali le manchette o manichette, cioè quegli spazi che nei quotidiani stanno ai lati della testata e che normalmente riportano la pubblicità, avrebbero una dicitura del tipo:
In Italia abbiamo i politici più pagati del Pianeta e i secondi in graduatoria guadagnano la metà. Il Quirinale costa più di ogni altro Palazzo di un qualsiasi Capo di Stato, comprese le monarchie e le dittature.
Ecco! Questo semplice messaggio trasmesso quotidianamente ai lettori, di qualsiasi tendenza politica, li indurrebbe a riflettere su un aspetto che a mio avviso è il vero cancro da estirpare da cui discendono le metastasi di un sistema ormai decomposto. Forse porterebbe anche a un minimo di convergenza di pensiero in una nazione nata circa 150 anni fa da divisioni territoriali e campanilistiche culminate oggi in un guazzabuglio di partiti, correnti, movimenti, gruppi misti, aggregazioni, dissidenti, ecc. che il labirinto costruito dall’architetto Dedalo è un monolocale al confronto degli attuali schieramenti. “Dīvide et īmpera”, dal latino letteralmente “dividi e comanda”, è una espressione secondo la quale il migliore espediente di un’autorità qualsiasi per controllare e governare la comunità è scomporla, provocando contrasti e fomentando discordie.
La “cosa pubblica”, dalla locuzione latina “res publica”, designa l’insieme dei possedimenti, dei diritti e degli interessi del Popolo e dello Stato. Per comprenderne il concetto è utile riprendere la definizione data da Marco Tullio Cicerone nel suo trattato di filosofia politica “de re publica[I, 25, 39] che recita:
La res publica è cosa del popolo che non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e per la tutela del proprio interesse”. Sarebbe oggi evidente perfino a un bambino delle elementari che in Italia i deputati a tale compito, eletti o no, sono per la gran parte mercenari di lusso. Che cosa ci si potrebbe aspettare? Che lottino per un ideale? La solidarietà? La scuola? La difesa dei deboli? I migranti? I terremoti? Le esondazioni? Gli emarginati? E questi soggetti sono davvero tanti! Basti pensare che gli elementi costitutivi dello Stato, ossia il Parlamento, le 20 Regioni, le 110 Province, gli 8.047 Comuni e le 10 città metropolitane inglobano una quantità enorme di addetti, dal Presidente della Repubblica all’ultimo passacarte senza considerare l’indotto che ruota intorno a questi centri di potere.
Tornando all’ipotesi iniziale dei messaggi da diffondere esiste tra l’altro un precedente. Infatti lo Stato ha decretato venissero applicate scritte dissuasive sulle confezioni dei tabacchi per diminuirne il consumo anche se è lo stesso che produce e specula sul medesimo prodotto, ovvero guadagna su qualcosa che per sua stessa ammissione danneggia la salute dei cittadini. Non potrebbe imporre per legge sui mezzi di informazione, televisione compresa, la divulgazione sistematica di poche righe che informino la gente dei costi della politica nonché degli sperperi dovuti ad una dilagante corruzione? In fondo, anche se in modo diverso, direi più subdolo, la dissipazione del denaro pubblico e la concentrazione della ricchezza in un numero ristretto di persone non comporta danni fisici e mentali alla parte che ne viene deprivata? Ad esempio, tanto per iniziare, basterebbe scrivere: “Gli alti costi della politica e la corruzione uccidono”, oppure “I costi esagerati della politica e la corruzione danneggiano gravemente te e chi ti sta intorno”, ancora “Gli eccessivi costi della politica e la corruzione indirettamente depauperano te e i tuoi famigliari dell’assistenza medica e dei servizi”, ecc.
Potrebbe però sorgere un problema, ovvero decisioni di questo tipo comporterebbero un danno a chi le dovesse promulgare cioè scomparsa della pignatta piena d’oro che i custodi della cosa pubblica avevano trovato alla fine dell’arcobaleno e sottratta nottetempo.
È decisamente un bel dilemma! Difficile uscirne a meno che non intervengano forze esterne al “Palazzo”. I giornalisti sono da escludere e loro potrebbero fare molto, il Parlamento Europeo è soddisfatto solo quando si riescono a diminuire le pensioni e tagliare i costi in generale. Organi di rilievo costituzionale tipo la Corte dei Conti o che altro non ne avrebbero la giurisdizione, mi pare abbia solo funzioni in materia fiscale.
Allora chi? Forse la Chiesa, che in questo Paese ha sempre avuto grande influenza sulla politica, potrebbe dare un segnale di speranza oggi che in Papa Francesco, uomo di grande fede, si è individuata una personalità forte e determinata nel cercare di ricondurre i cattolici alla Parola di Cristo. Sarebbe forse disdicevole che nelle tante omelie venisse toccato questo tema? Non è stato Gesù che nel Tempio ha buttato all’aria i banchetti dei mercanti e gentili? Cito dai Vangeli sinottici: “Poi entrato nel tempio, cominciò a cacciare quelli che in esso vendevano, [46] dicendo loro: Egli è scritto: La mia casa sarà una casa d’adorazione, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladroni… [Luca 19, 45], “Ed insegnava, dicendo loro… La mia casa sarà chiamata casa d’adorazione per tutte le genti… [Marco 11, 17]. È pur vero che il gesto di ribellione avvenne dove era concentrato il potere spirituale ma le sue ripercussioni investirono anche i palazzi di Erode, re della Giudea, e del governatore romano Ponzio Pilato ma, cosa più importante, si insinuarono pure nelle menti e nei cuori del popolo.
Sono però certo che nel caso si aprisse una breccia in questa inespugnabile fortezza comincerebbe a circolare la voce che sarebbe impossibile intraprendere un’azione avverso gli stipendi e i particolari benefici e privilegi di chi ci governa, per il semplice fatto che si correrebbe il rischio di promuovere una nuova crisi con gli gnomi e gli elfi celtici, coloro che custodivano la pignatta d’oro, ormai da decenni tristemente rassegnati di questa perdita, e restituendogliela verrebbero a sapere chi erano i colpevoli, i ladri. Potrebbero incazzarsi di brutto e per contrastarli il nostro Governo sarebbe costretto ad ordinare altri F35 e alzare di molto le tasse, indire nuovi appalti per approntare le necessarie difese del nostro territorio e dei cittadini.
Non bisogna toccare gl’idoli: la doratura ci rimane sulle dita.(Gustave Flaubert)

Mauro Giovanelli – Genova
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UN’AMICA NAPOLETANA: Lucia Genito – “POTREBBE UN BATTITO DI CIGLIA…”

UN’AMICA NAPOLETANA
Lucia Genito
“POTREBBE UN BATTITO DI CIGLIA…”

“Potrebbe il battito d’ali di una farfalla
nel golfo del Tonchino
scatenare un uragano a New York?” (1)
Da anni i migliori scienziati del mondo
stanno cercando una risposta a questa domanda
studiando i diagrammi generati dagli attrattori di Lorenz.
Che stolti! A me è bastato accendere il cellulare,
collegarmi a facebook e veder apparire sul display
un volto femminile non comune,
con qualcosa che ti fa dimenticare
i tuoi progetti immediati,
dove stavi andando e perché,
ti blocchi ad osservare il sorriso aperto, spontaneo,
i capelli che fluiscono sulle spalle,
come fossero diramazioni di un fiume d’oro
che per superare l’ostacolo dell’ovale compiuto
si fanno cascate,
cornici a un paio di occhi trasformati in pepite
con inclusioni di lapislazzuli
che la corrente ha trascinato con sé per abbandonarli,
incastonarli proprio lì, al posto giusto,
talmente espressivi e sinceri,
con riverberi che indicano la strada dell’amicizia, l’amore,
da lasciare l’osservatore incantato, come si trovasse
tra la provincia argentina di Misiones
e lo Stato brasiliano del Paraná,
di fronte alle cateratte dell’Iguazú.
Il naso greco è il simbolo della bellezza
che fa scivolare lo sguardo sulle labbra, vere, perfette,
a rappresentare il varco che conduce dietro le cascate,
all’interno di grotte misteriose
dove si nascondono antichissimi tesori
lasciati dai pirati di tempi lontani.
Sì, ho scoperto che il battito d’ali di una farfalla
nel golfo del Tonchino
potrebbe scatenare un uragano a New York…
anche un battito di ciglia.

Mauro Giovanelli – Genova
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Immagine in evidenza: Lucia Genito per sua gentile concessione

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(1) Alan Turing in un saggio del 1950, “Macchine calcolatrici ed intelligenza”, anticipava questo concetto: “A conti fatti perciò una singola azione potrebbe determinare imprevedibilmente il futuro: nella metafora della farfalla si immagina che un semplice movimento di molecole d’aria generato dal battito d’ali dell’insetto possa causare una catena di movimenti di altre molecole fino a scatenare un uragano a grande distanza. Edward Lorenz fu il primo ad analizzare l’effetto farfalla in uno scritto del 1963 preparato per la New York Academy of Sciences. Secondo tale documento, “Un meteorologo fece notare che se le teorie fossero corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre”. In seguito Lorenz usò la più poetica farfalla, forse ispirato dal diagramma generato dagli attrattori di Lorenz, che somigliano proprio a tale insetto, o forse influenzato dai precedenti letterari (anche se mancano prove a supporto). “Può il batter d’ali di una farfalla nel golfo del Tonchino provocare un uragano a New York?” fu il titolo di una conferenza tenuta da Lorenz nel 1972.

LA SFERA DI CRISTALLO

LA SFERA DI CRISTALLO

La civiltà e il “progresso”  hanno portato l’uomo ad essere l’unico animale individualista ed accentratore. L’aggregazione ingannatrice che si è dato è una falsa interazione sociale fra singoli soggetti poiché la propria sopravvivenza è subordinata a regole di vita tali da imporgli la sopraffazione su tutti gli esseri viventi, compresi i suoi simili.
Essendo antropofago, onnivoro, granivoro, insettivoro, produttore di rifiuti contaminanti, deturpatore dell’ambiente, estraneo al ciclo della natura, per nulla trasformatore (irrilevante il suo marginale contributo) tanto meno decompositóre, è pure in perfetto disequilibrio con l’ecosistema quindi propenso alla graduale distruzione dell’habitat.
È intelligente, secondo i suoi parametri, ma insensato in relazione alle leggi che regolano il Cosmo. Anche in questo aveva ragione Albert Einstein “Ci sono due cose infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo all’Universo ho ancora dei dubbi...”,

Mauro Giovanelli – Genova
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La “SFERA DI CRISTALLO” è stata pubblicata il 23 gennaio 2016 sul sito www.memoriacondivisa.it nell’ambito della presentazione della “GIORNATA IN RICORDO DELLE VITTIME DELLE CALAMITÀ NATURALI, DEI DISASTRI AMBIENTALI E INDUSTRIALI” del 30 gennaio 2016 – “L’Universo e la stupidità umana” IL CONVEGNO HA IL “PATROCINIO” DELLA PRESIDENZA DEL SENATO, DEL COMUNE DI CONEGLIANO E DELLA REGIONE PUGLIA

Immagine in evidenza ricavata dal web – Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935, litografia

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PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “OMBRE BIANCHE” di Frank Ovuonmen Edosa a cura di Mauro Giovanelli

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “OMBRE BIANCHE”
di Frank Ovuonmen Edosa
a cura di Mauro Giovanelli

Romanzo autobiografico che trasporta il lettore in una dimensione sconosciuta ai più senza che questi se ne accorga, forse neppure realizza trattarsi di un racconto tanto viene catturato dalla vicenda umana che fa sua.
È uno di quei libri che dalle prime pagine, direi il capoverso iniziale, invoglia a proseguire, quasi ti prende per mano “vieni con me ti faccio vedere una cosa”. Tu ti lasci trasportare aspettandoti che da un momento all’altro debba succedere chissà che, e solo quando arrivi alla fine ti rendi conto che il “cruento” non è in un episodio specifico ma nell’insieme di tutta la storia, nel “Sistema” con la S maiuscola. “In cauda venenum” cioè “Il veleno (è) nella coda”. Infatti l’amaro, il pathos e la malinconia ti assalgono improvvisi alla frase di chiusura: “Un sogno che ha radici profonde nelle mie convinzioni”, allora chiudi il libro e ti metti a riflettere su ciò che l’Autore ti ha fatto vivere in un mondo che ti era estraneo e ora conosci profondamente. Lo stile è asciutto, rapido, essenziale, privo della minima parvenza di manierismo, ogni accadimento viene narrato nella sua semplicità, non ci sono enfatizzazioni, neppure alcuna minimizzazione, è così come la mente e il cuore del protagonista l’hanno vissuto attimo dopo attimo, qualsivoglia descrizione altro non è che il riverbero della sua ansia. Ogni frase è un mattone che viene posto sopra il precedente e poi ancora un altro per costruire il nuovo percorso che l’Autore vuole intraprendere e dove si riflettono le ombre bianche di coloro che lo circondano, ad alta luminosità per l’impatto che hanno sulle sue paure ma prive di tinta che colorino la sua speranza, il sogno del rientro nella società. La storia è quella di un migrante nigeriano che decide di affrontare un viaggio periglióso verso la libertà, un giovane come tanti altri che vuole andare incontro ai sogni. Conoscerà gli inganni della società cui anela inserirsi, l’inconsapevolezza, potremmo dire l’innocenza, sono i suoi punti deboli, il miraggio del facile guadagno, poi il reato, il carcere, la burocrazia e tutto l’apparato umano che lo investe in ogni minimo episodio della sua avventura. L’apparato umano… il titolo dell’immaginario e unico libro scritto da Jep Gambardella ne “La grande bellezza”, chissà che, fantasticando, non parli proprio di come i singoli umani interagiscono fra di loro anche se, desidero sottolinearlo, non ho ravvisato particolari azioni sadiche o gratuita cattiveria nella polizia penitenziaria e nel personale del carcere, se mai ho riscontrato in loro gli stessi dubbi e le medesime paure di questa nostra lotta per la sopravvivenza e la difesa del “territorio”. Dice Derek Walcott: “…il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica la nostra naturale solitudine…” e voglio chiudere questa mia analisi proprio con quella che io considero una delle più belle poesie, anche se poesia non è, di questo scrittore che riesce a riassumere in poche parole il problema (che non dovrebbe esistere) del razzismo e dei migranti. Il titolo: IL NEGRO ROSSO CHE AMA IL MARE: “Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, ho avuto una buona istruzione coloniale, ho in me dell’olandese del negro e dell’inglese, sono nessuno, o sono una nazione”.
Ecco, “Ombre bianche” è in assoluto un libro da leggere, potrebbe aiutarci ad annullare le differenze radicate nel nostro pensare così da poter vedere in ogni essere umano una nazione da scoprire.
Mauro Giovanelli – Genova
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La presentazione al libro “OMBRE BIANCHE” è stata pubblicata il 7 giugno 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it:

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È SEMPRE PIÙ NECESSARIO CORRERE… AI RIPARI (assemblea virtuale indetta d’urgenza da Renzi Matteo)

È SEMPRE PIÙ NECESSARIO CORRERE… AI RIPARI
(assemblea virtuale indetta d’urgenza da Renzi Matteo)

Dopo pranzo avevo deciso di rivedere alcuni “pezzi” su Mafia Capitale, il “caso” Ignazio Marino, aggiornamenti circa gli inquietanti e terribili fatti verificatisi in Francia. Ero seduto comodamente sul divano, ho alzato un attimo la testa dai quotidiani che stavo sfogliando, ho spostato lo sguardo a un angolo del soffitto mentre riflettevo sul “peso specifico” del nostro premier, le sue strane affezioni, Alfano, Vincenzo De Luca, ancora prima Berlusconi, quando un lungo sbadiglio mi ha colto di sorpresa e subito dopo mi sono appisolato. Ho sognato e c’era proprio la guida capo scout cattolici italiani Renzi Matteo. Era trafelato, stava su un palco altissimo, dominava un ampio salone di cui non si vedevano i confini, voleva parlare a tutti, ma proprio tutti gli occupanti Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Viminale, finanche il Quirinale, dall’ultimo sguattero fino al Presidente della Repubblica, una folla immensa, nessuno assente. Sapete bene che nella dimensione onirica ogni cosa viene ribaltata, confusa, sovrapposta, tanto è vero che il Capo dello Stato, obbediente, schivo, quasi temesse di essere redarguito chissà da chi, stava seduto in fondo, all’ultimo posto, sembrava un soldatino di latta. La voce poderosa del rottamatatore, amplificata da un numero imprecisato di Watt si levò improvvisa.
Più o meno il discorso è stato questo:
«Gentili signore ed egregi colleghi, onorevoli collaboratori o aspiranti tali, siamo giunti al termine del 2015, mesi fa ci sono state le elezioni in sette regioni e diversi comuni con risultati non proprio esaltanti, poi Mafia Capitale, il caso Vincenzo De Luca, il dott. Ignazio Marino che non ha capito bene come funziona in Italia, e tante altre baggianate commesse più o meno involontariamente, senza considerare i vari accadimenti legati ad un accentuarsi di atti terroristici e, in tutta franchezza, con il Ministro degli Interni che abbiamo la cosa mi preoccupa assai. Inoltre l’Europa non è convinta dei conti e previsioni che abbiamo presentato… Insomma ho avvertito la necessità di indire questa assemblea straordinaria, aperta a chiunque collabori al sostentamento della politica, per esprimere comunque la mia piena soddisfazione dell’operato della mia squadra condotto con il massimo impegno, alto senso di responsabilità, rispetto delle istituzioni e costantemente rivolto all’esclusivo interesse del Paese e dei cittadini, cough… cough…, scusate ho un po’ di tosse. Temo che non sia stato compreso appieno il nostro sforzo. Anche se in caso di elezioni gli astenuti rappresenterebbero il maggior partito, malgrado ciò i nostri fedelissimi, pur consapevoli di sostenere un Governo di non eletti, hanno capito quanto i loro destini siano stati riposti nelle mani grandi, capienti, di persone che a tutto guardano meno che al proprio tornaconto, cough… cough… Un bicchier d’acqua per favore!
Avendo chiesto al popolo, nel settembre dello scorso anno, di essere giudicato appena avrò finito di mangiare il secondo panettone da Presidente del Consiglio, ossia entro brevissimo, e ravvisando segnali poco incoraggianti che potrebbero far dirottare l’attenzione sull’ipotesi di una possibile diminuzione dei nostri compensi, i più alti del Pianeta, vorrei lanciare un messaggio forte, ovvero sollecitarvi a perseguire, senza se e senza ma, quello che sarà il vero obiettivo da non mancare. Ho piacere nel constatare quanto ampia sia la partecipazione che, oltre i componenti l’esecutivo delle larghe intese, oggi ristrette, vede tra le fila dei presenti anche i parlamentari degli altri schieramenti politici, insomma tutto l’arco costituzionale e, questa la vera sorpresa, anche i rappresentanti di regioni, province, comuni, frazioni, governatori, tutti concordi, qui si che non ci saranno diverbi, ad analizzare il punto all’ordine del giorno, cioè:
“Come evitare di abbassare i costi della politica – Prevenzione e strategia”
Ravviso tra le vostre fila, hic… hic…, ci mancava anche il singhiozzo, un altro bicchier d’acqua per favore… Cosa stavo dicendo? Ah, sì! Ravviso tra le vostre fila cuperliani, renziani, razziani, razzisti, bersaniani, civatiani, dalemiani, berlusconiani e finti ex berlusconiani, giovanardiani, alfaniani, francescani e franceschiniani, brunettisti o brunettiani, cicchittiani, rottamatori, riciclati, traghettatori, delriani, manutentori, veltroniani, fassiniani, carfagnani, santanchèttisti o santanchèttiani, biancofiorai, fittini, falchi, colombe, Lupi, pitonesse, ex grillini, passerotti (o seguaci di Passera), formigoni, trote, quagliarielli, delfini, meloni, verdiniani, bondiani o bondisti, gelminiani, cancellieristi, lettiani, picierniani, boschiani, imboscati, scilipotiani, impresentabili, sostituti degli impresentabili, saggi, presenzialisti, pianisti, coristi, flautisti, tromboni, trombati, saccomanniani, lorenziniani, degirolamiani, montiani, tremontiani, tecnici, schifaniani, sapienti, insipienti, insaputisti (corrente questa che vede in Scajola il padre fondatore), borgheziani, salviniani e tanti, tanti altri ancora.
Oggi siamo qui per anticipare, programmare per tempo quelle che saranno le discolpe, i vari impedimenti da esporre al popolo quali realistiche impossibilità che, ehm… nonostante i nostri sforzi per centrare l’obiettivo, saranno stati causa del fallimento della riforma inerente una riduzione delle nostre prebende. Ne consegue che la colpa dell’insuccesso non dovrà ricadere su questo Governo, non dimentichiamoci che era una delle tante innovazioni messe sul tappeto nel corso della mia propaganda per vincere le primarie. Da qui a fine anno, diciamo dopo che avrò finito di mangiare il torrone e la frutta secca, la nostra strategia dovrà essere pronta. “Prevenire è meglio che curare”, parola di boy scout e soprattutto tenete bene a mente che molti di voi, la gran parte, se non dovesse arrivare al 2018 potranno dire addio al vitalizio.
Si rende quindi necessario continuare a distogliere l’opinione pubblica su altri problemi, sia con l’aiuto della stampa, ormai assuefatta a dovere, eccetto qualche “non allineato”, sia dei conduttori dei talk show che, dall’alto dei loro lauti guadagni, tutto vogliono meno che cambi qualcosa. Noto la presenza dei rappresentanti sindacali, anche loro mica male per quanto riguarda gli emolumenti che percepiscono, quindi sotto questo aspetto, in fondo, e lo possiamo constatare ogni giorno, possiamo stare tranquilli poiché se ne guarderanno bene dal toccare certi “tasti”, a non muovere una sola paglia… del resto non è mai accaduto.
Scusate ma le luci dei riflettori mi creano qualche problema ed è per ciò che solo ora scorgo, in fondo a questa immensa sala convegni, oltre il personale in forza a Palazzo Chigi, pure i lavoratori di Palazzo Madama e Quirinale nonché del Viminale. Un numero altissimo di addetti alla sicurezza, addirittura esorbitante tra amministrativi, tecnici, dirigenti, assistenti, fattorini, commessi, uscieri, medici, infermieri, addetti alla buvette, baristi, postini, camerieri, autisti, cuochi, guardie del corpo, imbianchini, portavoce, portaborse, barbieri, elettricisti, giardinieri, idraulici, tappezzieri, insomma funzionari al nostro servizio pronti a soddisfare ogni capriccio ci venga in mente. Noto anche gli incaricati alla ricarica degli orologi a pendolo. Tutti con contratti e rimunerazioni “atipiche” verso l’alto, molto in alto, rispetto ai loro omologhi lavoratori italiani e giustamente tutelati, nonostante quella che potrebbe sembrare incoerenza, dai medesimi rappresentanti sindacali citati poc’anzi che nelle “piazze” radunano solo il popolo laborioso, delle “fabbriche”. Ebbene! Questi quattro palazzi devono rappresentare per voi delle autentiche “fortezze”, inespugnabili, e da questo momento il vostro primo compito sarà quello di difendere le nostre posizioni come fecero i coloni della missione francescana di Alamo che resistettero fino alla fine all’assalto delle truppe messicane guidate dal Presidente e Generale Antonio López de Santa Ana. Non si dovrà giungere a ciò, tranquillizzatevi, in fondo il popolo italiano è composto in massima parte da peónes, almeno di questo spero vi siate resi conto.
Per fortuna gli eventi che si succedono, problema migranti, l’autoproclamato Stato Islamico, i disastri naturali, inondazioni, terremoti, esondazioni, scandali nell’ambiente calcistico, casi di corruzione quasi quotidiani, politica estera instabile, mafia, camorra, FIFA, crocifisso nei luoghi pubblici sì o no, valori da difendere, ecc. ci aiutano a far sì che i nostri “fortilizi” neppure vengano menzionati.
Tra l’altro teniamo presente che negli anni, e qui il merito va ai nostri predecessori, siamo riusciti ad instillare nell’immaginario collettivo il concetto che il “peso” che rappresentiamo per la società sia “un problema minore”, trascurabile, la cui entità, qualora fosse affrontato e risolto “sarebbe ininfluente al fine di sanare il bilancio dello Stato”. Naturalmente, detto fra noi, sappiamo benissimo che questa è una fola anche solo considerando i costi “vivi”, se poi nel conto si aggiungesse pure il “modo” con cui conseguiamo i “risultati”… insomma ci siamo capiti… qui appena si alza un sasso, che sia un assessore, un sindaco piuttosto che un deputato, senatore, segretario, ministro si scopre che sotto c’è un coacervo inestricabile di interessi. Se la Consulta dovesse andare avanti a cercare di porre riparo alle sconcezze che sono state fatte scoppierebbe un vero casino. Pertanto su questo vi prego di prestare la massima attenzione, ho notato che siete troppo distratti, faciloni, superficiali. Già ci stanno apostrofando come il “Mondo di Mezzo”, si parla di commissariamento del Paese, noi strapagati mentre sono bloccati gli stipendi del pubblico impiego; per fortuna nel 2013 la bizzarra coppia di quei due imbecilli di Monti e Fornero ha decretato non venissero più indicizzate le pensioni, ferme da oltre quattro anni, ed ha consentito, per quelle a partire dai duemila €uro, che venisse “prelevato” retroattivamente dal 2012 e fino a tutto il 2017, un “contributo mensile di solidarietà” che io, da talpa quale sono, ho procrastinato a tutto il 2018. Un vero miracolo che tale incombenza non sia toccata a noi. Infine sappiamo che per quei pochi che lavorano i salari sono da fame. Sorvolo sui disoccupati, precari, esodati, sbandati, rassegnati, ecc. Vi ho riferito ciò per darvi la reale situazione del Paese in modo che vi sappiate regolare… datevi da fare, correte, veloci, rapidi, senza ritegno (ma per questo non ci sono problemi) , come è nel mio stile, altrimenti dovremo farlo davvero, per i vicoli e le strade delle città, inseguiti da un nugolo di gente inviperita. Volete questo? Lo volete?
Non ho altro da aggiungere, a buon intenditor… Domande? Nessuna! Molto bene, significa che avete capito, ne va del futuro vostro e rispettive famiglie, della libertà che i terroristi vorrebbero toglierci, dei nostri valori… Con ciò vi saluto, ringrazio della partecipazione e concludo al grido di “Uniti si vince!”»
Quando mi sono svegliato giuro che ho tirato un profondo sospiro di sollievo, a volte la digestione gioca brutti scherzi, mi sembrava tutto così vero…

Mauro Giovanelli – Genova
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RITRATTI D’AUTORE – 6 Matteo Salvini (primo attore), Antonio Razzi e Mario Borghezio (comprimari)

RITRATTI D’AUTORE
Matteo Salvini (primo attore), Antonio Razzi e Mario Borghezio (comprimari)

Matteo Salvini si è dichiarato disposto ad aprire per l’integrazione degli extracomunitari e migranti. Dovranno però fare un corso di cinque anni per arrivare a parlare perfettamente in italiano ma, condizione imprescindibile, con la erre moscia.
Docente Antonio Razzi, esaminatore Mario Borghezio.

Mauro Giovanelli – Genova
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MA CI FACCI IL PIACERE!

MA CI FACCI IL PIACERE!

“Ce lo chiede l’Europa…” questo è l’incipit di ogni comunicato governativo, a reti unificate o meno, che preannuncia gli imbrogli che da anni vengono somministrati ai soliti noti: pensionati, lavoratori, disoccupati. Anche la piagnona Fornero, supportata dal Monti che in quel momento era senza loden, sempre pieno di niente come quando lo indossa, aveva adottato tale locuzione. A seguire: “è un sacrificio che dobbiamo fare…”. E qui entra in gioco il plurale “dobbiamo” molto usato dall’ex premier Letta e addirittura abusato dall’attuale primo ministro Renzi Matteo. Infatti “Dobbiamo adeguarci…” chiude ogni discorso della guida scout e dei suoi corifei, collaboratori e collaboratrici, i cui sguardi, mentre seguono il capo che pontifica, assumono l’espressione rapita dei pastorelli raffigurati nelle immagini sacre delle apparizioni mariane. In ogni caso, indipendentemente dal sesso, quando ascolti i vari ministri, segretari, ecc. sembra che ripetano la lezione impartita loro dal rottamatore di nr. quattro auto blu tramite e-Bay, gabbata ai cittadini come il più grande sacrificio sopportato dalla “Casta”.
Andiamo al sodo.
Esiste una Commissione Europea preposta al sacrosanto impegno di unificare, per quanto possibile, questo nostro continente occupandosi di ogni cosa. Dagli ascensori che secondo una nuova normativa dovranno essere sottoposti a verifica della “classe di rischio” e interventi di manutenzione straordinaria, ai Gestori Carburanti per i quali è già stato dato il via libera al disegno di legge di equiparazione alle norme europee per gli impianti “ghost”. Si analizzano pure nuove regole per fermare il maltrattamento e lo sterminio dei randagi in Europa. È pure allo studio l’adeguamento alle disposizioni europee del Depuratore Napoli Est, per ridurre l’aggravarsi delle condizioni del golfo di Napoli nonché dei depuratori di Ischia, dei 5 depuratori a nord di Napoli, delle fogne e dei collettori per il disinquinamento del Sarno. Per non parlare della standardizzazione alle prescrizioni europee circa la sicurezza delle attrezzature utilizzate negli ambienti di lavoro.
L’Europa si è perfino occupata della produzione del lardo di Colonnata e ne nacque una disputa non di poco conto che sfociò nel grottesco. Alla fine prevalse il palato degli ispettori della Commissione preposta che al grido di “al diavolo il colesterolo” diedero il loro placet. Oggi questo prodotto viene consumato in tutto il mondo così come si produce da secoli. “Le Cirque”, ristorante di gran fama a Manhattan, lo serve fra le sue prelibatezze più preziose. A Strasburgo ci si occupa pure della rispondenza a caratteristiche di sicurezza cui devono sottostare i calciobalilla prodotti direttamente da noi ma con materiali certificati secondo le leggi italiane ed europee.
Sembrerebbe che venne affrontato anche il tema circa l’altezza dei tacchi delle scarpe che fu immediatamente accantonato per le violentissime crisi isteriche dell’allora primo ministro Berlusconi che già si vedeva costretto a girare sui trampoli; Brunetta rimase deluso poiché si sarebbe adeguato volentieri alla geniale alternativa del suo capo.
Ora mi domando, e mi scuso di essere prolisso, ma se tutto deve sottostare, per quanto possibile, a precise conformità, regole, tutte mirate all’integrazione e all’abbattimento delle disuguaglianze, come mai nessuno si è mai occupato della scandalosa differenza fra gli stipendi dei parlamentari dell’Unione? In Europa c’è un’Autorità a conoscenza del fatto che i nostri politici hanno emolumenti stratosferici? Privilegi e benefit galattici? Perché se qualcuno non prenderà di petto questa infamia l’Italia resterà comunque al palo, invischiata nel coacervo degli interessi privati di ciascun “gruppo”, visto che non c’è un solo giornalista, da Repubblica, Corriere, Stampa, ecc. nonché conduttori televisivi e relativi ospiti, che osino soltanto sfiorare questo argomento. Avete notato che le rubriche “lettere al direttore” o “la posta di…” sono diventate dispensatrici di buoni consigli invitando “ad avere pazienza e sperare nell’altra vita”? Alle legittime proteste che gli pervengono, anche in merito ai privilegi di cui godono i nostri professionisti della politica, il giornalista di turno risponde alla maniera di un parroco di campagna appostato dietro la grata del confessionale, manca solo che dia la penitenza infliggendo quattro Ave Maria e tre Pater Nostro. Lo stesso vale per i conduttori dei talk show che ormai dall’alto della rendita di posizione acquisita fanno finta di affrontare argomenti spinosi per concludere le serate con un “volemose bene che poco ce costa, che è er mejo modo pe campà!” (loro naturalmente).
La cosmica presa in giro del Renzi Matteo circa la sentenza della Consulta in merito alla porcata Monti-Fornero sulle pensioni, ha stasera raggiunto l’apice. Al TG1 ha detto: “il primo agosto restituiremo per ora un simpatico (?) bonus a 3 milioni e 700 mila pensionati… esclusi dal provvedimento saranno gli assegni superiori ai 3.200 euro lordi mensili…”. Si vede che è uno che di pensioni se ne intende visto che 48 prima di essere eletto, nel giugno 2004, si fece assumere a pieno titolo come dirigente nell’azienda del padre per farsi pagare i contributi dagli italiani secondo il decreto legislativo 267 articolo 86; prima che il trucchetto venisse scoperto il nostro leader ci è costato non meno di 300 mila €uro. Li avrà restituiti? Ma nonostante la sua competenza in materia forse ignora che 3.200 €uro lordi corrispondono a circa 1.700 netti in un Paese dove il solo affitto di un appartamento medio viaggia dai 6/700 ai 1000/1200 €uro mensili.
Ma c’è una personalità nella nostra Penisola che abbia il coraggio e l’orgoglio di indignarsi, al di là della posizione sociale che occupa, se non altro per evitare di farsi prendere per i fondelli? Un politico che dica “dobbiamo adeguarci, ce lo chiede l’Europa. Anche perché così potremo contribuire a restituire i soldi sottratti ingiustamente ai pensionati…”. Questo si chiamerebbe anche “senso morale”.
“Siamo uomini o caporali?” si domandava il grande Totò 60 anni fa. Caporali, principe Antonio De Curtis, siamo caporali… e tutto il resto “bazzecole, quisquilie, pinzellacchere!”

Mauro Giovanelli – Genova
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