I REPLICANTI

I REPLICANTI

A che livello si colloca il punto di non ritorno della pazienza dei cittadini di questo Paese? Quale potrebbe essere il quid specifico a far scattare la molla dell’orgoglio agonizzante, la classica goccia impossibilitata ad entrare nel vaso stracolmo di umiliazione? Forse l’oltraggio, filigranato nei 14 €uro mensili di aumento in busta paga, poi smentiti, poi confermati in 15 (lordi)? “Neanche parlarne! Mica sono dei pezzenti, ci vuole questo e altro.” Ebbene il fatto che in parlamento bivacchino deputati, indagati, avvocati (dei medesimi), strapagati, senatori, corruttori, delatori, nani e ballerine, servi, ruffiani, mafiosi, lealisti, leghisti, centristi, divisivisti, forzisti, piduisti, liberisti..? “Impossibile! Ormai è la norma e nei secoli si sono abituati ad ogni sorta di “uomini” di potere. Che credete? Questo non è il Nuovo Mondo, bensì la culla della civiltà!” Dunque l’affronto di dover subire ogni giorno le dichiarazioni lunari di pitonesse, falchi, colombe e assimilabili potrebbe scatenare la tracimazione? Essere costretti a dover convivere con un’informazione sottomessa a un sistema in avanzato stato di decomposizione? “No! Da escludere categoricamente, è la consuetudine, e poi si può sempre cambiar canale e gustarsi una miss Italia formato ridotto!” Allora sapere che al parlamento europeo sono rappresentati (i cittadini intendo) da soggetti del calibro di Borghezio e Mastella, e chissà chi fra gli altri 71, potrebbe bastare a provocare una reazione irrefrenabile? “Negativo! Respinta tale ipotesi. Rientra nel costume nazionale e poi di quelli neppure conoscono la faccia quindi non gliene può fregar di meno.” Beh! Il fatto di aver raggiunto un livello di disoccupazione insostenibile, di miseria e sottosviluppo culturale e sociale inammissibili non contano alcunché? “Irrilevante! Del resto il Paese di santi, poeti e navigatori può confidare nella creatività dei suoi figli, la famosa “arte di arrangiarsi” e la criminalità organizzata in tal senso potrebbe dare una mano, “metterci una pezza”. No! L’Italia e i suoi abitanti sono a questo punto vaccinati a tutto ma… c’è un particolare, una minuzia apparentemente trascurabile, un’immagine angosciosa, vista e rivista in questi ultimi due decenni tanto nei telegiornali che nei filmati dei talk show, un vessillo del potere cui sembrerebbe che nessuno dia importanza, sfuggita agli stessi Santoro, Travaglio e Vauro… una scena che questi cittadini non potranno digerire in nessun caso, la scintilla che potrebbe provocare l’incendio!” E che sarà mai? “Quella botta!” Quale botta? “La spallata intravista per pochi secondi, forse due, tre, nel filmato di ”Servizio Pubblico” del 24 ottobre scorso (2013 n.d.a.), violenta, gratuita, inutile, che una guardia del corpo del presidente del consiglio ha dato alla graziosa corrispondente, a Roma, mentre cercava di avvicinare Letta (nipote) per intervistarlo. Quella botta ferina, stavo dicendo, appioppata da uno dei tanti gorilla che circondano chi dovrebbe rappresentarci, stazza enorme, uguale a tutti gli altri suoi colleghi, muti, circospetti, occhiali da sole di prammatica, doppi auricolari, petto in fuori, testa alta, cranio solitamente lucido e untuoso. Ecco! Il colpo gratuito di quel replicante alla nostra bella giornalista, associato all’indifferenza sdegnosa e arrogante di Enrico (nipote di Letta Gianni) che ha continuato a procedere con imperio verso chissà quale compito da svolgere a salvaguardia dei loro interessi (non ai cittadini mi riferisco). Ebbene sì! Questo gli italiani non potranno tollerarlo più a lungo e, come il misterioso ultrasuono emesso da alcuni insetti per indicare allo sciame la giusta direzione, potrebbe essere il segnale del riscatto.

Mauro Giovanelli – Genova

Immagine in evidenza ricavata dal web – Fotomontaggio effettuato dall’Autore

L’articolo “I REPLICANTI” è stato pubblicato il 10 luglio 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it

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Evitando di decrittare il segnale emesso da tale sgradevolissimo gesto ormai entrato nella consuetudine, la vittima della spallata ringrazia delle parole “profonde” che avrei proferito a sua difesa. Mi ha fatto piacere, è giovane, brava e deve ancora “rinforzarsi”. Invece sono stato colto di sorpresa dall’opinione di un intellettuale. Anzi, per la considerazione e la stima che ho nutrito nei suoi riguardi, ad essere sincero ho provato grande delusione della sua analisi. Tra l’altro mi è quasi sembrato volesse consolarmi, meglio ancora rabbonirmi. In poche parole ha egli incentrato la sua legittima critica sull’episodio in sé, la spallata alla cronista, dicendo di non condividere le interviste itineranti ai parlamentari poiché, tra le altre cose, le vittime di questi assedi potrebbero dare risposte frettolose.
Sarebbe stato troppo facile prendere spunto da tale lettura per proporre che i nostri governanti siano chiamati a legiferare a cielo aperto visto che, quando stanno seduti sulle loro comode e costosissime (per noi) poltrone, i tempi che impiegano a partorire qualsivoglia decisione diventano biblici. Ironia a parte l’ipotesi non sarebbe da scartare a priori, non male l’idea dei “politici da marciapiede”, insieme a tutti quelli che ci hanno mandato. Insomma sono rimasto deluso. Possibile non abbia capito che il gestaccio di un guardaspalle non c’entrasse un cazzo? O sono stato io ad essermi spiegato male? Questo il problema. Da qui la mia replica:
«Nel messaggio non intendevo focalizzare un punto di vista circa la “spallata”. Le due righe, o poco più, che le ho inviato ambivano a inquadrare un panorama complessivo, diciamo che avrebbero voluto essere una ripresa a campo lunghissimo, così da abbracciare il maggior spazio possibile, confinando le figure quasi all’orizzonte. Il mio proposito non era quindi quello di mettere in primo piano Enrico Letta (che non ho definito maleducato perché non risponde, ma arrogante), né i giornalisti dell’informazione televisiva che lei dipinge alla maniera di sciami fastidiosi (i paparazzi di felliniana memoria, che godere, che dolce vita!), tanto meno i body guards pure se, dobbiamo ammetterlo, in questi ultimi vent’anni si sono moltiplicati a dismisura; da qui il titolo che ho dato, “I replicanti”, che vuole staccarsi dal mero significato fantascientifico di creatura artificiale con fattezze umane (anche se lo sembrano ma questa è un’opinione). Il mio obiettivo era quello di indirizzare l’attenzione al “clima”, l’atmosfera ammorbata in cui ritengo sia precipitato il nostro Paese. Una… sensazione sgradevole che ci fa ricordare come i conflitti della storia, determinati da interessi e rancori profondi e imprescindibili, siano sempre stati attribuiti a cause e pretesti occasionali. Finanche una inutile e gratuita spallata di un gorilla del potente di turno a una brava e bella giornalista.»
Silenzio, nessuna risposta. Ho capito, allora cerco di ricucire lo “strappo” dovuto forse alla mia assertività. E non posso negare la malattia di cui soffro, la necessità del confronto, è la mia droga, quindi sono la parte debole e, come scrisse Cesare Pavese, “la strategia d’amore la sa usare solo chi non è innamorato”. E di questo giornalista mi ero davvero invaghito, dei suoi trafiletti intendo, così sono tornato alla carica:

«Rifuggo dalla piaggeria quindi mi costa fatica dire che gli ultimi vent’anni ho acquistato il giornale per cui scrive quasi esclusivamente per i suoi elzeviri, ottimi compagni. Ne ricordo di eccezionali che ho conservato insieme ad alcuni ritagli del mitico Fortebraccio e l’affilato Montanelli. Qualche tempo fa abbiamo avuto uno scambio di opinioni sul contenuto di una mia lettera che, prendendo spunto dalla spallata che un gorilla di Letta inferse alla graziosa giornalista, voleva arrivare a paventare qualcosa di più inquietante. Ammetto di essere stato assertivo nella mia replica che sta a dimostrare il cattivo umore che lei mi attribuì e io negai. Adesso chiedo venia confessando che, ebbene sì, ultimamente sono piuttosto cupo. Quando poi sento emettere suoni incomprensibili dai politici nostrani il mio stato d’animo si avvicina all’esasperazione. Arrivo al dunque rifacendomi a un mio scritto pubblicato successivamente dalla sua redazione dove cerco di evidenziare l’infamia degli stipendi dei nostri parlamentari, per chiederle: in un contesto così “teso”, confuso, di equilibri precari, in una “situazione sociale di complicata lettura” dove i “fumi dell’ira” nascondono le tracce della strada maestra e, come disse Pier Paolo Pasolini, dilaga “l’unica anarchia possibile, quella del potere”, non sarà che l’impropria spallata di uno dei tanti guardaspalle dell’intoccabile di turno o l’insopportabile ingiustizia dei guadagni astronomici di uomini del “palazzo” (vedere ”FATTI E MISFATTI”) possano scatenare l’uragano?»
Ancora silenzio… è caduto un idolo, mi dispiace. Avrà ragione lui? Penso di sì! In effetti il mio tentativo di scuoterlo non è stato appropriato nel modo, anche se l’intenzione era buona. Ultimamente avevo l’impressione si fosse ammorbidito, “costituzionalizzato”, “sdraiato”. È brutto essere stati innamorati e… traditi. Ci si esprime male.

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