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NOTTE DI NATALE

Notte di Natale

Non m’importa più di tanto dell’imminente ricorrenza, ma fosse solo per farti contenta ti accompagnerò anche alla messa di mezzanotte, so che ci tieni, sia pure per essere stretta in un caldo abbraccio quando usciremo, e nell’osservarti genuflessa nel corso della funzione o mentre, testa china, invochi durante l’elevazione, assaporerò ogni tuo aggraziato gesto, l’espressione, vederti in fila fra i comunicandi che avanzano verso l’altare e soprattutto seguirò il tuo passo quando, pentita di non saprei che cosa, intenta nella preghiera, mani giunte, ritornerai al tuo posto, il mio fianco. Poi correremo fuori fra la gente tenendoci per mano, farò aprire quel negozio d’indumenti intimi, l’anziano proprietario ci aprirà, è una vecchia conoscenza che vive in solitudine al piano di sopra, ne sceglieremo un paio per te, con giudizio, accorti, ridendo insieme con lui che ci suggerisce intanto che tu, nello stretto spogliatoio, consentirai la vista solo a me, mi chiamerai, spostando la tendina, per raccogliere il mio parere, ti girerai sorridendomi un po’ impacciata da dietro le spalle, ed è per questo che vorrò tu ne provi altri, non ti lascerei mai sola in questo, sarà impagabile gustare il tuo sentirti pura dall’ostia consacrata eppur pronta a peccare, subito dopo la cioccolata bollente di quell’antico caffè che tiene aperto fino a tardi, per te, per me…

Mauro Giovanelli – Genova
Blog icodicidimauro – Riproduzione riservata

HANNO SCRITTO PER MAURO GIOVANELLI:

HANNO SCRITTO PER MAURO GIOVANELLI:

Dario Rossi Speranza, 16 luglio 2018,
elogio inserito quale presentazione a
“PULSIONALE POESIA III MILLENNIO”
“2a Edizione – Vertigo Edizioni srl – Roma

Mauro, sei proprio una cara persona, ricca di risorse e sorprese, come non volerti bene, il tuo magma intellettuale si auto produce senza pause in gran profusione e così accade che la tua copiosa messe venga giù come un fiume carsico che filtra in ogni dove e non conosce ostacoli. In questo tuo precipuo tratto ti vedo, se me lo concedi, molto somigliante nell’impeto, nel volume, nel massivo impatto e nella “follia” al geniale padre di Zarathustra, novello Nietzsche postmoderno, anche alquanto nichilista ed esistenziale, con il quale condividi la gran Virtù di scrivere argomentare e produrre Senso anche “senza pensare” come confessava alla sua rigorosa Coscienza il gran pensatore di Röcken. Ma non sarò certo io a censurarti nella tua iperattività caro amico mio, perché noi siamo involontari complici nell’aggressione totale ai Saperi ed alla Conoscenza. Siamo troppo simili per non sostenerci a vicenda sino all’ultima strenua parola immagine o pensiero! Anche se il Filosofo asseriva che “nessuno è perfezione”, noi tendiamo sovente a quella, la lambiamo pericolosamente e siamo costantemente molestati dal suo pensiero. Ma non per nutrire scioccamente i nostri rispettivi Ego, giammai potremmo essere vanagloriosi o peggio narcisi, ma solo per rendere più fruibile ed allettante la nostra produzione e per sopravvivere a noi stessi provando a vincere la Caducità dell’Essere, dell’Esistere e delle Cose tutte attraverso la Ricerca senza tregua nella Bellezza, Verità e Conoscenza Universale, che da Forma incolore senza consistenza quale oggi noi siamo si traduca in Essenza primigenia di ogni inizio, a dispetto di quel Dio troppo assente nella drammatica Vicenda Umana…

Dario Rossi Speranza, New York/Milano for Mauro Giovanelli.

QUESTA È PER TE MAURO

Mauro Giovanelli, 1 novembre 2015

QUESTA È PER TE MAURO

Ti guardo, mi vedo.
Troppi fogli sparsi
in questo
minuscolo tavolino,
pagine sfumate
dai giorni della tua vita,
colori vibranti
dal sapore d’oriente,
pezzi di carta
profumati di storia,
ricamati da poesie,
impregnati dall’odore
del sapere.
Da sotto il tavolino
scorgo
le tue gambe accavallate,
lento è il movimento
del piede
inguainato dal mocassino.
Fra le mie dita
gioca una sigaretta,
il fumo, lentamente,
dilegua verso l’alto
amalgamandosi
all’aroma forte del caffè.
Come nel riavvolgere i ricordi,
vedo l’uomo
che ho di fronte
mutare d’aspetto,
faccio mia la tua vita
e ti succhio
emozioni e sensazioni.
Troppi fogli sparsi
in questo minuscolo tavolino,
pagine bianche
da riempire,
come lunghe vie vuote
ancora da percorrere,
fogli sfitti
scritti da pennini
intrisi
di lacrime trasparenti.
Ora siamo
seduti al bar
a raccontare di vita,
a parlare di ragnatele
e fili invisibili,
a menzionare
quel che ci manca,
sia esso
sogno o realtà,
desiderio o nostalgia.
Ed ora
raccattiamo i fogli,
c ‘è poco spazio qui
e godiamoci noi due,
perdiamoci
nel fondo degli occhi,
nel roco della voce,
mentre il vento bizzoso
ci spettina,
ci fa tornare a sorridere,
ci fa tornar bambini.

Donatella Vescovi, poetessa e cara amica che ringrazio di cuore.

Lapilli (A MIA MAMMA)

Lapilli
(A mia mamma)

Ricordo il giorno in cui
quel preciso istante
già apparteneva al buio.
E la brezza di mare era insolente,
e la terra faticava
intanto che guardavo a ponente,
avere sempre più spazio
nel dirigermi dove tutto finisce
e ogni palpito si rigenera.
Questo il pensiero
che mi ha sfiorato
mentre le tue fragili ossa
ho stretto a me,
un bacio sulla fronte, la mia carezza.
Stanca, fra le mie braccia
ti sei rannicchiata,
eterna la tua delicatezza
nel cogliere lapilli di vita.

@Mauro Giovanelli – Genova
© Copyright 2018 “Pulsionale, poesia III Millennio” – 1a edizione
In preparazione la 3a edizione nella collana icodicidimauro serie illeggìoanoveposizioni

La mia mamma

Angela Aceto Giovanelli
14 marzo 1924 ÷ 30 marzo 2023

“In viva morte morta vita vivo!”
Giordano Bruno, “De gli eroici furori”

Stamattina una grande voragine si è aperta sulla Terra, la mia mamma è morta, così lentamente da quando è stato scritto di quest’accadimento che la memoria di lei è ora una lunga e sottilissima collana di perle tanti sono i ricordi disposti uno dopo l’altro, al punto che dei due capi s’è persa traccia, e non ci sono fermagli. In poche righe è quindi impossibile ripercorrere la sua meravigliosa vita, riavvolgere la storia, e poi c’è ancora molto da raccontare essendo che continuerà a vivere nei suoi figli, le adorate nipoti e pronipoti, e anche dopo, quando ogni cosa sarà molto più luminosa per tutti.
Ciao Mamma, ti abbraccio forte, ti sento.
Mauro.

Pulsionale poesia III Millennio

Dalla prefazione di Pamela Michelis, “Pulsionale, poesia III Millennio” terza edizione pubblicazioni “Illeggìoanoveposizioni” (le prime due sono esaurite non avendo rinnovato il contratto con la casa editrice Vertigo srl – Roma):
Mauro Giovanelli- Genova


… è una poesia pittorica quella del nostro autore che fin dalle prime righe sembra ricordarci che la vita – affinché sia tale e possa dare il massimo – allo stesso modo va vissuta, senza negarsi possibilità ed esperienze, facendo un profondo respiro e gettandosi nell’ignoto.


[…]
Ho visto l’unica aristocrazia,
la tua cultura, filosofia, saggezza e,
in rapida successione,
ho visto Carmen Mondragón, Nahui Olín,
gli esuli dalla guerra civile di Spagna,
udito il passo dell’oca che t’intimoriva.
Ti ho veduta con Alda in fasce, avvolta nella coperta,
io dentro te assumevo forma e sostanza mentre,
procedendo calma e accorta,
evitavi la folla terrorizzata, amalgamata, impazzita,
che al suono dell’allarme correva verso il rifugio. […]
(Mamma)

HANNO SCRITTO PER MAURO GIOVANELLI: Carla Infante, 20 gennaio 2019, pensiero critico “PULSIONALE POESIA III MILLENNIO” 1a Edizione – Vertigo Edizioni srl – Roma

Vorrei rendere omaggio (avrei dovuto farlo prima) a uno degli Editor della pagina “Setteversi”, Mauro Giovanelli, che ritengo profondo conoscitore della letteratura e dell’arte italiana e internazionale. Singolare nella sua poliedricità, personalità non facile, direi rude e inavvicinabile per certi aspetti, ma sicuramente una delle più grandi penne in circolazione! Devo confessare, dopo aver letto il suo ultimo libro “Pulsionale – Poesia III millennio”, di essermi trovata di fronte a un capolavoro! Opera che contiene un ritratto della vita senza filtri, pagine in cui prosa e poesia si mescolano per raccontare l’amore o il dolore con la stessa intensità… nella sua lirica che segue, è esaltata l’importanza di avere un “grembo” in cui rifugiarsi la sera quando al ritorno a casa si ha bisogno di qualcuno cui svelarsi senza finzioni e trovare ristoro! A presto Mauro… grazie.
Carla Infante
Teacher presso Ministero Pubblica Istruzione

[…] Se non hai “quel” grembo
entro cui riversare ogni lacrima
delle tue ferite,
verso sera si va incontro a se stessi,
il pensare è compresso all’essenziale,
senza fronzoli né finzioni,
così che tutto
possa stare dentro l’abito mentale
predisposto all’ultimo,
eventuale fottuto viaggio,
e lo riporrai a ogni fottuta alba
fino a quando il sorgere del sole
ti dovesse comunicare
che un altro crudele,
fottuto giorno, sta per cominciare. […]
(Il mio grembo)