ASINTOTO

ASINTOTO

Che strano!
Non stavo correndo,
camminavo svelto
sapendo che mai
sarei arrivato.
Qualcuno aspettava.
Non ricordo chi fosse,
ma era importante.
Il sole mi scaldava,
laggiù, dinanzi,
basso sull’orizzonte.
Avvolgeva le voci dei rari passanti,
mi giungevano ovattate,
ne spegneva i volti.
Avrei voluto proteggermi
con la mano,
portarla alla fronte
ma ero stanco
debole
quel gesto richiedeva
molta fatica,
concentrazione.
Impossibile.
Su quella interminabile
passeggiata lungo il mare
venni d’improvviso colto
da quiete infinita,
non era rassegnazione
direi serenità inesauribile,
felicità, godimento
estremo.
Mai mi era capitato.
Rallentai il passo,
osservavo con grande passione
tutto quanto
stava ai miei lati,
provavo pure un certo
distacco proveniente
dal dopo.
Coglievo particolari
sconosciuti, inediti,
il mare mio fratello,
le rocce levigate
rese verticali dal tempo,
scogli porosi oltre la battigia,
altri scuri e potenti,
eroi che da sempre
affrontano i marosi,
Un gabbiano grave e pesante
come una zampogna
improvvisamente allargò le ali nobili,
spiccò leggero il volo
lanciandosi verso il disco
rosso che pareva immobile.
Lo vidi allontanarsi,
sempre più piccolo,
bellissimo, elegante,
divenne un tratto di colore
su un dipinto importante,
il segno sul quaderno
a quadretti,
la punta di matita,
più nulla.
In quel preciso istante
seppi di essere giunto
e mi fermai.
Ero solo. Silenzio.
Solo allora mi resi conto
che ero stato annunciato.
Fu così che tutto divenne
inestimabile e la mia quota
acquistò finalmente
percezione.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web.

RIPRODUZIONE RISERVATA

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