FULVIO LEONCINI ARTISTA TOSCANO – VITA E MORTE – EROSO/EROS – 2016

FULVIO LEONCINI ARTISTA TOSCANO – VITA E MORTE
(Eroso/Eros – 2016)

Io spero tanto che quest’opera non passi inosservata, mi auguro che la maggior parte non si limiti a cliccare un semplice “mi piace” e procedere oltre come mi pare stia avvenendo, con disinvoltura, permettetemi di aggiungere leggerezza, superficialità. Questo lo dico con rabbia perché se così fosse allora ho un’ulteriore prova del come mai questo fottuto mondo gira in modo strano. Davvero non vi accorgete che nel dipinto c’è tutta la nostra vita? Ciò che veramente siamo? E uso il plurale maiestatis per non farvi sentire ancora più vermi, non crediate di essere come me. Hei, tu! laggiù in fondo… sì proprio tu che fai finta di non capire, con la tua cravatta Regimental senza panciotto… mai nessuno ti ha istruito? Tuo padre ad esempio. Credi di avere il senso dell’estetica e ignori che le righe diagonali non vanno con un tre bottoni a un petto. Stendo un velo pietoso sul nodo, doppio giro con la seta spessa e fodera… ma quando mai? Ah! Finalmente hai inteso, sei diventato serio… dimmi allora cosa ci vedi nel quadro. Non rispondi? Ti guardi intorno con aria stupita, cerchi alleati così da poterti sentire più forte, spalleggiato dal branco, invece sono tutti ammutoliti, lo stanno pensando anche loro che potrei essere matto ma non hanno il coraggio… come te elegantone. E sapete il motivo vero per cui tacete? Perché quando tornerete al quotidiano sarete circondati dall’atmosfera che trapela da questo insieme di colori, graffi, violenza, arte pura, genuina ma tanta rabbia di non riuscire a stupirvi, aprirvi il cervello. Sto parlando dell’artista ovviamente. La forte carica erotica, il pelo pubico che spunta appena dal buffet della camera da letto, il reggiseno con le coppe stracolme di vita, è particolare, modello anni ’30 con merletti e volant a ricordare alle vostre insulse menti che il paradiso esiste, qui in terra, che mai avete avuto il piacere di gustare, siete brutti, dentro, anche fuori alcuni che scorgo con le braccia conserte qui, davanti a me, esteticamente improbabili, concettualmente avari, e questo lo potrete constatare alzando lo sguardo, la vostra cupidigia si scontra con la realtà che quotidianamente vivete, la rinuncia, il volto della donna si trasfigura nella razione che vi spetta e meritate, il nulla, l’indefinito che quotidianamente siete obbligati a digerire, sul posto di lavoro, al bar sotto casa, nel momento in cui fate finta di essere burloni e raccontate, male, una barzelletta stupida agli amici che, pur non essendo dei fulmini di guerra, questo è sicuro, emettono risolini insulsi solo per evitarvi l’umiliazione che poi è il prendere coscienza della vostra pochezza. Allora rientrate a casa per trovare conforto e… chi vedete? La moglie, talmente disgustata da sembrare brutta. Non esistono donne brutte sono gli uomini a non comprendere, a trasfigurarne la bellezza che ciascuna possiede. Siete voi. Tra l’altro noto tutti uomini, si fa per dire, neppure una femmina, meglio così, però loro avrebbero visto quella specie di crestina, un cappellino, potrebbe pure essere il pezzo di un sudario strappato visto che si prolunga sul corpetto e sovrasta il volto da morto, trasfigurato in sembianze maschili, reclinato dalla disperazione, io sento il suo lamento. Tu lo senti? Te ne stai lì con l’espressione da ebete, non hai mosso un muscolo… Sì! Tu, hai capito benissimo, vedo che finalmente dai segni di vita, ti stai tirando su quei blu jeans stazzonati come la tua faccia, mollicci, senza dignità. Sei l’unico forse che potresti lontanamente intuire che siamo di fronte alla rappresentazione della vita e della morte, ci sei tu lì dentro, ti stai specchiando nella psiche… Che hai detto? Non è uno specchio quello, testone, è una psiche ed è stata inserita per stimolare l’immaginario, le funzioni cerebrali, emotive, affettive dell’individuo… Non lo vedi il decoro sullo sfondo? La parte più elaborata? Misteriosa? Non è il riflesso della parete ma il solo modo di relazionarsi con la realtà, il messaggio, la chiave di volta su cui poggia tutto l’impianto, un trucco dell’Autore per mettervi alla prova… quanto tempo viene sprecato nell’evoluzione. Adesso potete andare, state tranquilli, rilassatevi… dimenticate ciò che ho detto… non lo capireste mai.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web

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