DUE O PIÙ RIGHE AD UN AMICO E GRANDE ARTISTA

DUE O PIÙ RIGHE AD UN AMICO E GRANDE ARTISTA

Caro amico,
prendo spunto dalla tua meravigliosa poesia, scomparsa dal web, ed alla mia provocazione su Wofgang per dirti alcune cose al fine di arrivare al cuore, non dell’obbiettivo che mi prefiggo e perderò nel compilare queste poche o tante righe (ignoro dove e quando potrò fermarmi) ma al tuo, quello che si coniuga con il cervello permettendoti di creare.
La poesia: I corvi non sono indifferenti alla vita ma ignari seppur consapevoli, e i cammelli tutt’altro che incuranti, mi pare sia questo l’aggettivo che gli hai anteposto, comunque ingiusto per l’innata nobiltà di questi carovanieri del deserto. Così le piramidi di Giza non sono immutabili, cambiano ogni secondo o frazione di esso, hanno visto cose che noi umani possiamo solo immaginare, perfino hanno assistito alla nostra nascita ed il loro valore è dato dallo sguardo di chi le osserva come la stupidità delle solite foto dipende dalla sensibilità di chi le scatta ed il motivo per cui fa ciò. So che attribuisci questo modo di pensare al personaggio che rassegnato si reca al parapetto dell’Arno ma so pure che tu sai che io so essere tu il protagonista. Non come in “Amore disse, gas” di Bukowski che del suicida si limita a formulare in chiusura la riflessione: “…oserei dire che quel giorno si mostrò piuttosto in gamba.”. Amico! Desidero solo sollecitarti a fare uno sforzo, cercare di uscire dal tuo perimetro, te lo dice uno che mai ha esternato propositi autolesionistici ma un bel giorno, senza dire alcunché, con lucidità feroce, riempì un bicchiere di psicotici, tre dita d’acqua e lo ingollò d’un fiato per andare a vedere che cazzo fosse l’abisso. Solo per una mezzora, sessanta fottutissimi minuti, un caso imprevisto tra l’altro, sono qui a romperti i coglioni. Il mondo sta putrefacendosi, lascia che siano i terroristi a disprezzare e distruggere monumenti simbolo del nostro passare su questa Terra, tu sei un artista di raro talento, non è giusto lo tenga per circoscrivere al tuo io tale capacità, sei obbligato a trasferirla al prossimo, piaccia o no è un atto dovuto, ce lo devi, e dare il tuo contributo potrebbe esserti di grande aiuto. Devi credermi! Passare ad esempio dalla fase “eroso eros” a “erosa civiltà”. Qualcuno ti ha detto che devi rispettare chi ti vuole bene, mi pare che la firma sia di un certo Fabrizio anche se sembrerebbe essere un dipinto o pennello bistrattato a parlare. Ma il tuo continuo piangerti addosso in bellissime citazioni o poesie non è raccolto solo da chi ti apprezza e ti vuole bene, al contrario i vari “mi piace” o frasi di circostanza e consolazione buttate lì con il tuo “grazie” in risposta nascondono per la gran parte godimento, l’uomo prova più piacere nelle altrui disgrazie che nella propria fortuna. A parer mio alla lunga ti sminuisci ed a me dispiace.
Il grande Amadeus ha un solo difetto, conquista soprattutto gli “ingegneri”, io me ne sono reso conto personalmente, ho la prova che questa categoria non capisca un cazzo, a parte il loro mestiere (a volte neppure questo), tra l’altro in parte fornita, per loro stessa ammissione, dai più evoluti. Mi sono interrogato su questo binomio. Un po’ come scartare il nome da dare a un figlio per il fatto che lo portasse un amico d’infanzia antipatico. Mi farò molti nemici qualora questa lettera fosse divulgata come vorrei, sebbene mai abbia mancato di dire ciò ai diretti interessati, ma la spiegazione è da individuarsi negli “accostamenti”. Ossia gli ingegneri non hanno ricordi sensibili, ne sono monchi, la loro gioventù l’hanno trascorsa spremendosi ed esaurendo il loro cervello sui libri, esattamente come Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant) ne “Il sorpasso” di Dino Risi che alla fine mai avrebbe potuto tornare all’esistenza solita dopo il ferragosto trascorso a viva forza con Bruno Cortona (Vittorio Gassman). Per questa categoria non esistono parallelismi fra “Il cielo in una stanza” e le prime mutandine bianche di cotone sfilate alla propria ragazza, non hanno vissuto a pane, cinema, musica e fica. Il loro habitat è stato la penombra di una stanza, testa a cuocere su libri di “costruzioni” piuttosto che “meccanica” e in sottofondo, unica loro perversione, la musica “matematica” e celestiale di un autistico dal genio incommensurabile. Quando a loro dico ripetutamente “Se Mozart avesse avuto in testa i motivi dei Rolling Stones piuttosto che Ivan Graziani, Beatles, The Trashmen (Surfin’ Bird, 1963) e mille altri sarebbe stato un musicista” neppure comprendono la provocazione. Rispondono che è la musica di Dio ignorando che Questi è “tanto onnipotente non solo da non esistere ma neppure essere mai esistito” [A. V.] Il pezzo da te inserito (anch’esso è stranamente scomparso e non sono avvezzo alle tante “K” delle composizioni di Mozart) è di per sé godimento puro che, con la contemporanea visione delle tue opere, diventa qualcosa che entra a far parte dei miei ricordi. Il Concerto Aria KV 418 “Vorrei spiegarvi… Oh Dio” cantata da Edita Gruberová è legato, come ho scritto a fronte del post che ti ho inviato, non solo ad una scena del film di Luchino Visconti “Gruppo di famiglia in un interno” del 1974, in particolare la sequenza in cui Konrad Huebel (Helmut Berger) giovane marxista disadattato confida il proprio malessere all’anziano professore, borghese e benestante (Burt Lancaster) ma anche al fatto che ero nell’ultimissima fila di un cinema di prima visione, a Torino, mentre con l’amata di turno stavamo arrivando all’apice del piacere.
Osservo spesso i due dipinti che ho, in particolare quello della serie “L’amante di Lady Chatterley” che trovo esaltante, prova a fare qualcosa della stessa levatura sui bambini morti ammazzati ogni giorno. Se non tu, chi altri? A proposito il mio libro l’hai letto? Temi possa offendermi qualora mi dicessi che lo butteresti nella spazzatura?
Un abbraccio caro amico e… adoro in modo particolare il dolce, dolce, dolce Ludwig van…

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web: Siria, strage di bambini

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