PAOLA MICOLI – (Fatina del bosco – in attesa della sua biografia)

PAOLA MICOLI
(Fatina del bosco – in attesa della sua biografia)

Tutte le persone, anche le peggiori fra noi, hanno momenti in cui desiderano ritornare bambini. Credo sia non solo la necessità di allontanarsi dalla lotta per la sopravvivenza che, più o meno velatamente, la società impone all’individuo in conformità alla sua appartenenza al regno animale ed alla legge universale che reclama inarrestabile competizione, ma pure un rigurgito di quella che definiamo “anima” la quale esige una pausa, desidera attimi in cui ritornare all’innocenza adolescenziale, riappropriarsi della propria verginità. Quando poi capita, come è successo a me, di incontrare l’eccezione a questo assunto allora la mente si immerge in una dimensione incantata di cui non conosceva l’esistenza e ci si accorge che un altro mondo è possibile, necessario e imprescindibile.
Si chiama Paola Micoli, soprannominata Fatina, genitori di origine pugliese, contadini e piccoli imprenditori, nata in Svizzera dove la famiglia si trasferì. Cresciuta in una fattoria immersa nel verde, facente parte di un villaggio di agricoltori in cui tutti si conoscono e convivono in completa armonia, già in tenera età cominciò a conoscere le piante, ogni loro caratteristica, distinguere l’alternarsi delle stagioni dalla trasformazione che le cose subiscono, si ammaliava ad osservare i riverberi del sole filtrati dal fitto fogliame, i primi fiori selvatici che in primavera fanno capolino attraverso il manto erboso, i frutti, le varie forme della natura. Il fratello maggiore frequentava gli amici e si dedicava agli studi, terminati i quali imboccò la strada di missionario laico come insegnante presso orfanotrofi dell’America Latina.
Suo padre, orgoglioso e affascinato da tale predilezione della figlia verso le meraviglie dell’ambiente circostante decise di costruirle una casetta di legno su una grande quercia che diventò il regno di Fatina e lì il tempo si fermò, non ne venne più registrato lo scandire se non quando rimase orfana del genitore. Il suo dolore fu grande, totale, e autentico conforto lo ricevette dagli esseri di un’altra comunità, lassù, in quel nido fra i rami. Come nelle fiabe furono molti gli animali che ogni giorno andavano a trovarla, castori, conigli selvatici, i solitari e notturni ghiri, donnole, ricci. Imparò ad ammirare i colori e le abitudini dei cervi volanti, le salamandre alpine, ed a distinguere ogni tipo di insetto che fra latifoglie e conifere piuttosto che nella bassa vegetazione procedevano instancabilmente a partecipare all’equilibrio di un ecosistema perfetto dove vige la legge dell’Universo.
In questo mondo Fatina imparò ad ascoltare i suoi nuovi compagni, scoprì e interpretò i versi di ciascuno distinguendone i segnali, intese i diversi idiomi anche riconoscibili dal loro comportamento, in tal modo le parlavano e lei assimilò ogni manifestazione, modo di esprimersi per cui arrivò a dialogare anche senza emettere suoni ma con la sola trasmissione del pensiero, la gestualità, l’affinità che si era venuta a creare.
Intanto gli anni passavano e Fatina divenne una bellissima fanciulla, la sua figura magica come l’ambiente in cui crebbe e tuttora vive la plasmò nella stupefacente donna di oggi, lineamenti perfetti racchiusi in un corpo dalle sorprendenti fattezze che trovano nelle proporzioni del suo fisico la compiutezza della forza generatrice femminile. I suoi capelli, fluenti come cascate di soavità, sono castano chiaro ma durante l’estate, quando il sole è alto sul filo dell’orizzonte e i suoi riverberi li irradiano con più potenza essi diventano biondi. Il viso ha lo splendore e l’immutabilità delle antiche statue greche che si possono ammirare solo nei musei ed i suoi occhi strabilianti, profondi, sprigionano la dolcezza infinita che abita dentro lei in un trionfo di riflessi da rischiarare finanche il giorno. Per questo passa inosservato il fatto che non abbia mai usato orecchini, anelli, braccialetti, monili in generale, orologio al polso e, tranne un leggero tocco di matita alle palpebre, non usa trucco, neppure rossetto alle labbra in quanto già la sua presenza è un prezioso ornamento della Terra. Una semplice collana, a sostenere il simbolo della croce di Gesù o un cristallo di rocca, guarnisce il suo collo che potrebbe essere stato disegnato o scolpito solo dalla mano di un grande e geniale artista.
Fatina è cresciuta con la sua mamma, donna profondamente cattolica e rigorosa, e la presenza assidua di un’anziana amica di famiglia e vicina di casa di nome Eveline dalla quale rimase affascinata per la sua costante allegria forse legata al rispetto della tradizione ellenica e il culto dei quattro elementi, Fuoco, Terra, Aria e Acqua che aggregano l’esistente e coesistono nell’etere, la quintessenza che, secondo Aristotele, si andava a sommare agli altri inglobandoli. Fu così che Fatina fece suo l’insegnamento di Empedocle: “Conosci innanzitutto la quadruplice radice di tutte le cose: Zeus è il fuoco luminoso, Era madre della vita, e poi Idoneo, Nesti infine, alle cui sorgenti i mortali bevono” [Empedocle, frammento].
Paola vive dei proventi della piccola azienda di tessuti della quale abbiamo parlato, eredità di famiglia. Ha frequentato le elementari e dopo la scuola dell’obbligo studiò mineralogia e botanica. Esegue dolci melodie con il violino che la domenica rimbalzano tra le volte delle chiese durante le funzioni. Fatina dipinge, disegna, ma l’occupazione che predilige è aiutare il prossimo, i più bisognosi, gli ultimi, per i quali prepara quasi giornalmente pagnotte e prelibati pasticcini che porta con sé a Zurigo e Berna distribuendoli ai mendicanti. Alleviare le pene delle persone malate e soprattutto confortare le prostitute, obbligate dalla necessità a vendere il proprio corpo per procacciarsi cibo e sostentamento dei figli lo considera un dovere. Non di rado si reca nelle loro abitazioni a suonare il violino regalando note liete al loro cuore provato dalle vicissitudini della vita.
In un mondo sovrastato dal vero monoteismo del Dio denaro molti sono i modi di prostituirsi, sia con il corpo che la mente e dignità, senza dubbio le persone cui Fatina dona la sua amicizia ed a volte pure sostegno economico sono mentalmente più oneste di molte altre, donne e uomini, che vendono la loro vita, integrità, valori morali, per rincorrere ricchezza e potere. Considerate disonorevoli al contrario esse rappresentano per tanti individui con difficoltà di confrontarsi con l’altro sesso la sola risorsa di trovare un po’ di calore umano, uno sfogo, anche il sogno, la speranza in mancanza dei quali potrebbe trasformarli in frustrati e depressi indotti a scaricare in diversi modi la rabbia dell’isolamento cui sarebbero costretti. Raramente la gente si guarda allo specchio per scrutare il proprio volto ma sono molto bravi nello scoprire le rughe e cicatrici in quello degli altri.
Così come per gli animali Fatina comunica con i suoi simili in varie lingue che parla e scrive correttamente. Il dialetto svizzero, l’italiano appreso dalla mamma, tedesco francese e inglese obbligatori negli istituti frequentati successivamente alla scuola dell’obbligo, ed infine rudimenti di arabo, turco e celtico che ha voluto imparare per sua passione. Il salotto di Fatina è la sua casa nel bosco, suoi amici sono la natura e gli animali, la sua fonte i fiumi e laghi incantevoli che abbondano nel territorio, le varie sorgenti fra rocce calcaree e granitiche dai mille sfavillii dei minerali inclusi, la fede è in ciò che ha appreso da tutto quanto la circonda e l’amore risiede nel suo animo puro e generoso.
Purtroppo la vita rincorre i suoi percorsi obbligati e imperscrutabili che a volte farebbero precipitare nello sconforto chiunque ma non la nostra Fatina che dal suo modo di concepire l’esistenza ha attinto forza, volontà e risorse che le consentono di affrontare serenamente ogni avversità, anche le più maligne. Da circa sei anni Paola accudisce la sua adorata mamma colpita da un tumore inoltre nell’autunno scorso proprio alla nostra Fatina venne`diagnosticata una patologia rara, ereditaria, che potrebbe lentamente portarla alla perdita della memoria. Si spera e ci auguriamo tutti che la sua dolcezza e sensibilità elargiti quali bagliori di una personalità unica, e con l’aiuto della scienza, possano allontanare il male dalla nostra insostituibile amica.
Anche se con modeste parole mai degne del valore ed eticità della sua persona eccovi presentata Paola Micoli, designata la Fatina del bosco.
Comunico a tutti che ha comunque deciso di raccogliere ogni particolare del suo mondo favoloso in una biografia che sarà pubblicata a breve la cui lettura regalerà forti emozioni facendoci viaggiare oltre gli angusti limiti imposti dalla crescente urbanizzazione.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza: Paola Micoli

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