UNO È L’INTERO

UNO È L’INTERO

Amore,
solo amore.
In questo istante
trascorso nel silenzio
dell’inconcludenza,
e nel successivo,
adesso,
anch’esso fuggito.
Mentre scrivo
scorrono attimi
inarrestabili
e silenziosi.
Amore,
sempre amore.
Per te.
“Tanti sono gli uomini
a questo mondo…”,
mi dicesti
una volta,
neanche troppo tempo fa.
Ora tarda, acquazzone,
chiusi in auto,
vetri appannati.
Non concludesti la frase,
necessità di fare pipì,
di ciò mi informasti
con soavità, uscendo.
Accoccolata come una ranocchia,
mutandine a mezza coscia,
stavi espellendo
tutto lo champagne,
non più ghiacciato.
Scesi con il tuo ombrello
mi inginocchiai dinanzi,
proteggendoti,
eravamo a fianco
della vettura,
ti fissavo, mi guardavi.
La pioggia battente sulla tela
unica intrusa
a ricordarci di non essere
lontani, in un punto remoto
di questo Universo
solo nostro.
Il braccio si protese
fra le tue gambe,
e il liquido caldo
fu fonte sorgiva
che riempì il palmo
della mia mano
fattosi coppa.
Aumentò il piacere
di saperti mia,
e solo il bello mi apparteneva.
Mi sovvenne il Petrarca
“Mostrar la palma aperta…”
così, al femminile, i grandi
definivano la superficie
opposta al dorso delle estremità,
che pure questo offrii
al battesimo tuo
che infuse calore,
e il gocciolar dalle punte delle dita
amabile visione.
Come tu facesti
molte volte con me.
Ricordi? Ti piaceva
guardare, frapporti al getto,
poi accarezzavi il sesso
e ogni volta esclamavi:
“Ma con tutti quelli
che ci sono a questo mondo
perché voglio solo lui?
Lo ambisco, lo amo
come fosse un altro di te.
Irrinunciabile.”
Oggi è amore,
ricordi, nostalgia,
sofferenza,
assenza, inutilità.
I secondi scorrono,
monchi di una metà.
Non so dove sei.
Affronto i giorni,
mattina che fugge,
pomeriggio pura formalità,
pausa fugace la sera.
Il buio della notte
comprime i ricordi,
dilata i sogni,
è ingannatore,
bugiardo, dà la speranza
di un domani diverso
ma il pensiero
non è negligente.
La mia mente è la prora
di un battello infernale
al centro di perfide
tempeste che si susseguono.
Due masconi
le mie tempie che pulsano,
a intervalli schiaffeggiate
dai tuoi gesti,
buccia di pesca la pelle,
il modo di offrirti,
adorarmi,
frangenti implacabili,
ondate di dolore pungente
che travolgono
e si allontanano…
tra un gorgogliare di schiuma
bianca, effervescente,
bolle e bollicine,
chiazze,
come vino spumante versato
sbadatamente a terra,
o urina benedetta,
…per ritornare con più forza,
violenza inaudita
mettendo a dura prova
l’involucro
e il meccanismo interno.
Quante mi passano accanto,
incrociano la mia vita! Ma…
perché voglio solo te?
E tutto ciò che ti porti appresso?
Qual è il mistero?
La dualità
che diventa armonia,
fusione.
Ecco cos’è! Ho trovato.
L’incastro perfetto della loghia 22,
testo gnostico di Tommaso,
l’autentico insegnamento
del Rabbi Jeoshu ha Nozri:
“Allorché di due farete uno…
troverete l’entrata del Regno”

Mauro Giovanelli – Genova

RIPRODUZIONE RISERVATA

Immagine in evidenza ricavata dal web

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