LA SPERANZA NON È L’ULTIMA A MORIRE (La grande abbuffata) – COMPENDIO ANTROPOLOGICO, POLITICO, ECONOMICO, CULTURALE DI 494 GIORNI E SPICCIOLI DEL GOVERNO RENZI

LA SPERANZA NON È L’ULTIMA A MORIRE
(La grande abbuffata)
COMPENDIO ANTROPOLOGICO, POLITICO, ECONOMICO, CULTURALE DI 494 GIORNI E SPICCIOLI DEL GOVERNO RENZI

Siamo arrivati alla fine del secondo semestre di questo 2015, quasi un anno e mezzo di governo Renzi, è d’obbligo fermarsi un attimo e fare un riepilogo anche perché sono stanco, stanco di scorgere ogni santo giorno, da decenni, Brunetta intervistato ai Tg, quel ghigno, il rattrappirsi del naso sulle labbra del suo faccione, accompagnati da un perfido riverbero delle pupille alle domande dei giornalisti scomodi, supponente, perennemente a testa alta per avvicinarsi ancor più alla telecamera, aggredirla, le stesse frasi pungenti, la cattiveria con cui le dice e la sicumera, l’ostentata esibizione di sicurezza e superiorità, il vuoto di contenuti delle esternazioni che elargisce a profusione. Sono stanco davvero…
…di vedermi comparire, subito dopo il TG de LA7, la Lilli Gruber con la sua postura, eretta sulla sedia come avesse ingoiato un palo o fosse sotto il casco nella maison del suo coiffeur mentre sfoglia “Chi” di Alfonso Signorini. Mi affatica constatare che le uniche domande poste sugli stipendi dei nostri politici le ha rivolte, con una punta di ironia, agli ospiti dei “Cinque Stelle”. Meglio sorvolare sui quesiti che indirizza agli altri, quelli che fanno parte delle “larghissime intese”, alleanze su cosa non ci è dato di capire, stabilito che la conduttrice se ne guarda bene dal chiederglielo o approfondire un solo argomento. Mi infiacchisce constatare che poi, alla fin fine, sembrerebbe non fregargliene di meno delle risposte che le vengono date…
non parliamo delle esposizioni di Maurizio Gasparri che, mimetizzato tra gli emendamenti, sta acquattato come un camaleonte sullo scranno più basso della politica, e quando viene intervistato è subito pronto a contrastare nemici e amici, a linguate. Non vi snervano queste sue comparsate che terminano regolarmente con le stesse identiche conclusioni accompagnate da un ghigno perfido che si alterna ad un risolino che vorrebbe dire: “Beh, ragazzi, io ce l’ho fatta, mi sono aggrappato senza sosta al ramo giusto che mi capitava a tiro e nessuno mi ha più buttato giù. Guardate la fine che hanno fatto i miei amici.” Insopportabile! Che almeno ci risparmino questo.
Sono infastidito di guardare ogni tanto il sorriso irritante e sornione di Maurizio Belpietro, da dispettoso, soddisfatto, come se osservasse la propria colf cercare disperata il ferro da stiro che lui si è nascosto in bocca. Mi infiacchiscono le sue analisi che cercano di dimostrare il nulla dei loro contenuti, e i colleghi conduttori stanno a guardare fingendo un malcelato interesse, come Bruno Vespa, che si porta la mano alla bocca e lo ascolta, pensieroso, come stesse rielaborando le teorie strampalate dell’ospite fingendo di trovarvi un qualche nesso con la realtà. Proprio stremante questo copione che si ripete da secoli…
e non ne posso più, veramente, di trovarmi davanti la faccia di D’Alema che poi lo riprendono a campo lungo mentre si allontana ed entra nella sede del PD. Ve ne siete accorti anche voi che da anni parla e cammina come avesse un palo lungo e dritto conficcato nel sedere? Che palle! Ma la cosa più drammatica è che non si capisce bene di che cosa si stia occupando, forse neppure lui lo sa più.
Insopportabili poi le quotidiane dichiarazioni di Angelino Alfano e l’espressione che assume nel momento che fornisce ai cronisti le giustificazioni alle tante cazzate fatte, vederlo contrito e preoccupato allo stesso tempo, come lo stato d’animo che esternerebbe una supposta l’attimo prima di essere utilizzata. Mi ritengo persona abbastanza attenta ma dopo due secondi che lo ascolto perdo il filo e la cognizione del tempo, mi sembra di assistere al telegiornale del giorno prima, all’intervista della scorsa settimana, uguale, identica, persino il suo gesticolare. C’è da impazzire…
sono sfibrato delle visioni di Bersani Pier Luigi, tra l’altro mi preoccupa, in fondo penso sia una brava persona, lo dico con cautela però, ma non l’ho vedo bene, sempre quell’aria cupa, mesta, rassegnata… come la faccia che avrebbe la supposta estratta dalla stagnola in tutta fretta in un Pronto Soccorso, non ha più scampo! Ma dove vuole arrivare? Quali sono le sue prospettive oltre quelle di continuare a stare seduto su una poltrona costosissima per tutti noi? Il popolo cosa potrebbe ancora aspettarsi da lui?
La Bindi… e basta con la Rosi Bindi! Non se ne può più di vederla aggirarsi per le panche del Parlamento con l’aria della massaia che si si muove quatta tra i banchi del mercato indecisa se scegliere fagiolini piuttosto che pomodori o cipolle. Ma due anni fa non doveva esserci la rottamazione? Quando ho visto per la prima volta la Serracchiani ho tirato un sospiro di sollievo poi, il tempo passava, osservavo che si erano solo aggiunte altre unità (costose) e dopo averla studiata sono esploso folgorato da un’illuminazione. Per la miseria! La fantasia ha superato la Scienza; aveva ragione Steven Spielberg, è possibile clonare i dinosauri! Scrutando e ascoltando la giovane Debora, i lineamenti, le espressioni, quella cadenza strascicata che ti lascia con il fiato sospeso come dovesse annunciare chissà cosa e non la dice mai… insomma l’esperimento è riuscito: hanno duplicato Rosy Bindi, è l’inizio di una nuova era (geologica). O facciamo qualcosa o per noi è la fine, ci aspetta solo la neurodeliri…
ed è diventato veramente insopportabile il solo sapere che abbiamo un Borghezio a rappresentarci al Parlamento Europeo. Degli altri settanta parleremo in altra sede. MARIO BORGHEZIO… vi rendete conto? Quello che fa il paio con GIOVANARDI. Non è tanto per l’aspetto fisico che già ce ne sarebbe da dire, sembrano due peluche ma di quelli brutti, venuti male, cisposi e inquinanti, nessuno li vuole perché terrorizzano i bambini. I commessi li tengono nascosti nell’angolo più remoto del negozio di giocattoli e li tirano fuori ogni giorno, per prenderli a calci subito dopo colazione e un attimo prima che termini la pausa pranzo. È che questi, la “forma” che hanno, le caratteristiche somatiche, coincidono con il loro essere dentro, il modo di pensare, di vedere il mondo, forse sono incattiviti dalle angherie subite a scuola, le compagne di classe che neppure li degnavano di uno sguardo. E alla tribù si è aggiunto anche il direttore de “La Croce”, tale Mario Adinolfi. Avranno sicuramente sofferto, ma non è giusto che siamo noi a doverne pagare lo scotto. Siete d’accordo?
Perfino il mio concittadino, Beppe Grillo, mi ha spazientito con il suo essere diversamente politico, il tizio che dal nulla ha creato un movimento, come quello incessante della sua testa quando si sgola ai comizi, e con lo scuotimento della folta chioma sembra voglia scacciare un nugolo di moscerini che vede solo lui, o magari li identifica nei suoi oppositori (in questo non gli si potrebbe dare torto). Una bella cosa l’ha fatta ma non riesce ad uscire dal progetto iniziale, non produce nuove idee, si è sdraiato sul bel tappeto che aveva steso nel salone per coprire la sporcizia, ma questa non sta sotto, piano piano esce, gli acari si muovono, scappano da una parte all’altra. Deve trovare nuove strade. Perché non considera come agisce Marchionne? Quello con il maglione, naturalizzato canadese, strapagato italiano e fiscalizzato svizzero, una ne pensa e cento ne fa. Lui sì che va avanti con la sua andatura da Velociraptor, si muove circospetto, strategia di caccia, testa china come se cercasse qualcosa che ha smarrito dai giorni delle scuole elementari, che so, un lapis, il temperamatite; mani giunte stile parroco di campagna, concentrato, non su come salvare anime ma sul modo di sfruttare al meglio risorse umane e, invece del breviario, consulta grafici. Ma dove siamo finiti?
Anche Travaglio incomincia a snervarmi. Mi piace, ma con il passar degli anni gli si è assottigliata la testa, acuminato il viso, una sorta di adattamento all’ambiente che posso capire, gli consente di mettere ogni giorno la prua in direzione delle ondate di corbellerie che gli pervengono dai suoi interlocutori, in primis colleghi (non del suo giornale) e politici. Possibile non intenda che le sue puntuali analisi servono poco, convincono solo i suoi lettori? Che questa gente al potere se ne frega di tutto e tutti? Che, con il dovuto rispetto, i cittadini che non lo seguono, se per ipotesi lo facessero neppure capirebbero che cosa proferisce? Non intendono o ancor peggio non vogliono vedersi sbattere in faccia una triste realtà. Quando incontra i suoi avversari in TV è necessario inchiodarli, metterli nell’angolo, pretendere risposte chiare ed inequivocabili alle sue argomentazioni per rendere pubblica la pochezza dell’avversario di turno. Don Milani aveva scritto un’opera magistrale, almeno per me, “L’obbedienza non è più una virtù”. Io oggi dico che in questo circo Barnum della politica l’educazione non è più un pregio, non paga, la gente comprende ormai un altro linguaggio, un diverso modo di confrontarsi, più combattivo, arrogante e dà ragione all’ultimo che ha espresso il suo punto di vista…
e di Antonio Razzi cosa ne pensate? Uno così che partecipa alle decisioni che riguardano la nostra, la vostra vita, il destino dei figli. Assenteista di mestiere, ma per questa anomalia ci sarebbe una giustificazione: corre voce che si blocchi davanti al cartello posto all’ingresso della buvette dove c’è scritto: “siete pregati di osservare l’orario”. Tra l’altro il bravo Crozza inconsapevolmente crea un danno ad imitarlo alla perfezione, essere il suo avatar, perché lo rende simpatico e il pubblico, dopo aver assistito al suo spettacolo, dimentica di chi si stava ridendo, si confonde, fa un parallelo metafisico in quanto Razzi più Crozza è diventato Crazzi, il simpaticone, quello che mette allegria. In questo senso il bravo comico genovese crea danni irreparabili. E sono Crazzi nostri.
Come non infiacchirsi, perdere le speranze, nel traguardare Augusto Minzolini, ascoltare le baggianate che spara a raffica, tono un po’ in falsetto, sempre con espressione ratta e compiaciuta, la stessa che avrebbe la faccia di una supposta l’attimo dopo aver saputo, per fusione, di non essere più utilizzata, del tipo “sono malconcio ma l’ho scampata!” Pensare che è stato direttore del TG1, quello che preparava i notiziari, il palinsesto, insomma decideva quali notizie divulgare, e come dovevano essere esposte. Ma… a qualsiasi classe sociale apparteniate, indigenti, abbienti, borghesi, agiati, non vi indignate del fatto di essere presi per i fondelli? Non siete sfibrati di sapere che da anni il nostro Paese è nelle mani di tali soggetti?
Verdini? Non vi dice niente questo nome? A voi non capita di essere assaliti da un senso di sfinimento nel guardarlo girare per gli scranni del parlamento o sempre attaccato a qualche potente per sussurrargli qualcosa all’orecchio? Lui non enuncia, congiura, suggerisce, il classico tipo che fa scagliare la pietra e, se va male, indica il braccio del colpevole, della etnia “vai avanti tu che a me scappa da ridere”.
La Finocchiaro? Sempre ripresa mentre esce dall’aula, perennemente restia a rilasciare dichiarazioni perché sta già pensando che deve correre a fare la spesa, si fa risucchiare dall’auto blu in un nano secondo e durante il percorso distribuisce i compiti agli uomini della sua scorta; tu i detersivi, l’altro frutta e verdura, quello più alto dolci e biscotti che stanno sugli scaffali superiori, i generi alimentari sono ormai compito del capo…
Dario Franceschini, il nostro Ministro ai Beni e attività culturali e turismo, che fine ha fatto? Eppure esiste, starà scrivendo qualche altro libro per partecipare allo Strega o al Pulitzer. Da quando si è fatto crescere la barba stile asceta non lo tiene più nessuno. Ma quanto tempo è che circola per il Palazzo? Ah, una curiosità! Anche voi vi state domandando cosa starà facendo per noi in questo istante Letta (nipote)? Il predecessore di Renzi che ci aveva delusi confessando più volte di non essere “Babbo Natale”, poi addirittura siamo stati affossati quando abbiamo saputo che non ha la bacchetta magica e neppure può fare miracoli, ma nel momento in cui ci ha resi edotti di non aver scritto in fronte “Jo Condor”… volete vedere che alla fin fine il nostro ex capo del governo è andato a un corso di prestidigitazione, solitamente detta magia? No! Insegna in una Università, credo a Parigi, però fino ad oggi sembrerebbe percepire sempre lo stipendio da parlamentare.
Pier Carlo Padoan mi mette ansia. Con tutte le riserve mi sembra una persona retta, penso sia veramente convinto che i suoi numeri ci portino a un qualche approdo. Per questo mi dispiace vederlo avvilito, stanchissimo, dimesso, rassegnato, rughe profonde, insomma l’aspetto che avrebbe la supposta un attimo dopo che è fallito il secondo tentativo… ed ha appena udito: “è l’ultima rimasta! dobbiamo riprovare.” Preclusa ogni via di fuga. Quando alla sera rincasa e si netta le scarpe sullo zerbino da sotto le suole ne escono tassi di sconto, spread, indici di inflazione, funzioni, avanzi primari, pareggi di bilanci, tagli alla spesa… questo mi fa venire in mente Mario Monti… eh sì! Il bocconiano, proprio lui, ovvero la prova vivente che contraddice il principio di indeterminazione di Heisenberg: il vuoto assoluto esiste… e si vede.
Perfino i giovani inseriti dal nostro premier lasciano qualche dubbio. Ad esempio la Pina Picierno. Qui siamo alla frutta, anzi all’amaro. Se il “nuovo” della corrente renziana, dovesse essere come lei non ci salva più neppure Rambo. Quella è una Razzi, però accessoriata con “una laurea me l’hanno data e non me la toglie più nessuno”. Adesso che siede in Europa è meno probabile possa inserirsi negli scontri verbali tipo Pascale – Santanchè altrimenti alla facoltà di “Scienze della comunicazione” dovrebbero rivedere tutti i testi. È un po’ che non si vede e mi domando: che apporto starà dando per l’Italia al Parlamento Europeo? Ne avete più avuto notizie? E la Gelmini, quella che nel 2008 aveva avviato con il suo piano programmatico una politica di tagli al personale per un totale di circa 87 mila insegnanti e 44 mila tecnici, ex Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che si reca al lavoro con i neutrini attraverso il tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso “attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito alla costruzione con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”. Un blogger aveva commentato: “Quel tunnel l’ho percorso in Lambretta, ora capisco perché non c’erano cartelli con limiti di velocità”. Roba da non credere. E Nicole Minetti, inserita a suo tempo dal nostro Berlusconi nel Comune di Milano, come e perché lo sappiamo, che fine ha fatto? Pensate voi che sia disoccupata come tanti nostri giovani? Sarà ritornata a fare l’igienista mentale? No! è in pensione con vitalizio di 1.200 €uro al mese. E il Trota, di cui non si è più parlato, ritenete che con le sue sette lauree albanesi non sia sistemato da qualche parte? Pensate forse sia in coda presso qualche ufficio di collocamento? Stia preparando curriculum?
Forse sono io che ho perso la testa ma alla Mogherini, Ministro degli affari esteri, avete sentito fare qualche discorso concreto, portare a termine accordi convenienti? Avvertite un suo “peso” nella politica internazionale? E Maria Anna Madia, Ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione, con l’espressione assente, sguardo tipo La Gioconda, sembra un personaggio uscito da un dipinto del Beato Angelico, sarà pure una scienza ma personalmente non ho avuto riscontri in tal senso…
dimenticavo Sandro Bondi, quello che da qualcuno era stato definito “la lanuggine dell’ombelico di Berlusconi”. È un po’ che non si vede ma non temete, continua a lavorare per noi, mica si è messo a scrivere solo poesie. Fa parte di quella categoria di persone che se non fosse per le cazzate che dice farebbe perfino tenerezza; mesto e servizievole, disponibile, tono sempre pacato, sommesso, da sacrestano rassegnato a subire, ogni giorno, le molestie sessuali di don Silvio affetto da priapismo. E per cortesia non parliamo proprio di Gianfranco Rotondi. Il suo sorriso sagace mi indispone ancor più del nulla che esce dalla sua bocca, il suono della sua voce non mi giunge, sembra voglia comunicare dall’interno della vasca di un acquario, solo bolle d’aria. È il suo essere sgusciante, come volesse dire “io sono più furbo degli altri” che irrita. Ha il ghigno soddisfatto che avrebbe la faccia della supposta un attimo dopo essere stata irrimediabilmente espulsa. Sciupato ma nuovamente libero.
Scusatemi! Vi chiedo un po’ di pazienza. Mi diminuiscono le forze fisiche quando vedo e ascolto Ferrara Giuliano, non tanto per le cazzate che spara, convinto siano frutto del suo genio incommensurabile, ma… è tanto, il video gli è angusto, necessita di estesi territori per portare al pascolo la sua mente eccelsa. Ha sbagliato epoca e Paese, non gli basta la Maremma, avrebbe dovuto nascere 150 fa in America. Poter disporre della frontiera nel selvaggio West sarebbe stata per lui una grande fortuna… per noi una vera e propria manna.
Se poi andiamo a toccare il campo della carta stampata, i presenzialisti del teleschermo, perché quelli “giusti” non si vedono mai, ti logorano letteralmente, neanche la passione per il loro lavoro riesci ad intravedere, ad esempio mi capita sovente di agitarmi pensando che si sia guastato il televisore, salta il fermo immagine, scintille, video sfocato, riflessi, una pallina gira e rimbalza da un lato all’altro dello schermo, come in un flipper o slot machine, poi mi tranquillizzo, è un primo piano di Mario Sechi. Lo ascolto con fede, ritengo non possa essere verosimile che almeno una volta capiti che riesca ad assemblare un ragionamento finito, logico, che corrisponda alla realtà, che non sia il solito colpo al cerchio e l’altro alla botte, poi mi accascio quando realizzo che i suoi equilibrismi “dialettici” vogliono ancora una volta convincerci della quadratura del cerchio, la botte vada pure a ramengo…
per Alessandro Sallusti vale lo stesso discorso. A parte quel sorriso appagato, nascosto, del tipo “io mi salvo sempre” che avrebbe la faccia dell’ultima supposta l’istante dopo aver realizzato che sarà gettata via, inutilizzabile. Nel momento che parte per la tangente si capisce subito dove vuole arrivare, da che parte intende indirizzare i torti e le ragioni, sempre dalla stessa, ad ogni costo, aggrappandosi a fantomatici equilibrismi che hanno del trascendente, e nessuno a interromperlo, fermarlo, quantomeno per farlo ricominciare da capo e verificare se riesce a mettere insieme lo stesso ragionamento di prima. Non ho mai sentito alcun conduttore dire: “Mi scusi direttore ma io non ho capito una mazza, così penso i telespettatori, potrebbe ripetere per cortesia? Spiegarsi meglio?
È davvero sfiancante vedersi apparire all’improvviso in TV quella chioma argento, spalmata su uno sguardo forzatamente interessato, tra l’altro convitato pressoché fisso della Gruber, quando c’è lui devo regolare la luminosità dello schermo, i riflessi della capigliatura sono l’unica cosa che mi colpiscono, tanto da abbagliarmi. È una fatica tripla perché quando Beppe Severgnini comincia a dare ragione ad ogni ospite presente, di qualunque fazione esso sia, mi incazzo, cambio canale e litigo con il telecomando per riportare il video ai giusti valori…
…a proposito, una sera stavo seguendo un ragionamento molto interessante dell’antropologa Amalia Signorelli, riguardava noi, l’istruzione, i nostri figli, stava dicendo che “grazie” alla televisione e allo sfascio della scuola, gran parte degli italiani sono ormai analfabeti funzionali di ritorno, a questo punto ne abbiamo quasi il 60%” e ciò in relazione alla “capacità di raccogliere fiducia, consenso” da parte di una certa casta. “Quanto più alta è la capacità di creare consenso e quanto più basso è il corredo di strumenti critici (analfabetismo di ritorno n.d.a.) da parte di coloro che dovrebbero darlo o negarlo, sempre al consenso mi riferisco, tanto più la «situazione» viaggia in una «certa direzione»”. Così ha dichiarato. Ero molto interessato a seguire tale riflessione, purtroppo la professoressa venne interrotta dal disidratato Antonio Polito che, tra un sorso e l’altro dalla mezza minerale stretta in una mano come fosse il suo mantra, sorriso che neppure può definirsi sotto i baffi, neanche sopra, né dietro, né davanti, insomma come quello della Picierno però con i glutei più contratti, irrompe con un concetto inedito: “Allora non facciamoli votare, così risolviamo il problema! Evitiamo che votino!” Quando poi gli è andata in soccorso la Pina Picierno siamo passati dalla commedia al dramma. Insomma da questo breve scorcio di trasmissione ho dedotto che a Polito e, già che ci siamo, alla Picierno, non importa proprio prendere in considerazione l’evenienza che nel nostro Paese ci possano essere problemi di monopolio dell’informazione, che significherebbe facilità di andare al potere solo per chi possiede “mezzi adeguati”, ossia denaro da investire in “marketing” di immagine. Neppure sembrerebbe sfiorarli il dubbio che una concentrazione di strumenti di condizionamento del comune pensare potrebbe non identificarsi con la “democrazia”. Il grave è che per mia convinzione non siano proprio in grado di arrivarci, capire.
Stefano Folli, quello che è migrato, di riporto, da “Il Sole 24ore” a “La Repubblica” (dove osavano le aquile n.d.a.). Con quel nido che ha in testa chissà quante nuove idee porterà al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca… anche lui è un affezionato di “Otto e Mezzo”, fa quasi parte dell’arredo, però è tranquillo, posato, ogni tanto interloquisce ma in modo pacato, senza scomporsi, forse per il timore di smembrare la capigliatura, il problema è che non si comprende mai dove voglia andare a parare.
Insomma l’avrete capito, sono strafatto dai discorsi e dalle parole di questo vero e proprio esercito composto da diverse divisioni; quelli al potere, e sono tanti, il doppio che in ogni altra Nazione, con stipendi da favola. Il personale preposto di cui si sono persi i conti (e del numero e dei loro “salari”), dal sottosegretario all’ultimo addetto alla ricarica degli orologi a pendolo del Quirinale piuttosto che di Palazzo Chigi. I giornalisti, diciamo la fanteria, quasi tutti impegnati ad appoggiare il Governo qualunque cosa faccia o dica. Mica voglio annoiarvi, ammesso siate riusciti ad arrivare fin qui, ma se andassimo avanti di questo passo scriverei un’enciclopedia per cui, in ordine sparso, riflettete un po’ sulla Boldrini, Grasso, Rutelli (cosa starà facendo adesso il buon Francesco? È con le mani in mano?), Salvini… beh, è sotto gli occhi di tutti, le scritte sulle sue felpe o t-shirt, secondo la stagione, denunciano da sole le discrasie rispetto a quanto va predicando, una calcomania per l’elettore classico e un bel discorsetto avviticchiato su sé stesso per sopravvivere. Comunque per ora è riuscito a “nettare” la Lega dalle ruberie di coloro che denunciavano “Roma Ladrona” e sta creando la “Lega Nazionale”, mica è scemo, neppure lui ha scritto in fronte “Jo Condor”, quindi l’ampolla con l’acqua della sorgente del Po, il BOSSI se la potrà mettere sull’architrave del caminetto, sotto l’elmo gallico cornuto, a ricordo dei bei tempi andati. Alle Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento abbiamo il Ministro Maria Elena Boschi che in linea con i privilegiati suoi pari dichiara: “sulla richiesta di arresto nei confronti del presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini, credo sia giusto aspettare gli esiti del lavoro che sta facendo la Giunta valutando le carte”. Nell’attesa che si risolva lo scellerato caso “ETRURIA” afferma che sceglierebbe di prendere un caffè con il leader della Lega, “semplicemente perché non lo conosco, penso che sarebbe interessante”. Lo penso anch’io ma non so per chi. Alla Difesa ecco il Ministro Roberta Pinotti, laureata in lettere moderne, insegnante di italiano nei licei, la persona giusta al posto giusto. E poi ancora Federica Guidi; essendo presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria dal 2008 è ovvio che l’abbiano sistemata allo Sviluppo Economico tanto per dare una mano ai lavoratori subordinati.
Poi mica sono tutte donne. Che credete? Forse non vi siete accorti di Graziano Delrio, niente di meno che endocrinologo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, segretario del Consiglio dei Ministri, e si occupa di Infrastrutture e trasporti, credo abbia pure la delega alle Politiche di Coesione Territoriale e allo Sport. Forse vi sfugge perché quando riprendono il suo capo lo si intravede sempre nascosto dietro le sue spalle. Ogni tanto fa delle apparizioni in Tv e, dobbiamo essere obiettivi, dà un senso di pace sentirlo esprimersi, infonde sicurezza, calma, potrebbe essere un buon psicoterapeuta, di quelli da duecento €uro ogni mezz’ora intendiamoci. Dico ciò perché non potrò mai dissociare da questa persona la famosa frase, in ordine all’applicazione della famigerata IMU, pronunciata nel corso del suo intervento al meeting di CL dell’agosto scorso. Infatti dichiarò: “Credo che i cittadini possano permettersi di pagare 400 €uro l’anno, è meno di un abbonamento a una TV privata”. Memorabile la flemma con la quale elaborò il concetto ma dobbiamo capirlo, lui non sa, lo ignora del tutto, che per categorie sempre più ampie 400 €uro possono ormai fare la differenza fra ridere o piangere una volta di più all’anno. Lui la vita la vede dall’alto di stipendi e benefit “intoccabili” e, come tutti i suoi “colleghi”, si avvale di barbieri da 136 mila €uro all’anno (pagati dai cittadini), e… Cuperlo, Civati, Fassina, insomma la così detta “opposizione interna” del Pd? Battono i piedi ma è dura mollare la squadra. Ora che l’hanno fatto si sono sciolti come neve al sole. Nichi Vendola, passato il momento felice che lo aveva visto nuotare in un acquario abbastanza attrezzato, ora non sa più che pesci pigliare, è un carassio, comunemente detto pesce rosso, che a furia di girare in tondo nell’angusta e spoglia boccia di vetro dove si ritrova ha assunto una colorazione biancastra.
Invece da quando il Presidente Napolitano l’aveva nominato “saggio” per supportare lo sfacelo Monti, il Quagliariello si è chetato, lo vedi uscire tranquillo e sorridente dal Palazzo, camminata ciondolante, una mano in tasca, l’altra a sorreggere il cellulare, parla con noncuranza probabilmente dei nostri problemi. E pensare che era uno dei più bifidi urlatori pro Berlusconi. Ottempera ai suoi principi partecipando al Family Day, con delicatezza, insieme a Lupi, altro ex affezionato all’uomo di Arcore e ad un certo Giovanardi di cui parleremo in separata sede.
C’è veramente di che abbattersi. Con il problema enorme della Scuola vi siete accorti della linguista, glottologa e politica italiana nonché Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini? E del Ministro della salute Beatrice Lorenzin? Ha come massimo titolo di studio il diploma di maturità classica, ma questo conta relativamente, è fidanzata con Alessandro Picardi, guarda caso assunto in Rai durante il suo mandato, si era avvicinata alla politica aderendo al movimento giovanile di Forza Italia nel Lazio nel 1996. Ottime credenziali davvero per un Governo guidato dalla sinistra.
No! Non ce la faccio più, sono stanco, stanchissimo, debole, neppure ho più la consolazione di guardarmi i Talk-show o telegiornali un po’ meno allineati. Santoro ormai fa il verso a sé stesso, inconcludente, ha perso di aggressività, si è “costituzionalizzato”, Paragone cerca di darsi da fare ma quando a fine trasmissione arrivano i titoli di coda il telespettatore si domanda: “Quindi? Nella buona sostanza? Massimo Giannini, che è stato chiamato a condurre “Ballarò” al posto di Giovanni Floris, è soporifero, meglio della melatonina. Mentana con il suo TG de La7 osa qualcosa di più ma conclude sempre con un “intendiamoci, con beneficio di inventario”.
Lo ripeto, il mio affaticamento è arrivato ai livelli di guardia, neppure ho più la forza di indignarmi. Ma lo volete capire o no che i soggetti di cui ho parlato sono una minima parte? Il gruppo al potere, solo quelli, arrivano a un migliaio circa, di molti non ne conosciamo neppure, non dico il volto, ma i nomi; dovremmo rivolgerci a “Chi l’ha visto?” per rintracciarli tutti. Sono un numero spropositato di individui, una vera ed autentica armata, come l’Armada Invencible del re di Spagna Filippo II, solo che noi non abbiamo gli inglesi che con la tattica riuscirono a mettere i vascelli in fuga.
Questi si stanno mangiando l’Italia, non ci sono avversari che possano contrastarli, sono fagociti giganti, insaziabili. Se decidessero di utilizzarli per risolvere il problema dell’ISIS, in meno di cinque minuti del califfato islamico non si avrebbe più menzione, mica in combattimento, che credete, non vedo figure eroiche pronte a sacrificarsi faccia a faccia per un ideale, basterebbe riuscire ad insinuare tra le loro fila un buon numero dei marioli, imbroglioni, inquisiti, salta fossi, impresentabili, pregiudicati, incandidabili, indagati, mascalzoni, facilmente reperibili, così che possano usare la loro arma migliore, la sola che conoscono: logorare la struttura dall’interno senza correre alcun rischio.
No, no, chiudo qui la trasmissione, sono groggy, voi non ci crederete ma nel cercare di tenere sotto controllo questa truppa uno finisce spompato… un momento! Dimenticavo la mia Liguria. Ora abbiamo Giovanni Toti e vi giuro che quest’uomo ha messo a dura prova la mia propensione alla classificazione antropologia. Ogni volta che lo “vedevo” blaterare la mia attenzione non riusciva a staccarsi dai movimenti della bocca, ne restavo ipnotizzato, mi ricordavano qualcosa ma… cosa? Anche se sbuffa e soffia lo stantuffo no, questi ha moto rettilineo invece il suo labiale è piuttosto “rotondo”; pompa per motore diesel ancora meno, essa regola la quantità esatta di combustibile che va nei cilindri, costui emette aria a ruota libera, da scartare; ventilatore, elica, neanche parlarne, troppo circolari, veloci e rotatori, lui lancia sproloqui radiali. Non può essere alcunché di meccanico anche se il profilo, la spigolosità dei lineamenti e quelle pieghe voraci che dalle pinne del naso precipitano inesorabilmente e con perfidia ai lati delle labbra evocano, che so, un involucro in acciaio, tipo l’elmo nero di Skywalker, il protagonista della saga di “Guerre stellari”… eccoci, Mazinga Z! Mi ero detto, il primo Super Robot della TV per ragazzi, quel grande mostro di ferro pilotato da un essere umano, tra l’altro nel suo caso facilmente identificabile. Non mi convinse, dovevo rovistare altrove, è sotto il suo naso la chiave di tutto. Quella ventosa rapida, aspirante, sputacchiante, che si apre e chiude a calice, insomma era d’uopo indagare in diverso settore. Dove? Diventò una questione di principio. Quando una sera lo rividi annaffiato da Lilli Gruber mentre bramava quel lepidottero nero di Cacciari che volava alto nel teleschermo, e il combattivo Scanzi che lo contrastava da vicino, ebbi l’illuminazione. Ma sì, nella botanica! Come avevo fatto a non pensarci prima? Mi sarei risparmiato un sacco di sciocchezze. Le piante carnivore! Quei simpatici vegetali che catturano e consumano animali, specialmente insetti ed altri artropodi, somiglianti a molti dei suoi abituali interlocutori, con le loro trappole che, nel caso specifico, sono tutte concentrate in un’unica sottospecie: le fauci del nuovo Presidente della Regione Liguria. A “tagliola”, dove la lingua affilatissima ha una funzione determinante; a “nassa” ed “aspirazione” in cui la vittima viene risucchiata da una struttura in virtù del vuoto di contenuti che si genera al suo interno; pure a “colla” grazie alle papille “appiccicaticce” di cui è dotato il suo canale alimentare. Proprietà, tutte queste, dovute ad una sorta di adattamento ad ambienti malsani quali paludi, sezioni di partito, comitati d’affari, torbiere, congressi ad personam. Che peso mi ero tolto, non avrei immaginato di venirne a capo, in due tempi comunque e con un po’ di fortuna. E adesso che è il mio vicino di casa?
Sono veramente stravolto, poi pensando a Toti… basta davvero! Mi taccio per sempre. Tra l’altro, fra mille altri, mancherebbe all’appello il numero uno Renzi Matteo ma… che devo aggiungere a quanto già enumerato in precedenti articoli? La guida scout corre dritto come una freccia, quella che con la più smaccata improntitudine tende l’arco tra la sinistra e la destra di Berlusconi.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web

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