IN MORTE DI MARCO PANNELLA

IN MORTE DI MARCO PANNELLA

Non ho mai condiviso la locuzione “I morti sono tutti uguali”, anzi mi ha sempre particolarmente disturbato, infastidito poiché pregna di tutte le ipocrisie dei rimasti vivi i quali si arrogano il diritto di spogliare il defunto della sua personalità, appiattirlo, ovvero superare finanche la natura che già gli fa assumere posizione orizzontale provvedendo, per sovrapprezzo, ad annullare pure ciò che egli è stato e voluto essere. Una carogna che trapassa vuole rimanere la carogna che è stato, così il benpensante, l’illuminato, il moralista… invece gli tocca subire il torto di diventare, nel ricordo, qualcos’altro che lo accomuna, unifica ai nuovi compagni di chi sa quale misterioso viaggio.
Poi ci sono dissimili esempi di persone che salgono sull’autobus infernale per sfidare il mistero ultimo, e dipende da ciò che lasciano nell’animo di coloro che restano alla fermata in attesa del prossimo carico, o il successivo, ovvero i diversi gradi di quella inevitabile sensazione di “mancanza”, chiunque essi siano stati, che assale durante l’attesa.
Sto scrivendo queste poche righe in quanto ho appena saputo che è morto Marco Pannella e la notizia mi ha fatto passare in un balzo da ciò che ero l’attimo prima a quel che sono adesso ovvero monco di qualcosa che è andata via con lui. Il primo pensiero mi ha ricondotto ai suoi estenuanti digiuni, scioperi della fame e della sete, le nuvole delle innumerevoli sigarette che ha bruciato nell’affrontare con caparbietà gli ideali più veri pertanto assurdi nel contesto sociale tanto sordo alle sofferenze del prossimo quanto generoso nello spendere vane e scontate parole nel commemorare chi ha “tolto il disturbo”.
Caro amico, aspettati nei prossimi giorni una valanga di discorsi celebrativi che nulla avranno a che fare con il tuo essere stato ma, come ben sai, è un obbligo che i timorosi e ipocriti demandati a tale incombenza, gli uomini di potere, devono e possono onorare solo in questo modo. Porta pazienza, passerà in fretta.
Da parte mia avverto l’esigenza di dirti: “Ciao Marco, sei un personaggio così diverso e affrancato dalla mediocrità che mi sento deprivato di un ottimo compagno, anche un po’ folle, come del resto sono io. Ultimamente eri perfetto con il codino. Che aggiungere? Nulla! Buon viaggio, mi faccio una canna in tuo onore. Mi mancherai ma questa è la vita e… la morte”.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

L’articolo “IN MORTE DI MARCO PANNELLA” è stato pubblicato il 20 maggio 2016 sul sito www.memoriacondivisa.it

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