ISABEL 23 agosto (La Memoria)

ISABEL 23 agosto
(La Memoria)

Il canto, che divenne
mio compagno,
giunse da Recanati.
Quando lo udii la prima volta
ero seduto al mio banco,
composto e attento,
grembiule, fiocco azzurro,
colletto rigido e bianco.
Poi sempre e ovunque
in ogni infinita passione
fino ad incontrare te,
e sei soltanto ieri.
Nessuna ha avuto quel nome,
ma lo stesso suono,
e con l’ultimo, recente
grande amore, tutti insieme
sono stupefacente armonia
mista ad immenso dolore.
Vorrei che ogni attimo vissuto,
partendo dal tempo remoto
del primo, sublime,
esaltante toccar con mano,
sentirmi accarezzato,
fino a ripercorrere il dopo,
completo, intimo, carnale,
si riducesse ad un’unica visione
priva di presenza, ricordi, frenesia.
Solo pura contemplazione,
ferita aperta e mai cicatrizzata
anziché questi strappi nell’anima
che lacerano il pensare,
sanguina per rimarginarsi
in un ferino turbinio.
Vagheggiare l’impossibile
ritorno ad ogni mio istante,
riviverlo con la stessa intensità,
follia,
sebbene in conclusione,
alla fine,
sia come avere il senso del
morire…

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza: A sinistra la finestra di Silvia dallo studio di Giacomo Leopardi – a destra dipinto di Virginia Palomeque

RIPRODUZIONE RISERVATA

You may also like...

2 Responses

  1. Alberti Rosaria ha detto:

    Molto profonda . . ma perché vagheggiare l’impossibile??
    Per farsi male! Le ferite sanguinano.
    Ode all’immortalità di W. Wordsworth(in splendore nell’erba) ci indica la strada……
    Silvia il nome che ho scelto per la mia unica figlia, ovvio il motivo!

    • mauro.giovanelli ha detto:

      “…sebbene in conclusione, alla fine, sia come avere il senso del morire…” E’ un discorso complesso, mi piacerebbe affrontarlo in altra sede, magari via mail… in ogni caso posso solo dire che “…se nulla può far che si rinnovi all’erba il suo splendore, e che riviva il fiore. della sorte funesta non ci dorrem ma ancor più saldo in petto godrem di quel che resta…” Ecco, non sono pronto per godere di quel che resta perché so di avere molto da dare e quando dovessi giungere a non aver più questa carica… ebbene di che dovrei godere? Splendido il nome che hai dato alla tua unica figlia. Un caro saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Mauro Giovanelli - RIPRODUZIONE RISERVATA