DARIO E BOB (misteri buffi per cialtroni incolti)

DARIO E BOB
(misteri buffi per cialtroni incolti)

Non è casuale che io affianchi due personalità che oggi, 13 ottobre 2016, ci hanno distolti dalla consuetudine invitandoci alla riflessione, chi ne è capace, sebbene i motivi per i quali i loro nomi rimbalzano nell’etere siano profondamente diversi. I sentimenti che ne scaturiscono così contrastanti eppure in un certo senso vicini da lasciare sbalorditi nel loro apparire compensazione morale uno dell’altro. Bob è un parziale indennizzo del fatto luttuoso concomitante vedendosi assegnare il prestigioso riconoscimento che nel 1997 fu di Dario e per quest’ultimo una sorta di rivincita verso i detrattori (molti) del suo meritatissimo premio Nobel, ultimo italiano della letteratura. Perché dico ciò con grande emozione? Sono cosciente che una parte fondamentale della nostra cultura se ne sia andata per sempre, non potrà essercene un altro a quel livello, è irripetibile, come Totò, Pasolini, Eduardo… e chido perdono ai pochissimi altri che non voglio menzionare.
Mi trovavo in un locale pubblico e dopo neppure due minuti che le notizie vennero diffuse già sentivo i ragli degli avventori che imprecavano allo scandalo di come si possa insignire un cantante di tale onorificenza senza sapere che colui che chiamano “menestrello” non solo è una delle voci più importanti che ci hanno accompagnati fino ad oggi ma pure eccezionale poeta formatosi alla scuola dei suoi amici Kerouac, Ginsberg, Michael McClure, Neal Cassady, William Seward Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, ecc. Naturalmente il riferimento all’analogo “incidente” capitato diciassette anni prima a Stoccolma con il nostro talento naturale era d’obbligo. Che mezze persone siamo diventati, forse neppure un quarto, probabile neppure persone.
Quindi Robert Allen Zimmerman che scelse il nome d’arte Dylan in onore ed ammirazione dell’eccelso poeta gallese Dylan Marlais Thomas ha afferrato la staffetta consegnatagli da Dario Fo, un genio, irripetibili la sua mimica, l’espressività dei gesti, l’invenzione di una sorta di lingua comprensibile solo a chi ha gli strumenti per recepirla, la parte giullaresca della vita da lui elevata ad arte pura, il senso più profondo della satira, imitatore, “animale” da palcoscenico, letterato, inventore, poeta, pittore, filosofo, cantore, paroliere, improvvisatore e, naturalmente, esiliato a vita dalla televisione. Siamo in Italia.
Vorrei ascoltare almeno uno della vasta tribù di cialtroni che si permettono di denigrare uomini di cotanta statura che abbia solo sentito menzionare “Sani da legare” (1954), le “Commedie di Dario Fo” edite in vari volumi, il primo nel 1966, Torino, Einaudi, l’inarrivabile “Mistero buffo”, giullarata popolare in lingua padana del ‘400, “L’Apocalisse rimandata” (ovvero “Benvenuta catastrofe!”), Parma, Guanda, “Dario Fo dipinge Maria Callas”, Milano, Skira, 2015 e innumerevoli altre opere.
Non desidero enfatizzare troppo sebbene sia enorme il senso di mancanza che avverto per la dipartita dell’immenso Dario Fo così come provo felicità per il fatto che in certo qual modo il testimone della letteratura sia passato a Bob Dylan di cui sono fedelissimo ammiratore (Cormac Mc Carthy e Philip Roth avrebbero meritato ugualmente). Ma… di che stiamo parlando in un Paese dove le vicende truffaldine di un Fabrizio Corona qualunque occupano da giorni testate giornalistiche e palinsesti televisivi? Lasciatemi serenamente concludere dicendo che assistere alle parole di cordoglio dei nostri politici dalle facce buffe e misteriose mi fa venire il voltastomaco.
Caro amico Dario, riposa in pace con la tua Franca Rame. A te, Bob, congratulazioni dal profondo del cuore.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagini in evidenza ricavata dal web

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2 Responses

  1. Alberti Rosaria ha detto:

    Non posso che condividere tutto ciò che , con chiarezza e semplicità , hai scritto!!!
    Il giullare non poteva stare in T.V. avrebbe potuto far pensare ……..molto pericoloso….quanto le canzoni di Bob!!!!.

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