LA PRIMA VOLTA CHE VIDI MILANO

LA PRIMA VOLTA CHE VIDI MILANO

Da tempo non andavo a Milano, ci sono stato infinite volte ma sempre distratto. Visitarla oggi con un amico, nato e cresciuto nella città… è stata un’esperienza imprevista, resa interessante da come gli occhi della mia mente l’hanno percepita, l’aiuto dell’improvvisata guida, vivace, lucido, fatalista, sottile. L’ho trovata diversa. Stamattina appena uscito da sottoterra, la metro che da Stazione Centrale porta direttamente a piazza Duomo, ho scattato una foto con il cellulare. Mi hanno colpito i colori, quelli giusti.
L’autentica “metropoli”, la sua anima, mi ha investito per la prima volta verso sera, quando in via Monte Napoleone ho avuto la prova che c’è qualcosa di tremendo nella natura umana, un errore all’origine, il cortocircuito della sopravvivenza. Le Ferrari, Bentley sono alla fine, non accontentano più, il giocattolo sta annoiando chi ci si divertiva. I volti più tristi proprio quelli dei pochi che uscivano dalle boutique con sacchetti griffati, denotavano stanchezza di “consumo”, vuoto interiore, deprivazione della propria natura, la soddisfazione esaurita alla cassa, subito dopo aver pagato cifre paradossali, neppure arriva all’utilizzo dell’articolo acquistato, è sufficiente il possesso. Dipendenza e assuefazione alla droga e di più “pesanti” non ce ne sono. Il nero prevale, quello delle “divise” di avvenenti e sofisticate commesse, dei “vigilantes” alle porte di sfavillanti vetrine, delle Mercedes pick up e stile militare, alte, inutili, imponenti, tubi di scarico laterali che sputano ai marciapiede. Nero degli arredi, così le pareti di ogni “negozio”. Una grande “firma” l’ha adottato per gli oltre duemila metri quadrati suddivisi e destinati all’abbigliamento, bar, libreria, delicatessen. Sono stato alla toilette. Sepolcrale!
Viviamo la parodia di un gigantesco funerale fra stelle filanti, coriandoli, cotillons: il nostro! Dell’umanità. Intanto due interminabili cortei si stanno preparando per incontrarsi alla processione, l’estremo ancoraggio metafisico al reale. Da una parte, trainando stancamente suppellettili di incerta origine, tutti i nati nei giorni, ore, minuti, frazioni e frazioni dell’intervallo dalla notte del primo spazio. Dall’altra, in un’oscurità solenne, i non nati strascicano le proprie ombre bianche esibendo ogni strumento fallace di misura del tempo, orologi ad acqua, solari, meccanici, al quarzo, atomici, pendoli, clessidre, meridiane pesantissime e quadranti. Sanno che l’ultimo tuono è imminente.
Gli unici ed ultimi sorrisi, veri, autentici, spontanei… dei miseri che mettono una rosa in mano alle signore per rimediare due €uro. Anche se interessato… solo il gesto, appartenente ad epoche sommerse, ne varrebbe molti di più.
L’estinzione è alle porte. Vincerà l’amore? Lo sapremo presto.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com
© Copyright 2016 Mauro Giovanelli

Immagine in evidenza: Foto scattata dall’Autore il 17 dicembre A. D. 2016 alle ore 11 e 35

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