ERAVAMO NELLE SUE MANI, QUELLE DI LETTA, ENRICO INTENDO

ERAVAMO NELLE SUE MANI, QUELLE DI LETTA, ENRICO INTENDO

Mi hanno sempre suscitato diffidenza le persone che si aiutano con movimenti del corpo per rendere più assertivo il discorso, che incorniciano le frasi con ampi gesti delle braccia, tese a irrobustire l’esposizione del teorema che stanno elaborando. Questo infiorettare con mimica eccessiva ogni concetto che intendono far digerire all’interlocutore può significare solo due cose: o non sanno di cosa si stia parlando o pensano che chi li ascolta non ne capisca alcunché. La mia personalissima opinione, riguardo gran parte degli attuali facenti parte l’esecutivo, è che le due ipotesi siano vere entrambe. Resta il fatto che in tutte le sue apparizioni in pubblico, durante i dieci mesi da Capo del Governo (28 aprile 2013 ÷ 22 febbraio 2014), il nostro Enrico Letta si è rivelato un vero maestro della gestualità. L’apoteosi è stata raggiunta nel corso della puntata di “Otto e Mezzo” del 23 gennaio 2014, a trenta giorni dalla spallata che gli avrebbe inferto il suo collega di partito. In tale circostanza l’agonizzante Presidente del Consiglio si è sbracciato per quaranta minuti occupando con gli arti superiori lo spazio a disposizione sul video e diffondendo a profusione locuzioni circa il futuro del Paese.
Se non l’avete visto vi siete persi veramente uno spettacolo. Pareva un insegnante di lingua dei segni appena uscito dalla “Heumarkt”, famosa scuola tedesca di interpreti per sordomuti. A questi ultimi, per “ascoltarlo”, sicuramente non sarebbero stati necessari i sottotitoli, nemmanco il gesticolante di supporto nel quadratino in alto a destra dello schermo. Possiamo quindi affermare che quest’uomo, alla stregua del suo successore, sappia veramente comunicare con l’universo popolo. A guardarlo sono stato assalito da giramenti di testa, a un certo punto non riuscivo più a seguire le piroette di quelle dita, indifferentemente provenienti da dritta e manca, le giravolte delle braccia che si incrociavano, schiaffi all’aria all’inseguimento di virtuali insetti fastidiosi, poi mani di taglio sul tavolo, come se avesse deciso di spezzare il medesimo con un doppio colpo di karate. A preludio e rafforzamento di ogni sua giustificazione, affermazione, promessa, rettifica, smentita schierava gli arti come pedoni di una scacchiera.
D’improvviso sbandiera una mano a mo’ di minaccia elencando i motivi per cui gli italiani non si siano accorti dei risultati da lui conseguiti. Repentino, con entrambe, aggrinfia il tavolo, otto dita sul piano e pollici sotto, parevano due chele, traendo da tale appiglio energia a convogliare la frase verso la conduttrice. “Penso che sia… necessario che ognuno faccia bene le sue cose, credo che devo (sic!) interpretare il mio ruolo al meglio…” per aprirle di colpo a ventaglio, braccia lunghe e stese ai lati, come a controllare l’aria che tira, sia a destra che a sinistra, pure dietro, e anticipare la fregatura appena servita ai cittadini. Eccola: “…applicazione dell’IMU del 10% in alcuni comuni… si poteva evitare però mettiamolo dentro l’equilibrio generale.” Ah vedi, mi son detto, adesso lo chiamano «equilibrio generale»! Ma lui incalza: “…noi abbiamo abolito il finanziamento pubblico dei partiti…(?) per la prima volta dopo due anni il debito è sceso… la strada per uscire dalla crisi la si è imboccata.” Con la mano sinistra a ragno, buona imitazione dell’embrione arrapato di Alien che sta per saltare sul viso della Gruber, cerca di pontificare sui massimi sistemi. “Il trionfo della legalità, e…” – fulmineo si erge il pollice verso l’alto colto da una mostruosa erezione. “Uno! Siamo orientati a reperire fondi per aiutare i lavoratori disabili… il 29 aprile l’attuale governo era nato con Bersani dimissionario e ora il PD ha Renzi segretario… siamo in una crisi profondissima.” Appresso salta pie’ pari (metaforico) agli obiettivi da conseguire per ottenere un’inversione di tendenza. Sguardo fisso, severo, arguto. Riparte dall’indice che va ad occupare la scena. “Due! Scelta Civica si è divisa mentre sotto Monti era unita ma noi puntiamo al diritto allo studio.” Senza un attimo di tregua indirizzando il medesimo dito verso la Gruber, pareva quello di ET solo che l’ultima falange non faceva luce: “Buone notizie per gli Italiani, con la legge di stabilità ho deciso di abbassare il costo del lavoro attraverso il famoso (?) cuneo fiscale. Poi assalto alla burocrazia… cultura!” Dal pugno chiuso in verticale a mezza altezza, con il pollice stretto nella morsa dell’indice, si è potuto desumere che per lui era giunto il momento di essere chiari, per cui partorisce due dichiarazioni inconfutabili. “Abbiate fiducia” e “Non sarà facile”. O l’una o l’altra, non c’è una terza ipotesi, «o si pensa o si crede» come ha detto un grande filosofo. Segue una brevissima pausa durante la quale indice e pollice vanno a congiungersi, come volesse strangolare una cimice. “Notizia importantissima, far partecipare di più i lavoratori delle Poste, per cui è prevista la privatizzazione.” Immediato compare il medio teso come una corda di violino. “Tre! Il PDL guidato da Berlusconi non c’è più e al suo posto il Nuovo Centro Destra…” – poi il dito si affloscia – “…potrei continuare a lungo, capisco che lei mi interrompa.” Che questa volta la Gruber non desse segni di voler intervenire è solo una minuzia.
Credetemi pareva di assistere allo svolgimento di una sfida alla «morra», solo non si riusciva a capire contro chi, forse i due avversari erano proprio le sue mani, destra contro sinistra, l’una contro l’altra armate. A questo punto sono passato dall’arrabbiatura alla rassegnazione scivolando quasi subito nel fatalismo che si è assestato sul puro divertimento. Incredibile! È stato come ammirare un bravo illusionista al lavoro. Non ho fatto in tempo ad adattarmi a questa nuova situazione che vengo investito da uno scoppiettare di frasi, sembravano mortaretti, accompagnate da un vero e proprio trionfo della movenza. Senza sosta seguono buoni propositi che cadono a pioggia, come favolosi fuochi artificiali che esplodono nell’aria, progrediscono a cascata, ditate e manate a vanvera. “Bloccare la crescita della disoccupazione… risolvere altri problemi in generale… rientro di capitali.” Infine lo scoppio conclusivo, quello che produce effetti luminosi da far apparire figure colorate nell’aria, nel centro si vede la luce azzurra dell’esplosione ultima e lui si aspetta che tutti rimangano sbalorditi. Assumendo un’espressione misurata, austera e rasserenante allo stesso tempo, occhi spalancati, sempre vigili e attenti, busto rigido come una statua, prepara la stoccata decisiva. E vai! “Nel terzo trimestre del 2013 si è fermata la recessione… è cominciata la crescita… aumentato il fatturato industriale… faremo le privatizzazioni.”
Avrò di certo grossi limiti ma giuro che alla fin fine tutto quel gesticolare mi aveva turbato. A meno che… ci sono! Abbiamo saputo che non ha la bacchetta magica, non può fare miracoli, ci ha detto di non essere Babbo Natale, in fronte non ci ha scritto “Jo Condor”… vuoi vedere che alla fin fine il nostro ex capo del governo è un prestidigitatore, solitamente detto mago? Tra l’altro, contrariamente alle licenze cinematografiche dei registi, a decretare la morte del gladiatore sconfitto pare non fosse il pollice verso, o rivolto in basso, bensì proprio il pollice esposto in alto. Come quello inquietante di Letta. Visto che l’unica cosa che sono riuscito a recepire è che eravamo nelle sue mani confido ignori questo piccolo dettaglio, sconosciuto a molti. Forse Matteo Renzi lo sa e deve essere per questo che ostenta il pugno chiuso nel pronunciare “Yes we can”.
Speriamo che papa Francesco ci metta una buona parola.

Mauro Giovanelli – Genova

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Immagine in evidenza ricavata dal web – Fotomontaggio eseguito dall’Autore

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