AGENZIA delle ENTRATE senza VIE di USCITA (commedia in tre capitoli con tragico epilogo)

AGENZIA delle ENTRATE senza VIE di USCITA
(commedia in tre capitoli con tragico epilogo)

PREMESSA
Nel coacervo di interessi privati, correità, egoismi, corruzione, compromessi, iniquità, malaffare e soprusi da cui le Caste attingono sempre nuova energia al fine di contrastare il pur minimo progetto di correzione del sistema, confido nell’informazione quale residua speranza, il puntello della denuncia su cui poggiare l’estremo tentativo di far retrocedere l’arroganza del Potere entro limiti tollerabili. Mi rivolgo quindi a voi giornalisti, professionisti dell’informazione, anche quelli che negli anni si sono persi per strada, ed espongo un fatto. Il racconto è un po’ lungo ma a mio modesto avviso vale la pena leggerlo, spendere qualche minuto, facendo pure attenzione ai dettagli, potreste trovare spunti interessanti. È tutto vero e documentato. Gli omissis possono essere facilmente sostituiti. Fatene l’uso che credete.

ANTEFATTO
Un trafiletto, «BELPAESE» di Alessandra Longo apparso su «La Repubblica» del 17/1/2014, denuncia che oltre 100 persone, a partire soprattutto dal 2012, si sono tolte la vita e moltissime hanno tentato il suicidio a causa della grave crisi economica e della «pressione fiscale». L’argomento è pure stato oggetto di dibattito su La7 «Linea Gialla del 28/1/2014». A tal proposito si stanno organizzando alcuni «movimenti» legati a partiti antagonisti delle Larghe Intese, che metterebbero pool di avvocati a disposizione dei cittadini per verificare se esistano o meno gli estremi affinché il governo Letta, e in subordine il nefasto Monti o viceversa, possano essere chiamati a rispondere di istigazione al suicidio previsto dagli articoli 580 del codice penale, 2 e 32 della Costituzione. Il fatto di cronaca «MAZZETTE PER GLI ISPETTORI DEL FISCO» apparso su il «SECOLO XIX» del 15 e 16 gennaio 2014 riportano la dichiarazione «minacciava di massacrarmi» profferita dal commerciante P.L.L vittima dell’infedele funzionario, tale R.P. dell’Agenzia delle Entrate in forza a (omissis). Comunque non è per queste due notizie che ho deciso di raccontarvi l’episodio, al contrario per il fatto che da oltre un mese una certa «persona», che d’ora in avanti, secondo la bisogna, chiamerò Tizio, Contribuente, Danneggiato, Protagonista suo malgrado, tenta invano di essere ricevuto dal Direttore Provinciale della Agenzia delle Entrate di (omissis) al fine di esporre i «gravi problemi famigliari» per i quali non è in grado di pagare tasse non dovute, allo stesso modo di quelli che adduce l’impiegato R.P. a giustificazione della sua tentata estorsione ai danni di un cittadino.

CAPITOLO 1 – TIZIO
L’avventura di Tizio è tutta girata in un interno, gli uffici della Agenzia delle Entrate di (omissis), la sceneggiatura è scritta nelle carte di un lungo ed estenuante contraddittorio conclusosi nel dicembre scorso, l’interprete principale l’ho già nominato, partecipano diversi comprimari, alcune comparse, dialoghi improvvisati. Regia la voce narrante dei grandi capi dell’Ente che non compaiono mai. Vi accorgerete come questo accadimento abbia riverberi (o meglio strali) che investono i contribuenti italiani, cioè coloro che «sostengono» le Entrate dello Stato (attraverso un raccapricciante sistema fiscale che neppure Kafka avrebbe potuto concepire) a favore e beneficio degli «utilizzatori finali» di tali cespiti, ovvero i politici e le Caste, che mantengono e alimentano un apparato monco e deforme al punto da consentirgli impunemente la gestione, senza renderne conto alcuno, del denaro pubblico. Nella buona sostanza mi sento in obbligo di dare un’anteprima dell’accaduto non tanto per gli articoli di legge sopra citati, nemmanco in ordine al fatto che viviamo in un Paese dove si negozia la riforma della legge elettorale con un condannato, per frode fiscale tra l’altro, e men che mai per il malcostume e la corruzione dilaganti che trasforma gli indagati, pregiudicati, corrotti e corruttori in eroi da esibire in tutti i talk show televisivi. Voglio raccontare questa avventura per… beh! Se avrete pazienza, alla fine lo scoprirete. È però necessario ripercorrere puntualmente ogni fase, quindi procediamo con con ordine.
Tutto ha inizio nel gennaio 2013, più precisamente il 24, quando al domicilio di Tizio, rappresentante legale nel 2008 di una società immobiliare, giunse una raccomandata. La missiva fu ritirata dal coniuge e la depose sul cassettone dell’ingresso di casa senza pensare che quella busta avrebbe destato l’interesse della figlioletta di cinque anni. Infatti la piccola ritenne di utilizzarla per comporvi sopra un’opera naïf completata la quale, e constatato che la minacciosa dicitura “Ministero delle Finanze” non si attagliava a tutto il resto, la buttò. Tizio ne venne a conoscenza il 21 maggio 2013 quando si concluse l’inseguimento (letterale) del «Messo Speciale Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di (omissis)» che riuscì a consegnargli personalmente un vero e proprio «faldone» composto da 4 plichi per un totale di 92 fogli, tutti compilati da certa S.P., a firma congiunta V.T., R.T. e L.B. in ordine gerarchico decrescente. Dopo una serie infinita di intimazioni costellate da «Dpr nr., ai sensi Art. nr, Comma nr., D.L.G.S. del…, lett. nr., Prot. nr. Atto nr., Cod. uff. nr., Rif. a… ecc. ecc.» spalmati a profusione in ogni pagina, l’interessato riuscì a capire che dalla Agenzia delle Entrate di (omissis) gli veniva intimato di pagare, a breve scadenza, la modica cifra di €uro 42.243,53 non un centesimo di meno. Al ché Tizio trasalì e, superato l’attacco di panico, ricostruito tra le mura domestiche l’accaduto, si precipitò presso l’Ente in questione per conferire con S.P. indicato sui moduli quale funzionario responsabile cui rivolgersi. Era assente. Prese quindi appuntamento telefonico e quando il giorno stabilito si recò negli uffici preposti il funzionario S.P. era ancora assente. Eseguite varie piroette, tutte nella stessa mattinata, Tizio ebbe il privilegio e la «fortuna» di essere ricevuto dal sig. R.T. capo Team 2 (che in Italiano significa Capo Squadra 2) così venne a sapere il motivo per cui era incorso in una sanzione di tale entità. Infatti la colpa grave altri non era che il mancato riscontro al questionario, composto di due fogli due, a suo tempo contenuto nella sottile e leggera busta utilizzata dalla bimba, e che questo signore gli mostrò per poi riporlo sulla scrivania proprio sotto il suo naso, quello di lui, del capo Team 2 intendo. Era il 30 maggio 2013 e qui, tenetevi, arriva il primo «pezzo forte».
Dopo un leggero sobbalzo Tizio chiese copia di tale documento composto, ripeto, di due fogli due, ma il sig. R.T., Capo Team 2, dopo essersi raddrizzato nella poltrona da dirigente, rispose che questo era impossibile perché non previsto dalla «procedura». Ingenuamente Tizio obiettò che appariva almeno singolare non poter avere quanto gli era stato inviato ma il Capo Squadra, alzandosi, e questo fu il segnale che la conversazione poteva considerarsi conclusa, profferì due parole due quali «adesione» e «contraddittorio», consegnò due fogli due a Tizio, che non erano quelli necessari, suggerì di attenersi scrupolosamente a quanto in essi indicato e lo congedò. Come in quel miracolo della letteratura del ‘900 che è «Il Maestro e Margherita» di Bulgakov dove il sicario di Satana, Azazello, assume diverse sembianze, allo stesso modo da questo istante Tizio diventa «Contribuente».

CAPITOLO 2 – CONTRIBUENTE
Uno di questi due fogli due riportava le istruzioni per poter entrare in possesso degli altri due fogli due, quelli veri, pertanto Contribuente, che nel frattempo dovette immediatamente pagare €uro 180,75 di sanzione con mod. F24 (nulla a che vedere con i cacciabombardieri, quelli sono gli F35) si recò in uno degli appositi uffici deputati a tale compito, cioè «Sezione Tutoraggio dei contribuenti assistiti» (non è un centro di accoglienza) che si trova, guardate un po’, presso l’Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di (omissis) «Sezione Distaccata Gestione e Controllo Atti UT GEI TEAM 5» (in italiano quest’ultima sigla significa Squadra 5). Salto gli inevitabili passaggi quali «utenti in coda 36», spiegazione all’impiegata di cosa venisse richiesto, interpretazione del quesito, presentazione domanda e congedo finale in attesa che Contribuente fosse richiamato. Quaranta giorni dopo altra coda, sempre all’Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di (omissis) Sezione Distaccata, questa volta però «Reparto Consegna Documenti» (utenti in coda 37) per essere poi dirottato allo stesso sig. R.T. Capo Team 2, il Capo Squadra di prima, che consegnò a Contribuente il famoso documento di due fogli due, quelli veri, che si ha ragione di sospettare siano rimasti parcheggiati sulla sua scrivania, a suo tempo firmato, Contribuente non l’avrebbe mai immaginato, da lui medesimo. E giunse il 9 del mese di luglio dell’anno 2013.
Qui entra in scena il commercialista, ovvero un altro interprete (ma nel senso di consentire la comunicazione fra due mondi lontani), che in seguito accompagnò Contribuente a ben sei incontri con M.P. (di cui uno, non verbalizzato, con altro funzionario tale D.G.), dai quali scaturirono ben cinque «Processi Verbali di Contraddittorio», quattro memorie difensive, e-mail a cascata, una caterva di appunti, estratti bancari che attestavano la grave situazione patrimoniale di Contribuente e varie fotocopie di articoli di quotidiani che smentivano (con dati del Ministero delle Finanze) quanto asserito sui «presunti» ricavi del 2008 che i «loro» calcoli consideravano «congruenti» con gli «studi di settore». Invano Contribuente cercò di dimostrare il vero, cioè:
– La società era stata messa in liquidazione per impossibilità finanziaria a proseguire l’attività. Il locale commerciale, sede della medesima, era stato posto in vendita per estinguere il mutuo gravante sullo stesso (perciò la famosa «raccomandata» fu dirottata al domicilio di Contribuente). In parole povere «saracinesca abbassata», chiuso, fuga, missione fallita.
– Contribuente è quindi attualmente a spasso causa la pesante crisi del mattone (denunciata dallo stesso Ministero delle Finanze), non ha conti correnti in paradisi fiscali, non possiede imprese offshore, vive con la famiglia in un appartamento in affitto, non detiene proprietà immobiliari e in ultimo è gravato (documenti alla mano) da debiti contratti nel cercare di salvare la ditta prima di capire che non ci sarebbe stata alcuna prospettiva.
– Per la sua attuale situazione economico/patrimoniale a Contribuente non sarebbe stato possibile pagare alcunché, peraltro non dovuto (ma questo sembrerebbe essere un dettaglio insignificante). Inoltre furono consegnati all’Ente tutti i documenti elencati nei due fogli due contenuti nella famosa busta scoprendo, secondo «pezzo forte» e agghiacciante, che in conseguenza del fatto di non aver risposto al questionario «loro» non fossero tenuti a recepire, o meglio a non tenere in considerazione, gli attestati e certificati a suo tempo richiesti che pertanto avrebbero potuto essere respinti in toto. Come dire: abbiamo la prova che non è l’assassino ma gli diamo ugualmente l’ergastolo perché il tale giorno non si è presentato al Magistrato.
Refrattari ad ogni evidenza i funzionari della Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di (omissis) rifiutarono recisamente la richiesta di archiviazione avanzata da Contribuente sostenendo che i «loro» parametri non lo consentono, «legalmente» funziona così, ecc. ecc. Inutile ribadire quanto fosse «legale», durante il nazifascismo, perseguitare ebrei, zingari, comunisti e altri ma senza dubbio, ne converranno, non «legittimo». Niente da fare. A quel punto Contribuente si dichiarò disponibile a concordare nei modi e termini riservati agli evasori fiscali, nella fattispecie i concessionari delle “slot machines” che, graziati dal Governo delle Larghe Intese proprio in quel periodo, versarono 611 milioni di multa pari allo 0,63% dei 98 miliardi di €uro evasi negli anni 2004-2007. Pertanto propose di «patteggiare» pagando una multa pari allo 0,63% di quanto da loro preteso che arrotondati in eccesso farebbero €uro 267,00. I signori R.T., M.P. e L.R. liquidarono sbrigativamente il «caso», quello degli evasori fiscali, ammettendo che «sì, effettivamente è stata una vergogna». Pausa brevissima e dopo essersi scambiati sguardi di disgusto per la «proposta indecente» avanzata da Contribuente e aver alluso che tale attività (intendevano quella svolta da Contribuente) si presti «come dire?» – dichiararono tra loro – «a fare del ‘nero’» si poteva transigere alla modesta cifra di soli €uro 12.620,24 non un centesimo di meno, comprensivi di tributi, sanzioni, addizionali, interessi e quant’altro. «Se lei fosse disposto a chiudere così» – aggiunsero – «bene! Altrimenti si potrà sempre rivolgere alla Commissione Tributaria.» Che significa ripartire da €uro 42.243,53 e comunque dover anticipare €uro 14.081,18 (non rateizzabili), cioè un terzo del complessivo. E Contribuente dove poteva prenderli?
Per la vittima scattò in quel momento la tagliola a suo tempo predisposta da chissà quale genio Italico. Consigliato dal professionista interprete, che ad ogni parola dei «funzionari» diventava sempre più piccolo tanto gli incutevano terrore, obtorto collo si dovette recare presso il Funzionario Redigente, certa M.D.P., per sottoscrivere l’Accertamento con Adesione per €uro 12.620,24 da corrispondersi in 8 «comode» rate. Stupefacente infine, e qui abbiamo il terzo «pezzo forte», che nel momento in cui firmò tale accordo non fosse previsto che copia del certificato venisse consegnato all’interessato. Ciò invero poteva avvenire entro non oltre 20 giorni, solo dopo che Contribuente si fosse presentato con l’attestazione di avvenuto pagamento della prima rata.

CAPITOLO 3 – DANNEGGIATO
Allo stesso modo di Azazello, l’aiutante di Satana del citato capolavoro, da questo momento Contribuente ebbe un’altra trasformazione assumendo i panni di Danneggiato. Se state ancora leggendo significa che avete molta pazienza e forse, chissà, anche un leggero desiderio di rivalsa per un’angheria subita dagli apparati burocratici del potere oppure, per dirla alla Gramsci, «odiate gli indifferenti» e voi non vi identificate in questa categoria. Dunque cercherò di stringere dicendo che, e qui l’avvocato parlamentare Ghedini farebbe comodo, Danneggiato tentò di rinegoziare tutto ed è per tale motivo che cercò, ripeto invano, di conferire con il Direttore Provinciale della Agenzia delle Entrate di (omissis).
La volontà di appellarsi non fu buttata lì a vanvera. Infatti in apertura di questo racconto stavo dicendo che ho deciso di riferire questa storia non tanto per la vischiosa e fetida situazione di crisi in cui viviamo, che già basterebbe, ma per tre fatti, due recentissimi, dei quali il primo, ribadisco, è senza dubbio il formidabile ingranaggio burocratico corporativo della macchina pubblica che si muove a copertura dei grandi interessi. Il secondo è palesato dal sottotitolo dell’articolo citato in apertura «minacciava di massacrarmi» che poi sono le parole della vittima P.L.L., il perseguitato dal dipendente R.P. dell’Agenzia delle Entrate di (omissis). Ora se i funzionari del fisco possono estorcere denaro ciò significa che il sistema glielo permette, intendo dire dispongono delle armi per poterlo fare, cioè a bordo della struttura Agenzia delle Entrate ci sono troppe falle, la discrezionalità è a casaccio, il meccanismo è distorto ed è questo, oltre l’impiegato disonesto, che deve essere messo sotto processo. Attenendoci a quanto riportato dai quotidiani è singolare infine leggere le dichiarazioni dei «vertici» dell’Ente in merito alla vicenda, e riferite al presunto estorsore, «potrebbe essere licenziato». Il condizionale è stato usato perché giustamente si resta in attesa, nonostante la sua confessione, degli accertamenti in corso o «a prescindere»? Mi auguro che la prognosi non sia quest’ultima, in tal caso sarebbe la conferma dell’esistenza di un «nucleo» corporativo inscalfibile. L’altro fatto, il terzo ma non ultimo, è che la cifra pari ad €uro 12.620,24 concordata «extrema ratio», altrimenti Danneggiato correva il rischio di «essere ancor più massacrato», a loro dire non avrebbe potuto ridursi ulteriormente perché, parole testuali pronunciate dai funzionari M.T., R.T. e L.R., «nel 2008 non c’era la crisi ed è giunta una nota da Roma di non tenere in alcun conto l’indice di riduzione calcolato per il precipitare del mercato immobiliare». Si dà il caso che proprio il 23/12/2013 (17 giorni dopo la sofferta firma dell’Atto di Adesione), su «la Repubblica» sia uscito un pezzo, corredato di grafico, elaborato dal Ministero delle Finanze, Istat, Banca d’Italia, Scenari Immobiliari, Fialp, Sunia, Agenzia del Territorio, dal quale si arguisce che già nel 2006 ebbe inizio la netta caduta nelle compravendite immobiliari. Come minimo ne consegue che all’interno dell’Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di (omissis) qualcosa non funzioni, almeno a livello di comunicazione. E comunque ora si ha la prova di quanto Danneggiato avesse ragione.
Adesso vi domando: come mai L’Agenzia delle Entrate, anziché prevedere una sezione Agenzia delle Uscite in modo da controllare dove vadano a finire i nostri soldi, funge da Agenzia senza Vie di Uscita? Riuscirà Danneggiato ad evitare di «essere massacrato»? Cosa dovrebbe fare? Sporgere denuncia come il commerciante P.L.L. vittima di estorsione? In che modo? A chi se «loro» sono la legge articolata a uso e consumo proprio? Non mi si risponda, per cortesia, che potrebbe chiamare Befera al cellulare, o Saccomanni, ancor meglio la Cancellieri invitandola a intercedere presso il Ministero delle Finanze, qui c’è poco da scherzare… Danneggiato è un «contribuente», un «tizio» qualunque quindi, per definizione, non ha i «numeri» dei Potenti, e poi sta arrivando la nuova squadra, di Renzi, che ha promesso, tra le altre, le riforme Burocrazia e Fisco ma… Azazello, travestito da Alfano, nelle sembianze di B. con l’appoggio di C. sta già preparando nuove atroci burle.

EPILOGO
Dopo un mese e mezzo circa Danneggiato fu ricevuto dal direttore provinciale e questi gli disse di andare subito al sodo, al «merito» del problema. Tizio (aveva di nuovo assunto tale identità) cercò di fargli capire che dover versare tributi su quanto mai guadagnato pareva fosse un «merito» sufficiente affinché chi di dovere si attivasse per riparare l’ingiustizia. Inoltre fece presente di non essere in grado di far fronte alle loro richieste per oggettiva mancanza di denaro. Tale sfrontatezza fece assumere al dirigente (educato da anni di corsi di inquadramento a seconda che faccia parte o meno di quella larga percentuale di «nominati» da Befera), un atteggiamento di distacco. Con trattenuta cortesia e visibilmente infastidito di come non si potesse comprendere la «loro» legge il direttore licenziò l’argomento decretando che per lui il «merito» è ciò che viene codificato dal «sistema».
Così si concluse la vicenda, utile a ricavarne un solo precetto: «…l’unica vera, grande, assoluta anarchia è quella del potere.» (Pier Paolo Pasolini, 1975). E in questo Paese il potere non ha ancora paura.

Mauro Giovanelli – Genova

Immagine in evidenza ricavata dal web

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