L’ORIGINE DEL MONDO

L’ORIGINE DEL MONDO

…quante volte mi sono soffermato
ad ammirare il tuo petto, la parte lasciata scoperta
dalla camicetta leggera appena sostenuta
dai seni perfetti, giovani.
Una spallina abbandonata lascivamente
lungo il braccio,
la carnagione liscia e profumata,
il viso di una Madonna,
tanto la dolcezza ha aderito al tuo ovale compiuto.
Gli occhi profondi esprimevano
anche una sottile malinconia,
a volte mi pareva non ti importasse piacere,
essere desiderata per il tuo fisico,
avevo la percezione volessi porti più come
compagna, consolatrice.
Provocavi in me, come posso dire…
languore, attiravi la mia virilità
perché i sensi che guardano al fascino
venivano tutti soddisfatti, appagati.
Bella, bellissima.
Fronte proporzionata, liscia,
naso regolare, muliebre, orecchie precise,
capelli mossi quel tanto da confonderli
con i riflessi del tramonto in riva al mare.
Non ho pudore nel dire ciò,
ma il piacere di cui, attraverso te,
mi sono impossessato,
le emozioni che mi hai regalato,
il desiderio della carne
che avvertivo nell’ammirarti,
sono la storia del mondo
e della mia giovinezza.
La carne è la sola cosa, essenziale,
dalla quale non si può prescindere,
l’unico mezzo di comunicazione con l’altra parte,
la ricetrasmittente tra l’essere e il nulla.
Vedere, sentire, annusare, toccare, penetrare,
sono percezioni concesse da questo
complesso involucro che ci contiene,
e tu mi hai regalato tutto ciò precocemente.
L’amore eterno, passione, sesso, dolcezza, carezze,
giocare, baciare, e stringerti a me, bramare il calore,
desiderio di godimento.
Ecco il vero rito sacrificale.
La sola liturgia ad avere un senso
è raggiungere così uniti l’orgasmo,
quell’attimo di estrema perdizione
e sommo piacere,
l’unico gesto che abbia un contenuto,
la vera azione che conduce
ai confini ultimi del sublime,
in prossimità dell’attendibile,
il mezzo con cui si innesca la reazione
che consente di intravedere per qualche istante
il Cielo.
Questo ci siamo regalati.
Sono certo tu capisca cosa intendo dire,
il tuo corpo flessuoso,
provocante e innocente allo stesso tempo,
mi è entrato nelle viscere,
la tua naturalezza e sensualità toglieva il fiato
e mentre ti alzavo la veste
e intravedevo le curve inebrianti…
ancora oggi al ricordo della perfezione
di quelle carni mi emoziono.
Questo è il senso dell’esistenza,
la sola salvezza.
Nell’inferno in cui viviamo è la carne,
non la fede,
che ci fa toccare il Paradiso.
A Dio piacendo.
Nei tuoi magnifici occhi,
lo sguardo, con riflessi delle stelle sul mare di notte,
mi ci perdevo dentro,
cambiavano continuamente tonalità,
rappresentavano immaginazione,
tormento, rabbia, odio, estasi, inquietudine, pace.
Comunicavano una predisposizione
a dare amore incredibile,
sprigionavi fiamme e sentimento da tutti i pori.
Buona sorte ho avuto ad essere uomo,
così da poterti ammirare, possedere
e avvicinarmi attraverso te al mistero
dell’origine del Mondo…

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

(da “In morte di Laura Antonelli” di Mauro Giovanelli)

Immagine in evidenza: Autore Gustave Courbet – Data 1866 – Tecnica olio su tela – Dimensioni 46×55 cm – Ubicazione – Museo d’Orsay, Parigi

RIPRODUZIONE RISERVATA

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