CI SONO STRANIERI E STRANIERI (viaggiare è sempre utile… non per tutti)

CI SONO STRANIERI E STRANIERI
(viaggiare è sempre utile… non per tutti)

Alle ore 15 e 23 del 21/10/2015 per il tramite della Redazione Casteddu Online, vengo a sapere che a Cagliari alcuni crocieristi sono stati aggrediti e messi in fuga da venditori ambulanti identificati per “stranieri” del Bangladesh in attesa, come di prammatica, sulla panchina del porto per proporre ai vacanzieri ombrelli a poco prezzo considerando il tempo impietoso. I turisti, sembrerebbe anche loro “stranieri”, si sono dati letteralmente alla fuga e, per completare l’opera, hanno chiamano la Guardia di Finanza e l’Autorità Portuale. L’accadimento, definito “incredibile” viene etichettato come un’altra pagina amara della gestione del turismo e della vendita a Cagliari.
Sono davvero addolorato per loro, i crocieristi intendo, hanno tutta la mia solidarietà. Mi fanno tornare alla mente il viaggio in India, fatto insieme ad un amico che si lagnava degli adulti, mamme, uomini e bambini che, a nugoli, ci assediavano, scalzi, vestiti stracciati, non le donne che in India sembrano tutte principesse, sguardi imploranti a chiederti di comprare i loro prodotti artigianali scolpiti nel legno, belli tra l’altro, cammelli, elefanti, gufi, civette. Poche rupie che per noi rappresentano nulla. Io mi fermavo a parlare con loro, volevo sapere, conoscere, capire. Acquistavo questi oggetti che ora sono sparsi sugli scaffali dello studio, fra i miei libri, e ancora adesso, a distanza di due anni, guardandoli mi tornano alla mente, non potrò mai dimenticarli, i riverberi che quelle pupille emanavano, i riflessi che i loro occhi colore indefinito, cangiante, dal nero più profondo all’azzurro come il cielo in una giornata di tramontana, perfino il bianco intravedevi, e l’indaco delle gemme incastonate nei templi, il rosso intenso e mutevole come immagino possa presentarsi una pozzanghera di sangue che assorbe luce dalla volta celeste. Nel momento in cui, al termine di finte trattative cui loro tenevano molto, si trovavano fra le mani le banconote, sì banconote, in India e nel Bangladesh le banconote sono tante, il valore pochissimo, cambi cinquanta, cento €uro e ti ritrovi con una montagna di carta, unta, stropicciata, odorosa di umani, selvatico, salino, vissuto.
Quando lo “shopping” aveva fine i fanciulli si prestavano ad accompagnarci ovunque, nei ghat del Gange, lungo le strade ed i vicoli tortuosi di Varanasi, e nel procedere ti indicavano piccoli tabernacoli rivestisti di lamine d’oro che apparivano improvvisamente dai bui anfratti fra case con tinte sgargianti, si fermavano a parlare con i Sadhu che in quel caso non si allontanavano, come di solito fanno, traducevano e spiegavano molte cose sul nostro mondo. Questi contatti, che io chiamo riti anche se sono il prodotto dell’iniquità di questo mondo, li ho provati ovunque, a Jaipur, Khajuraho, Agra, Nuova Delhi, ma anche in Messico, Turchia, Libia, Egitto, Perù, Uzbekistan. A dir la verità non in Europa, in particolare quella del nord, lì è tutto ordinato, pulito, silenzioso, ovattato. La gente ha il viso rubicondo, pieno, ma non esprimono granché i loro occhi. A Oslo mi è capitato di chiedere un’informazione per arrivare al museo di Munch ma la risposta è stata secca, rapida, inefficace. Il nostro Pianeta è un mercato ma quello vero, genuino, lo scambio di merce e favori, di umanità, è rimasto nell’emisfero sud e ad oriente.
Tornando all’India l’amico che avevo appresso protestava continuamente, sembrava disperato, non vedeva l’ora di allontanarsi, doveva sempre prendere le distanze da persone e cose che incontrava. Ciò che per lui era fetore per me odore, miscuglio di aromi, ventate di storia. Il traffico di animali, vacche, cani, scimmie, cinghiali, trabiccoli dalle fogge più strane, risciò, autobus improbabili, stracarichi, automobili con motore scoperto, vespe e lambrette, cicli, motocicli, tricicli, con intere famiglie a bordo, vecchi trattori con cassonetto per trasporto persone e cose, indigeni in perizoma che si sciacquavano alle fontanelle, anche mamme che lavavano bambini piangenti, si divincolavano, battevano i piedi a terra. Per lui era un casino insopportabile. Un’altra persona da quello che conoscevo in patria. A me di quel Paese sono rimasti ricordi indelebili, a lui solo questo.
Perché vi ho raccontato ciò? Ah sì, dimenticavo: l’ho mandato affanculo e sinceramente ci manderei volentieri anche i crocieristi di Cagliari. A prescindere.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

L’articolo “CI SONO STRANIERI E STRANIERI (viaggiare è sempre utile… non per tutti)” è stato pubblicato il 22 ottobre 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it

Immagine in evidenza: fotomontaggio eseguito dall’Autore di scatti effettuati ad Agra (India) presso l’orfanotrofio Madre Teresa di Calcutta.

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