POLITICA AI CONFINI DEL MONDO

POLITICA AI CONFINI DEL MONDO

Avete visto “In Onda” La7 del settembre u.s.? Il programma di approfondimento quotidiano condotto da Alessandra Sardoni e Salvo Sottile, ospiti Giovanni Toti e Matteo Richetti? E “Otto e mezzo” del 10 stessa rete e mese? Se vi fossero sfuggiti non fatevene una colpa, pure io, che mi ritengo un assiduo esploratore del nulla, ho intercettato le due trasmissioni per caso. Però è servito, ha contribuito a soddisfare una delle mie inclinazioni, l’analisi antropologica dei politici presenzialisti e sono arrivato a incasellare due soggetti anonimi, insignificanti, grigi, difficili da includere in un phylum; mai avrei pensato di riuscirci. Se non avessi visto quelle puntate sarebbero rimasti fuori dalla mia collezione e vi assicuro che catalogarli è stata una faticaccia, al confronto i cinque anni della spedizione cartografica attorno alle coste del Sud America fu per Darwin, con tutto il rispetto, una piacevole crociera.
Il primo è il consigliere politico di Forza Italia oggi, ahimè, governatore della Regione Liguria. Ogni volta che lo “vedo” blaterare la mia attenzione non riesce a staccarsi dai movimenti della bocca, ne resto ipnotizzato, mi ricordano qualcosa ma… cosa? Anche se sbuffa e soffia lo stantuffo no, questi ha moto rettilineo invece il suo labiale è piuttosto “rotondo”; pompa per motore diesel ancora meno, essa regola la quantità esatta di combustibile che va nei cilindri, costui emette aria a ruota libera, da scartare; ventilatore, elica, neanche parlarne, troppo circolari, veloci e rotatori, lui lancia sproloqui radiali. No, non può essere alcunché di meccanico anche se il profilo, la spigolosità dei lineamenti e quelle pieghe voraci che dalle pinne del naso precipitano inesorabilmente e con cattiveria ai lati delle labbra evocano, che so, un involucro in acciaio, tipo l’elmo nero di Skywalker, il protagonista della saga di “Guerre stellari”. Eccoci, Mazinga Z! Mi sono detto, il primo Super Robot della TV per ragazzi, quel grande mostro di ferro pilotato da un essere umano, tra l’altro nel suo caso facilmente identificabile… non mi convince, devo rovistare altrove, è sotto il suo naso la chiave di tutto, quella ventosa rapida, risucchiante, sputacchiante, che si apre e chiude a calice, insomma è d’uopo indagare in diverso settore. Dove? È diventata una questione di principio. Quando stasera l’ho rivisto annaffiato da Lilli Gruber mentre bramava quel lepidottero nero di Cacciari che volava alto nel teleschermo, e il combattivo Scanzi che lo contrastava da vicino, ho avuto l’illuminazione. Ma sì, nella botanica! Come ho fatto a non pensarci prima? Vi avrei risparmiato un sacco di sciocchezze. Le piante carnivore! Quei simpatici vegetali che catturano e consumano animali, specialmente insetti ed altri artropodi, somiglianti a molti dei suoi abituali interlocutori, con le loro trappole che, nel caso specifico, sono tutte concentrate in un’unica sottospecie: le fauci di Giovanni Toti. A “tagliola”, dove la lingua affilatissima ha una funzione determinante; a “nassa” ed “aspirazione” in cui la vittima viene risucchiata da una struttura in virtù del vuoto di contenuti che si genera al suo interno; pure a “colla” grazie alle papille “appiccicaticce” di cui è dotato il suo canale alimentare. Proprietà, tutte queste, dovute ad una sorta di adattamento ad ambienti malsani quali paludi, sezioni di partito, torbiere, congressi ad personam. Che peso mi sono tolto, non avrei immaginato di venirne a capo, in due tempi comunque e con un po’ di fortuna.
Il Deputato PD della Repubblica è il secondo personaggio ordinario, quindi sfuggente. Si è verificato il classico “due piccioni con una fava”, perché è stato il risultato conseguito con l’avversario di prima che la sua mitezza mi ha richiamato subito alla mente un altro organismo: Spugna, il nostromo e braccio destro di Hook. Infatti negli scontri con gli antagonisti politici, oppositori o finti tali, Matteo Richetti assume le caratteristiche tutte dei poriferi, organismi pluricellulari aventi corpi ricchi di spiragli e canali che permettono all’acqua di circolare al loro interno, infatti le corbellerie del rappresentante di Forza Italia lo attraversavano come un fiume in piena e lui lì, aggrinfiato alla roccia, pardon alla sedia, immobile, espressione candida, di certo impaurito pensando agli strali che il giorno dopo avrebbe potuto beccarsi da Capitan Uncino, l’entità che riassume in sé destra e manca, dove a destra troviamo la lunga mano di B., a sinistra quel gancio del suo capo.
Vi state chiedendo di che hanno parlato i due nel loro confronto diretto? Ah, si! Mi sembra giusto, quello l’ho afferrato subito e ci ho anche ragionato sopra. Uno sosteneva che Peter Pan esiste davvero, l’altro diceva di no perché l’isola che non c’è… c’è!

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web. Fotomontaggio eseguito dall’Autore

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