INTERVISTA ALL’AMICO DI SEMPRE E ARTISTA GENOVESE ENRICO BAFICO

Mauro Giovanelli
INTERVISTA ALL’AMICO DI SEMPRE E ARTISTA GENOVESE ENRICO BAFICO

Dunque Enrico, siamo qui, a “La Rotonda”, luogo della nostra infanzia, due bei “negroni”, il mare a perdita d’occhio, il porto e le sue gru, direi di andare subito al sodo.

Che cosa ti ha spinto a dipingere?
– Fare il presepe da bambino.

Molti ritengono che nelle tue opere non segui un percorso lineare, i tuoi soggetti sono i più svariati, quasi come navigassi a vista.
– È una questione di fondo, di libertà.

Cosa ne pensi di quanti affermano, fra quelli il sottoscritto, che le “navi infinite” e le “ultime onde del ‘900” sarebbero i tuoi punti forti?
– Ognuno sceglie sé stesso.

Ottima risposta! Vale anche per me?
– No! Tu sei stato scelto.

Ah! A tuo onore, per ciò che riguarda la domanda precedente, c’è chi sostiene, me compreso, che se ti fossi dedicato a perfezionare i soggetti di cui sopra avresti potuto “sfondare”.
– Non credo, l’insuccesso non mi ha dato alla testa.

Andiamo avanti. A parte i ritratti, quando dipingi pensi più a te stesso o al futuro osservatore della tua opera?
A entrambi… forse ho mentito un po’.

Credo di sapere dove penda l’ago della bilancia… comunque non sono pochi coloro che sostengono esserti ispirato a De Chirico in alcune tue realizzazioni.
– Nell’arte non esistono bastardi, intesi come figli di “nn”.

Qualora dovessi essere costretto a inserirti in una “corrente” pittorica, in quale ti collocheresti? Surrealista, metafisica, realismo magico, ecc.
– Surrealismo della realtà.

Boh! Direi di sì anche se nei tuoi dipinti personalmente vedo pure un mondo metafisico.
– La realtà presenta una cifra metafisica a chi la sa cogliere, se vuoi puoi chiamarla poesia.

Alcuni dicono che la tua pittura sia piatta, poco “materica”, cosa ne pensi?
– Non amo la crosta.

Altri sostengono che la tua pittura sia una sorta di “realismo manipolato” al fine di dare un segnale ben preciso. Quale?
– Tutto quello che facciamo è manipolazione. Per l’artista il “messaggio” è solo il manichino sulla forma del quale il sarto confeziona l’abito. O lo vesti di bellezza o di stracci altrimenti suonerebbe come una predica.

Anche questa intervista?
– No! Qui siamo in una dimensione diretta in quanto il pensiero segue i percorsi curvilinei della danza mentre la sua esposizione il modello rettilineo del camminare.

Questo è vero! Ma lo sappiamo solo noi due. La domanda precedente l’ho formulata poiché pochi intercettano questo richiamo. Rimangono interdetti.
– Auguro loro di riprendersi subito dopo.

Una domanda ben precisa alla quale occorrerebbe analoga risposta: “cosa rappresentano il o i cachi che inserisci sul panno del biliardo al posto delle boccette?”
– Il caco deriva da ricordi d’infanzia.

Anche per me. Da quando hai avvertito la necessità di darti alla scultura? E perché?
– Da quando ho compreso che della pittura non avevo capito un “belin”. Metabolizzare la differenza fra disegno colorato e pittura richiede qualche sforzo in più.

Perfetto! Devo scriverlo? Non rispondere, ho capito… A parte alcuni lavori ho l’impressione che nella scultura, pur con le varianti fra le varie opere, ci sia un “denominatore comune” che le riconduce all’autore più che nella pittura. Sei d’accordo?
– Sì!

Allora qualcosa capisco… Qual è il tuo giudizio sul pubblico? La categoria di persone che in generale è venuta o viene alle tue mostre?
– L’umanità è più varia di quanto si creda.

Stai preparando una mostra dove proponi, tra l’altro, libri rivestiti di cristallo ciascuno forato al centro.
– Bucare i pilastri della cultura è un po’ come fare il “bucato” alla mente.

Qual è il tuo giudizio sulla gente in generale?
– Ottimo e abbondante.

Si dice che tu abbia viaggiato poco, in gran parte la tua vita l’hai trascorsa nella tua amata Genova che hai portato anche alla biennale di Venezia 2011. Se è vero, non pensi che esperienze all’estero avrebbero potuto aprirti altre illuminazioni? Far nascere ispirazioni impensate?
– Ho visto molte città d’Europa, Italia, Turchia e Marocco ma ovunque ho capito che tutto si riduceva a trovarmi un bar, il giornalaio e una tabaccheria a portata di mano.

“Tabaccheria”! Sublime poesia di Pessoa. Sono in parte d’accordo ma tu sei un pittore… Tutto qui?
– Potrei aggiungere che fra le mele cambia il colore della buccia ma la polpa è sempre la stessa.

Capisco! È come al solito arduo stanarti, farti dire qualcosa di più.
– Riconducendomi a Lao Tsu “Il saggio conosce il mondo senza muoversi da casa sua”.

Ora sì che ci siamo! Domanda forse scontata ma non banale: Cosa pensi della vita?
– La vita è un valzer… o no?

Cosa pensi dell’attuale situazione politica proprio in relazione alla decadenza morale e culturale che ha investito l’Italia in questo trentennio?
– C’è sempre qualcosa di peggio. Il problema è che il buon Dio ha concesso l’intelligenza ai cretini.

Te la cavi con poco, però… non male. Sei laureato in filosofia e so che ti ritieni tale, che influenza hanno avuto gli studi classici sulla tua arte?
– Esperienze che non avrebbero senso se non associate ad altre sopravvenute.

Genova! Cosa rappresenta per te?
– La genovesità è un sacrificio di cui bisogna essere degni.

C’è qualcosa che Genova non riesce a darti?
– La coltivazione del basilico peloso.

C’è qualche domanda che avresti voluto ti fosse rivolta? Formula pure un quesito cui desidereresti rispondere.
– Mille e non più mille!

Ma da cosa deriva tanta lievità?
– Dal calo del testosterone.

Hai nuovi progetti? Se sì ispirati da che? Indirizzati a quale tipo di… indicazione che vorresti dare?
– Vivere ancora un po’.

 

Mauro Giovanelli intervista a Enrico Bafico Genova, 19 marzo 2016
www.icodicidimauro.com – opere di Enrico Bafico www.enricobafico.it

Immagine in evidenza: Enrico Bafico (a destra) e Mauro Giovanelli – foto scattata in data odierna a Genova – quartiere Carignano – “La Rotonda”

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