ENRICO BAFICO – L’ARTISTA DELL’IRONIA CHE TRAGUARDA IL DESTINO ULTIMO

ENRICO BAFICO – L’ARTISTA DELL’IRONIA CHE TRAGUARDA IL DESTINO ULTIMO

I soggetti del suo immaginario pittorico sono pervasi da enormi cachi, signori al biliardo rigorosamente attrezzati di guanti gialli, più spettatori che competitori, kellerine in divisa con grembiule e crestina, gnomi, cani, visioni oniriche della Genova ottocentesca, navi infinite dalle innumerevoli ciminiere che, cariche di enigmi, cercano di invadere lo spazio circostante solcando il mare sul filo ambiguo che separa ciò che è impresso sulla tela e lo spettatore. Nei suoi dipinti tutto è pervaso da un profondo silenzio, quiete che si percepisce solo apparente poiché ogni dettaglio è pronto, si potrebbe quasi dire sta all’erta, per cercare di attenuare un eventuale risvolto tragico che incombe su tutto il paesaggio. Nella sua pittura è costantemente presente l’apparenza di amaro sarcasmo che trasforma il tutto nella partita conclusiva del giocatore scanzonato e compulsivo inevitabilmente destinato a perdere. Si prova la sensazione che ogni oggetto potrebbe dissolversi da un momento all’altro come la nuvola di fumo dell’ultima sigaretta.
Nelle sue opere ci sono quasi sempre un interno e un esterno a stabilire il confine tra il finito e l’infinito, la permanenza e il transitorio riconducibili alla vita e alla morte. Significativa ed emblematica della natura dell’artista la cura del dettaglio che sta a dimostrare il suo mancato definitivo “distacco” dall’infanzia, unico periodo della vita dove ogni particolare assume l’importanza sconfinata di un mondo ancora vergine e tutto da esplorare. Anche nei ritratti che gli vengono commissionati i protagonisti sono donne e uomini in attesa di qualcosa di indefinibile, immobili come cristalli e immersi nel costante ripasso di un intimo monologo interiore. Essi comunicano solo la loro fragile umanità soverchiata dal destino che incombe. I cani e i vari frutti inseriti ossessivamente in ogni dipinto pare invece siano “umani” al punto di interagire con l’osservatore rivitalizzando in parte lo scenario complessivo. Addirittura le sue navi infinite sono masse organiche in movimento che cercano di sfondare la tela per scompigliare tutto il gioco di incastri del dipinto. Solo nel ritratto di un suo caro amico d’infanzia l’artista ha assegnato al modello un corpo e una mente che invadono il perimetro di gioco esterno dove lo sguardo scruta minuziosamente sia lo spettatore che tutto l’al di là del dipinto. Quest’opera è importante per delineare il carattere di Enrico che, nel rappresentare colui che lo riconduce totalmente al suo universo infantile, nel suo habitat, lo invita ad abbandonare inconsapevolmente il fittizio e snobistico cinismo di cui si nutre.
Geniale!

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza: ENRICO BAFICO, a sinistra “ultime onde del ‘900” – a destra “Attimo dopo attimo” – entrambi olio su tela . Collezione privata

RIPRODUZIONE RISERVATA

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