Tomba bisòma

Tomba bisòma ucraina, il mistero di una giovane coppia ucraina di 3000 anni fa, unita da un abbraccio eterno. Fonte: www.stilearte.it, 28 apr 2022

Tomba bisòma


Beh, sì, non facile dirlo, spiegarlo
senza rischiare d’esser fraintesi,
è che ti prenderei con tale impeto
da sembrare violenza,
invece saresti felice,
tornare al principio,
come quando non esistevano
che odori puri e intensi,
fragranze miste a bestino,
e mentre le afferro con avidità,
dalle tue cosce, i glutei,
sapore acre, pungente
sale alle mie narici,
estasi remota mista a erba bagnata,
muschio, rugiada, ritmi primigeni,
bagliori fra i rami,
e tu sei femmina, io maschio,
e ci vogliamo, mammiferi affamati,
anche per condividere il resto
fin oltre la tomba bisòma
che ci prepariamo.


© Copyright 2023 Mauro Giovanelli – “Affinché morte non ci separi” – poesie d’amore, “Le tessere del pàmpano” – in forma di poesia – 2a Edizione – “Settantanove scritti o giù di lì” – Vita, amore, morte, i soliti discorsi… – “Seventy-nine writings or thereabouts” – Life, love, death and the usual…” – “Pulsionale poesia III Millennio” – L’amore da qui all’eternità, 3a edizione .


Translation Italian-English: Philip Mc Court.


Bisomus tomb


Well, yeah, it’s not easy to say, to be explained
without running the risk of being misunderstood,
it is just that I would take you with such impetus
it might seem violence,
on the contrary you would be happy,
to go back to the beginning,
like the time there were only
pure and intense smells,
fragrances mixed with stench,
and while I seize so greedily,
from your thighs, your buttocks,
an acrid pungent taste
rises to my nostrils,
remote ecstasy blending with wet grass,
moss, dew, primal rhythms,
dazzlings amidst the branches,
and you female, I male,
and we love each other, famished mammals,
to share the rest too
up to and beyond the dual tomb
we are preparing.

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Seventy-nine writings or thereabouts” – Life, love, death and the usual…

IL CIMITERO DELLE API

Foto da Wikipedia

Il cimitero delle api

Mai m’è capitato di dovermi chinare
per soccorrere un’ape dolente
del peso dei giorni, del lavoro svolto,
sacrificio di un’intera vita,
e nemmeno è successo d’imbattermi
nei resti di qualcuna morta di vecchiaia, di malattia,
allora mi domando
dove possa essere il cimitero delle operaie,
andarle a trovare,
e nell’osservare l’andirivieni di quel posto
cercar di capire, parlare con i guardiani,
almeno sapere da quale luogo provengono, e perché,
infine ringraziare del dono che ci fanno,
poi allontanarmi in silenzio, con cautela,
facendo attenzione di non calpestare
neanche un filo d’erba, una tomba, un fiore…


© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Le tessere del pàmpano – in forma di poesia – Seconda Edizione
© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Settantanove scritti o giù di lì – Vita, amore, morte, i soliti iscorsi…” – “Seventy-nine writings or thereabouts – Life, love, death and the usual…”


Translation Italian-English: Philip Mc Court.


The cemetery of the bees

Never have I happened to dutifully
bend to succour a bee ailing
from its days, work done,
sacrifice of a whole life,
nor have I happpened to stumble
upon the remains of one dead because of old age,
illness, thus, I ask myself
where the cemetery of the worker bees might be,
so I might visit them.
And in observing the coming and going therein
I might try to understand, to speak to the guard,
at least find out where they come from, and why,
in the end thank them for the gift they bestow
upon us,
then go away in silence, cautiously,
careful not to tread
a blade of grass, a grave, a flower…

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Settantanove scritti o giù di lì – Vita, amore, morte, i soliti discorsi…” – “Seventy-nine writings or thereabouts – Life, love, death and the usual…”

Addio, Mr Chips!

Papà ed io, alle spalle Giannino, l’amico di sempre.
Addio, Mr Chips!

Più volte m’è stato chiesto
che cos’è la poesia,
o la prosa,
impulso a esprimerel’intangibile,
questa dannazione, condanna,
ed ho risposto sempre male,
sbagliato.
Un certo giorno,
dopo essermi esaltato,
dissi che è sorta di scrivere
sotto dettatura di un alto principio,
come se i predestinati a interrogarsi
fossero eletti,
invece non è proprio esatto.
Comporre significa
voler spiegare
misteri che solo tu vedi,
non esistono,
molti neanche lo sono,
originano da te,
alla fine si torna al principio,
è investigare l’infinito tuo,
l’effetto di trascinamento
per quella volta,
tanto tempo fa,
che hai capito la vita
esser anche malata,
quando sei scoppiato a piangere,
da solo, disperato,
sulla copertina del libro di papà,
appena terminato di leggere
“Addio, Mr Chips!”,
tutto qui.

© Copyright Mauro Giovanelli “Pulsionale poesia III Millennio”, l’amore da qui all’eternità – “Le tessere del pàmpano”, in forma di poesia – “Settantanove scritti o giù di lì”, vita, amore, morte, i soliti discorsi…

IMMACOLATA DI ME

Scultura Pietro Guida – Foto Mario Sorcinelli

Immacolata di me

Nel tempo ho capito,
che sei potere dell’anima
l’avevo solo intuito.
Dare e avere,
dopo e prima
sono in te.
Neanche nocchiero
delle mie pulsioni,
schiavo della passione,
considero possesso
la penetrazione
della carne,
invece ti appartengo,
mi genufletto e tu,
per l’eternità,
da me immacolata,
ecco cos’è.

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Pulsionale” 3a edizione
© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Affinché morte non ci separi” 1a edizione febbraio 2023
© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Settantanove scritti o giù di lì, vita, amore, morte, i soliti discorsi” – “Seventy-nine writings or thereabouts, life, love, death and the usual” 2a edizione febbraio 2023

Translation Italian-English: Philip Mc Court.

Immaculate for me

  • Over time I have understood,
    that you are power of the soul
  • formerly mere intuition on my part.
    Giving and having,
    before and after,
    I am in you.
    Not even helmsman
    of my own pulsions,
    slave to passion,
    I consider the penetration
    of the flesh
    possession;
    conversely, I belong to you,
    I genuflect and you,
    unblemished by me,
    for eternity.
    That’s what it is.

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Seventy-nine writings or thereabouts, life, love, death and the usual” 2a edizione febbraio 2023 – “Settantanove scritti o giù di lì, vita, amore, morte, i soliti discorsi

Mare verticale

photo by Mauro Giovanelli

Il mare verticale

Ho visto un mare così genovese,
ligure, invernale, denso e alto,
superiore,
come ineffabile ala protesa,
e sulla battigia si faceva mano,
e le bianche dita parlavano
dicevano qualcosa,
i sassi, la sabbia rispondevano,
non è stato vano
ascoltare questo vento…

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli “Le tessere del pàmpano – in forma di poesia” – Seconda Edizione

ORIZZONTI

photo by Mauro Giovanelli

Orizzonti

… quante volte ho trascorso la primavera
a fare progetti, vagheggiare il futuro,
adesso ne ho quasi paura,
passo il tempo a ricordare
ogni proposito toccato e svanito,
m’impigrisco nella nostalgia
quasi fosse la sola distrazione,
forse indolenza, cronica malattia,
timore di fare del male, riceverlo
ricadere nella sana follia.
Marzo sta finendo,
l’aria tiepida giungerà in aprile,
da lì a breve il caldo, estate.
Batteranno il ritmo della vita
le città deserte, svuotate,
come ora le spiagge,
voci lontane, ovattate…

© Copyright 2023 Mauro Giovanelli – Pulsionale poesia III Millennio – L’amore da qui all’eternità – Terza edizione

Correvo o Mi sono fermato un istante

Correvo
o
Mi sono fermato un istante

Correvo, e volando su tutto, godevo.
Mi sono fermato un istante a pensare, ho visto lontani bagliori, incontri, lavoro, emozioni, passione concessa e voluta, esatta e negata, sesso, il seme versato, le cose di sempre.
Riemerge costante un rimprovero ingiusto, il torto subito, le figlie cresciute, due ceffoni mal dati, occasioni perdute di sogni mancati, il tempo è compiuto.
Mi sono fermato a pensare che ero immortale invece finisco, non avevo confini e son quasi arrivato, la grande giocata su un piatto importante, prevista, geniale, efficace, la smorfia del viso ha tradito il mazziere e un batter di ciglio mi ha detto le carte.
Allievo, ufficiale, scrittore bandito, insegnante, dirigente d’azienda, mi chiedo perché, eppure ho imparato, caserma in rovina, il registro smarrito, altoforno crollato, la pagina bianca.
Adolescenza vissuta selvaggia, audace, eterna, la stanza e il cielo, rock duro, amici, ragazze, Beatles e Mireille, i baci segreti, la moto nascosta e seta che copre la pelle di lei, il piacere mi basta, che sballo la Crota, il pensiero rivolto a due cose, la seconda è amore che dopo ha regnato, allora era più per la vita.
Mi sono fermato un istante a pensare Pike Bishop e il suo mucchio, la porta di Ethan che apre al passato, la ruota che gira, la serie vicina ma quando decide è sul sei la pallina.
Non amo la rima, è così, ve lo giuro, eppure s’insinua impensata, un colpo vigliacco, inatteso, regali ne ho avuti e sfasciando gli involti mi sono piaciuti.
Ecco! Vedete? Ci son ricascato, ne esco, mi fermo.
Adesso ci siamo, un fulgore m’avvolge, la mamma al mio fianco ha chiuso le entrate dei posti sbagliati, moglie indifesa, papà è volato, l’astuccio fedele di plastica lucida, all’interno pastelli e il colore annotato, il banco, lavagna, segni ammiccanti, ed io non capivo l’inganno nascosto.
Ho ripreso baldanza, indago il futuro, la serranda abbassata è perfino uno strappo, mi fermo di nuovo, rifletto, ma ancor più piegato.
Il traguardo vicino, lo studio accurato di un gesto maldestro riemerso improvviso, gigante. Ancora? Era cosa da poco gettata nel sacco del niente.
Ma io sono tosto, e che cazzo! Per quale motivo tornate a giocare? Mia sorella davanti a fermare i cattivi mentre io custodisco le biglie vincenti.
Il sole non lo riconosco, adesso è una stella, nient’altro, e lo sciocco che andò sulla luna non è più tornato.
Mi sono voltato a guardare Lucrezia, i suoi occhi raggianti, il viso stupendo, l’astuccio contrario, gli atti indistinti, è la piccola Angelica a sfiorarmi la guancia, una dolce carezza, ritorno al presente.
La cucciola dice: “Tranquillo, noi andiamo spavalde, il mondo è bello e lo avremo, ci piace, rallenta.”.
Lulú acconsente, allora le stringo sentendole mie, ritorna la forza, distribuisco le carte, faccio ancora una mano.

© Copyright 2016 Mauro Giovanelli “Tracce nel deserto”

La poesia “Correvo” o “Mi sono fermato un istante a pensare” è stata pubblicata da “Memoria Condivisa” il 02 marzo 2016

Dalla risacca…

Prefazione

«L’ottimista pensa che questo
sia il migliore dei mondi possibili.
Il pessimista sa che è vero.»

(J. Robert Oppenheimer)

Perché amiamo gli aforismi? Probabilmente per il piacere che ci dà il poter condensare un senso più ampio in una limitata perfezione. La bellezza dell’aforisma, infatti, risiede proprio in questo, nel fascino di un’espressione complessa e articolata custodita nell’essenzialità, nella brevità, nell’equilibrio, in quel morso rubato alla vita che tanto ci stimola e infiamma. Potremmo paragonarlo all’incanto del bacio nell’ardore della sua prima volta che riesce a essere infiniti colori e sapori tutti insieme, in questo caso stupendoci sempre, a ogni passaggio, vergine anche nel suo ripetersi.
Scrittore a tutto tondo, dopo la sua prospera esperienza letteraria nella poesia e nella saggistica, Mauro Giovanelli ha deciso di confrontarsi in questo campo solo apparentemente semplice e in realtà complesso, poiché richiede quel bilanciamento interiore e intellettuale non indifferente e soprattutto l’accuratezza d’idee e intenti in una padronanza linguistica incontrovertibile. Questa sua opera, dunque, ci arriva carica della nostra curiosità, poiché affascinati di sapere se la sua perspicacia poetica e la raffinatezza tipica del suo poetare possano riscontrarsi anche in questo contesto. Non rimarrete delusi, al contrario si resta imprigionati dalla verve tipica della sua scrittura che ancor più riscontriamo qui, nella scelta sopraffina delle parole, il loro musicale accostamento, il carico dell’esperienza uniti alla forte portata interpretativa maturata in anni di dimestichezza con la composizione più articolata.
Ecco, con questi suoi motti, adagi, spesso tradotti in dialoghi secchi, botta e risposta, racconto breve, Mauro Giovanelli si fa esegeta, perché riesce, con arguzia e mai sarcasmo, a centrare la questione, a proporre spunti di riflessione esistenziali e filosofici per gli orecchi di chi non si limiterà a leggerli semplicemente, bensì ne vorrà trarre prezioso spunto interpretativo per una più personale conoscenza.
Apprezziamo molto in quest’opera la decisione di lasciare gli aneddoti liberi, in ordine sparso, casuale, del resto la silloge è una raccolta di appunti, interrogativi e osservazioni anche lontani nel tempo. Evitare quindi di racchiuderli, come fanno molti, in aree tematiche è una scelta non solo azzeccata ma che denota come sia vivo e chiaro il loro senso più vero, quello di non essere legati a una schematicità o a un pensiero razionalmente fisso, bensì prediligere la necessità comunicativa, partorire maièuticamente non tanto l’idea quanto l’essenza.
A farci compagnia, poi, è il gusto espressivo che da sempre accompagna Mauro Giovanelli, per cui la scrittura è qualcosa di talmente personale e intimo da potersi permettere una sfacciataggine con la parola ardita, l’iperbole più che temeraria, come si fa con l’amico di vecchia data, fratello e complice, a volte assumendo toni bruschi, fin troppo diretti, sovente provocatori, oltre il limite del pensare comune: La vera libertà nei “rapporti” di qualsiasi tipo è non doversi mai scusare della sincerità, un legame, il loro, di lunga data, proficuo e appassionato.
Pamela Michelis

SCRIVO A PASOLINI

Prefazione

«Il mondo non mi vuole più
e non lo sa.»

(Pier Paolo Pasolini)

Degli anni dell’università, ricordo con chiarezza molti esami ma in particolare la tematica di uno, il corso era “Letteratura italiana moderna e contemporanea” e verteva solo su Pier Paolo Pasolini. A pensarci oggi, mi tornano alla mente diverse situazioni – universitarie e culturali, di più ampio respiro – in cui Pasolini “spuntava fuori” in contesti di divulgazione che allora mi davano la sensazione di “qualcosa d’insolito”. Oggi, leggendo l’opera di Mauro Giovanelli, questo pensiero si è fatto improvvisamente chiaro e, con un po’ di pazienza da parte del lettore, proverò a spiegarlo meglio.
Il Professore ordinario – che, fra l’altro, scriveva anche per “L’Osservatore romano” – cuore nobile, fine e appassionato letterato, a una lezione disse, quasi sconsolato, che dopo Pasolini non esisteva più nulla; aveva da poco presentato un testo sul grande poeta in cui passava in rassegna alcune opere letterarie del Maestro collegandole a quelle cinematografiche, in particolar modo soffermandosi su “Petrolio”, ultimo, discusso, postumo e incompiuto lavoro.
Ricordo con nitidezza la sua pubblicazione, le sue lezioni, e per come mi arrivasse, giovane studentessa, quella che ora potrei chiamare la passione degli incompresi, ossia il cercare di trasmettere un amore – a tratti venerazione – non tanto per un autore e l’eredità che ha lasciato, quanto per le idee, i messaggi che percepivo fossero stati recepiti dal docente alla maniera di un’illuminazione che, a sua volta, avvertiva l’esigenza di diffondere quale discepolo del profeta. Questo pensiero mi sembrò strano, forse eccessivo, non avevo ancora gli strumenti per materializzarlo diversamente (e correttamente). Teniamolo però un attimo da parte, ci tornerò.
Più avanti diedi l’esame, robusto e altrettanto bello, di “Storia e critica cinematografia”, ed ebbi la fortuna di sostenerlo con altro professore emozionato e profondamente amante del suo incarico allo stesso modo del mio primo insegnante.
Tra i tanti libri e documenti da visionare era contemplato il monografico su Pier Paolo Pasolini, con le pellicole “La Ricotta”, “Accattone” e “Teorema”. Questi tre film, in diverso modo, mi avevano scosso, lasciandomi una profonda malinconia, percezione di perdita, anzi di smarrimento, come di abbandono, ed avevo faticato a lungo non tanto a capire, quanto a convincermi che potesse essere reversibile, cioè guarire, per come ero profondamente certa, all’epoca, che il riscatto, l’opportunità e il miglioramento fossero veramente alla portata di tutti. Un parallelismo mi ha fatto realizzare, più di quindici anni dopo, che non era il riscatto che dovevo cercare, ma un senso umano vero, che invece profondamente credo possa esistere di là dal contesto sociale. Ci sono arrivata con la visione di “Non essere cattivo” (2015) di Claudio Caligari, film dove, per tanti aspetti, ho ravvisato un filo di connessione proprio con “Accattone”, e non solo per gli scenari di una diversa Roma di borgata.
Questo apparentemente inutile preambolo, in realtà, dà la dimensione di quanto il testo di Mauro Giovanelli mi abbia colpito accompagnandomi in una riflessione più sincera e matura. Leggendo le sue pagine, infatti, mi è arrivato un dialogo intimo ed emozionante non solo con un letterato, un uomo, bensì con un’entità di pensiero; ho avuto l’esatta sensazione che Mauro Giovanelli arrivasse a Pasolini, ne oltrepassasse la carne e potesse scorgere, come con un terzo occhio in grado di percepire realtà situate oltre la visione ordinaria, un valore nascosto del Poeta, un moto interiore che, attraverso l’Autore, non smette di vivere per tutti.
Lo vedo perché Pasolini, tra le sue parole, non è semplicemente capito o assimilato, neanche solo amato, è scrutato, analizzato, interrogato, contraddetto. È così che si costruiscono i veri e proficui rapporti, non accettando passivamente ma mettendo in dubbio, confrontandosi senza dogmi precostituiti, dunque attraversando a piedi nudi quella landa d’incertezze che abbiamo di fronte.
Ed ecco allora che prende vita un libro che accompagna il lirismo più puro a una prosa riflessiva, arguta, in cui opere diverse procedono su un binario comune, a costruirne uno immaginario di cooperazione divulgativa, perché se è vero che leggendo Pasolini una cosa mi è stata da subito chiara, ossia l’intento non solo di parlare di sé, bensì farsi portavoce, di tanti, dei molti, e di un mondo che si celava nel buio del non visto che, per quanto inesistente agli occhi della borghese quotidianità, prosperava in un mutismo, spesso sofferente, ma altrettanto carnale e viscerale nella sua apparente staticità.
È un dialogo, quello che si viene a creare, ininterrotto, un rapporto speciale che alcuni hanno la fortuna di provare e trovare in un’anima con cui si coglie una sorta di affinità elettiva e che, il più delle volte pur senza saperlo, riesce a dare un’interpretazione al nostro sentire, alla nostra volontà (e necessità di comprensione).
Infatti, Mauro Giovanelli scrive:

«Credo di essere entrato nella mente di Pasolini per il semplice fatto che nel momento in cui ascolto la sua parola essa s’incastra perfettamente con il mio ragionare.».

E ancora:

«Ho scritto molto su Pasolini, pure “Io credo in Pasolini” quasi fosse una preghiera, “Ultimo Messia” per elevarlo al rango (laico) che gli compete, altre cose che tengo per me poiché quando gli parlo mi sento libero e non legato a stereotipi, modelli, stampi. Che cosa pagherei per fare una chiacchierata con lui.».

L’intera opera è ricca di questi momenti che elevano ulteriormente il lirismo che si cela anche nella prosa più cruda, sprezzante, per quanto sempre raffinata, poiché il messaggio che Mauro Giovanelli vuole comunicare è di ben più ampio sguardo: È togliere il poeta dalla teca degli sterili idolatranti di Pasolini – sul cui agire per divulgarlo e comprenderlo molto ci sarebbe da dire – e questo proprio per liberarlo e restituirci un’immagine affrancata, non quella iconoclastica che l’ha sostituito, in particolare dopo la sua morte, tanto discussa ma certamente per i motivi sbagliati, dimenticando – e ci verrebbe da dire volontariamente – tutto un lavoro importante del poeta originario di Bologna ma friulano nelle viscere, che esula da congetture e pettegolezzi.
Più avanti:

«Molti scrittori, direi un’infinità, si sono dedicati a scrivere in merito alla morte di Pasolini, mille e più mille sono le ipotesi al riguardo, comunque l’alone di mistero che circonda questo grave delitto persiste fitto sull’immagine del suo cadavere martoriato. Fra l’altro non si è mai arrivati a qualcosa di concreto. Invece nel mio libro considero il suo massacro ineluttabile, scritto nelle pagine del destino, cioè “dovuto” proprio per elevare la sua figura e il suo impegno sociale al rango di Messia, l’ultimo, un predestinato al martirio, come Gesù di Nazareth e altri profeti.».

Ecco che torniamo a quella riflessione iniziale sul riconoscere un profeta. Credo che profeta possa significare molte cose, che vanno oltre il senso meramente religioso, è quella capacità di essere guida pur senza saperlo e volerlo, perché con la parola, la propria arte e con la propria esistenza si diventa faro, messaggio assoluto, e credo sia questo l’elemento che Mauro Giovanelli riconosce in Pier Paolo Pasolini, perché avvertiamo che il poeta sia vissuto e continua a essere tra noi per tramandare un ufficio importante, non potendo tenere scisso il suo piano quotidiano da quello emozionale e da quello creativo. È una fusione centralizzante che, credetemi, non è scontata né di facile gestione. Nelle parole accorate che in più punti l’autore rivolge allo scomparso scrittore, c’è proprio questa immensa forza prorompente, questo cercare, scavare senza sosta, e sempre al massimo della volontà, perché essa ci permette di lambire lidi sconosciuti, di amare nella sofferenza e di farne tesoro, bellezza, insegnamento e… tenerezza.

Infine:

«Dunque tu chi sei Pasolini? Perché ti soffermi a declamare una tragedia tra le quinte di un palcoscenico inesistente? Quanto sono tese le tue corde? Dove potrebbe arrivare la sensibilità di cui ti nutri a ogni istante?».

Concludiamo proprio con questo climax interrogativo perché non potrebbe essere altrimenti, perché solo nel porsi domande continuamente – domande vere e spesso scomode – non spegneremo mai la fiamma della vera conoscenza.

Pamela Michelis

error: Mauro Giovanelli - RIPRODUZIONE RISERVATA