FERRARA ovvero LA VENDETTA PERFETTA (1)

FERRARA
ovvero
LA VENDETTA PERFETTA (1)

È stupefacente assaporare gli articoli di Ferrara ogni volta che me ne capita l’occasione, per puro caso, quando vengono “ripresi” da redattori che apprezzo. E pure le interviste che rilascia, come quella apparsa il 13 agosto scorso (2013 n.d.a.) su “Il Fatto Quotidiano”, il cui titolo è appropriato alla sua grandezza, alla dimensione che questo eclettico articolista, opinionista, politico e conduttore televisivo occupa nel mondo della carta stampata, e non solo. Affascinanti le sue teorie ardite, le citazioni dotte, gli intrecci di palazzo, senza tempo, come la terra di Maremma dove Ferrara, affidandosi alle regole della transumanza, reca al pascolo la Sua eccelsa mente per alimentarla di nuova linfa, abbeverarla alla fonte dell’ispirazione.
Giuliano è un virtuoso del paradosso, saltimbanco dell’allegoria, il raffinato dell’ansia che instilla alla sua platea sempre in trepidante attesa dei suoi colpi di genio. Per tornare all’incipit “LA VENDETTA PERFETTA, DI SANGUE” dedicato all’eventuale “ascensione” di una Berlusconi nel gotha di coloro che si sacrificano per il Paese, esso racchiude in sé la risposta definitiva al farneticare di tutti i soloni della politica, dell’informazione, esperti costituzionalisti circa la soluzione del dilemma che attanaglia l’intero Paese: la scappatoia per il sig. B. e l’agibilità politica di almeno un B. Mi ha colpito molto e sono certo che pure il condannato abbia condiviso.
Pensare che nel titolo la cosa più appropriata è la virgola. Chissà quanti avranno apprezzato questa sottigliezza. Sì, la virgola, non i banali puntini di sospensione, ma quel segno meno nobile della punteggiatura mi ha strabiliato. Che grande, che cervello immenso, c’è da non credere che il suo cranio possa contenerlo tutto, mi viene il sospetto possa essere tracimato in altre parti del corpo. Una semplice, insignificante, a volte inutile, non certo in questo caso, virgola. È quella cosa lì che fa da collante fra il leader e il suo “pubblico”. Chi mai l’avrebbe solo immaginato? Che in un breve segno di pausa potesse concentrarsi il potere di spalancare le porte all’intesa, la complicità con la platea, la comunione perfetta. Come la tempesta che il giornalista richiama per dare vigore alla tanto anelata “salita in cielo” di Marina. Perché alle persone che lo compongono, mi riferisco sempre al pubblico di Ferrara, non sarebbe bastato “La vendetta di sangue”, non avrebbero capito, e poi non sufficiente a fargli raggiungere l’acme del piacere, troppo rapida la frase, liscia, quasi innocua, diretta. Invece il richiamo alla pellicola di Wolfgang Petersen e quel trattino… “La vendetta perfetta” rappresenta i preliminari così le pulsazioni vanno fuori controllo, sale l’odio, l’aspettativa ingigantisce, il desiderio diventa forte, irresistibile, il momento della rivalsa è più vicino poi… lo stacco, ed è proprio qui la bravura del condottiero, per esondare subito dopo fra i suoi discepoli con… “DI SANGUE”.
Ahhh! Che godimento, che metafora appropriata. Il tocco del maestro, la stoccata finale dopo l’incipit strepitoso che esclude ogni altra elucubrazione dei microscopici consiglieri del perseguitato, avvocati compresi. LA VERA VENDETTA (VIRGOLA) DI SANGUE!! Ferrara è grande, immenso, come giornalista, uomo, trascinatore, guitto, poeta. Non bastasse, anche un raffinato della comunicazione! L’epigono perfetto per scaldare i cuori dei nostalgici seguaci del cavaliere.

Mauro Giovanelli – Genova

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Immagine in evidenza ricavata dal Web – Fotomontaggio dell’Autore
(1) Elogio all’intervista pubblicata su “Il Fatto Quotidiano” del 13/08/2013 – Titolo: “LA VERA VENDETTA, DI SANGUE”

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