PERSONE NON UMANE

PERSONE NON UMANE

   Capisco che in questo momento i problemi del pianeta siano tali e tanti da far passare in secondo ordine il caso di cui mi accingo a scrivere. Per non parlare dei grattacapi dell’Italia che stanno raggiungendo livelli di guardia così elevati da coprire strati sociali sempre più ampi. Avete notato? Un numero crescente di individui pare soffrire di dermatite seborroica, altrimenti detta forfora. Sembrerebbe un’epidemia. A un attento osservatore non può sfuggire l’incessante marea di gente che gira per la città sfregandosi la testa, non si capisce se per eliminare dal cuoio capelluto le fastidiose squame biancastre, o per scacciare le “apprensioni” che con generosità vengono loro elargite a profusione dai nostri cari, fantasiosi e strapagati “politici”. Ora però non voglio parlare di quest’ultima sottospecie. Scelgo di abbandonare una volta tanto il circo della politica, con tutti i suoi clown, nani, prestigiatori del concetto, trapezisti della parola, saltimbanchi del pensiero, funamboli della morale, domatori delle coscienze, acrobati del dire, non dire, smentire.
Desidero invece rivolgere una riflessione ai miei veri amici ossia quei poveri esseri viventi destinati a sopportare la nostra arroganza e da noi sprezzantemente definiti “animali” dimenticandoci di far parte dello stesso regno. Un inciso è però doveroso: l’India ha ufficialmente disposto l’abbattimento di tutti i parchi acquatici destinati ad ospitare cetacei quali delfini e orche poiché la Scienza ne ha chiaramente riconosciuto lo “status speciale” avendo stabilito la loro intelligenza e sensibilità definendoli come “persone non umane” con determinati e imprescindibili diritti. Ciò è stato reso noto tramite un comunicato ufficiale, da noi passato in sordina forse anche per questioni “diplomatiche” contingenti. È risaputo il rispetto degli indiani per ogni essere vivente, e il loro Paese di appartenenza si iscrive al piccolo ma determinato manipolo di Stati che ha già bandito la cattura e l’importazione di specie animali a scopo di “intrattenimento”.
Arrivo al dunque ponendo alcune semplicissime domande. Secondo voi è giusto che un cittadino, residente in una zona a pochi passi dal mare dove lo spazio antistante è destinato a manifestazioni fieristiche, sia periodicamente obbligato a sopportare lo spettacolo di elefanti in catene con la testa malinconicamente ciondolante ad invocare giustizia e libertà? È logico dover subire il suono greve dei ruggiti di tigri e leoni costretti a vivere in due metri quadri, che combattono la pazzia spostandosi incessantemente da un lato all’altro della gabbia fino a rompersi il muso contro le sbarre? E le giraffe? Quelle del circo Medrano attualmente in piazzale Kennedy, che scorgo facilmente dalla finestra, tengono spesso la testa bassa, non capisco se per rassegnazione o per sfidare la potenza del cuore che, concepito per pompare sangue ben più in alto al fine di irrorare il cervello, in quella posizione potrebbe collassare provocando così la morte senz’altro preferibile alla vita che noi gli stiamo imponendo. Credo accarezzino l’idea del suicidio.
Ma è mai possibile che nel terzo millennio ci siano ancora soggetti che si divertono ad ammirare un pachiderma che riesce a mettersi per pochi istanti su una zampa sola? Magari con la domatrice di turno seduta trionfante sulla proboscide, braccio sollevato a sbandierare la mano per richiamare gli applausi? Battimani di che? In che consiste la prodezza? Dove li mettiamo I cavalli costretti a girare in tondo sobbarcandosi acrobazie di atletici fantini e avvenenti acrobate? Che senso hanno sparuti felini tramortiti che saltano rassegnati entro cerchi con o senza fiamme? E le scimmiette? Abbigliate di tutto punto, gesticolanti, ad imitazione dei nostri ticchi, vezzi o come diavolo volete chiamarli, sono forse l’emblema di molti dei nostri governanti? Tutto ciò è uno spettacolo edificante? Davvero lo trovate spassoso? Mi si potrebbe obiettare che i bambini si divertono. Ma è proprio questo il problema, la tragedia. Noi adulti li indirizziamo ad osservare lo spettacolo più osceno, insulso e diseducativo che mente umana possa concepire essendo basato sulla sofferenza di un essere vivente forzato ad agire contro natura. Comportandoci come domatori del pensiero dei nostri figli li educhiamo a ciò. È certo che si svaghino? Non ne sarei tanto convinto. A mio parere sono molto più intelligenti e sensibili di quanto possano pensare i genitori che li accompagnano. Qualcun altro potrebbe invocare la tradizione. Benissimo! Conserviamo le nostre consuetudini ma spogliandole degli aspetti deteriori superati, per fortuna, anche dai tempi. Il Medio Evo è passato da un bel pezzo.
Ben venga il Circo per eccellenza, quello articolato fra varie esibizioni di abilità fisica e le geniali trovate comiche dei clown. Se le riprovevoli “rappresentazioni” che ho evidenziato venissero abolite si darebbe un grosso impulso alla campagna in atto di educazione al rispetto della natura aiutandoci ad avere maggior riguardo di noi stessi e, chissà, alzare il livello di comprensione verso il prossimo, persone non umane comprese.
Sbaglio secondo voi?

Mauro Giovanelli – Genova

Articolo riveduto e aggiornato ad oggi di una mia lettera pubblicata da “Il Secolo XIX” a firma bonniegio@libero.it intorno al 2005/2006 cronista forti@ilsecoloxix.it – Bonnie è il nome della mia micia morta nel 2008 – Per quanto riguarda la presenza di animali nei circhi nulla è cambiato.

Immagine in evidenza ricavata dal web – Fotomontaggio eseguito dall’Autore.

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