PAPA FRANCESCO, I BAMBINI, LA GUERRA E IL SUD AMERICA

PAPA FRANCESCO, I BAMBINI, LA GUERRA E IL SUD AMERICA

Il 4 aprile scorso Papa Francesco, intervistato dai bambini, a precisa domanda rispose:
“Non sono comunista, penso ai poveri, questa è una bandiera del Vangelo, essi fanno parte del cuore del Vangelo e parlare di loro non vuol dire essere per forza un “comunista”. Tutti siamo fratelli, credenti, non credenti, o di questa confessione religiosa o dell’altra, ebrei, musulmani, tutti siamo fratelli, perché l’uomo è al centro della storia, e questo per me è molto importante. Nell’attuale momento storico, l’uomo è stato buttato via dal centro, è scivolato verso la periferia, e al centro, almeno in questo momento, è il potere, il denaro e noi dobbiamo lavorare per le persone, per l’uomo e la donna, che sono l’immagine di Dio.”
A parte la contraddizione insita in questo teorema, in quanto non vedo come in un’economia capitalistica, basata quindi sulla “competizione” e il “profitto” con tutto ciò che ne consegue, l’uomo possa essere il punto di riferimento del sistema, il Pontefice ha ritenuto opportuno ripetere due volte sia il sostantivo “comunista”, immagino per prenderne le distanze in modo deciso, che la locuzione “in questo momento”, allo scopo di puntualizzare che “l’uomo è stato buttato via dal centro provvisoriamente” e il suo posto è stato preso dal potere e il denaro sapendo benissimo che tale assetto è tutt’altro che temporaneo poiché non potrebbe essere altrimenti a meno che non si sconvolga radicalmente il modo di intendere la vita nella società globale.
Adesso Bergoglio si è recato in Ecuador, Bolivia e Paraguay e probabilmente ribadirà gli stessi incontestabili concetti espressi il 4 aprile scorso ricordando, a chi ha orecchie per intendere, il grido di indipendenza del Sud America. Effettuerà incontri ufficiali di una, due ore con i rispettivi capi di governo per portare avanti il programma di evangelizzazione che, se non dovesse concretizzarsi nella parola di Cristo, il Vangelo, lascerà il tempo che trova. Inoltre correrebbe il rischio di passare per “comunista”.
Quindi quali saranno i cambiamenti tangibili che avverranno in quei Paesi?
Passiamo alle guerre, apparentemente “innescate” da motivi religiosi, etnici e nazionalistici ma in realtà pianificate da poteri che, in forza di una verità a loro rivelata, così dicono e fanno credere, trascinano i popoli allo scontro in difesa del più diffuso e assunto dei monoteismi, il Mercato. Questo fingiamo di ignorarlo mentre assistiamo alle quotidiane liturgie dedicate all’andamento degli indici delle Borse mondiali. È tale convinzione che mi ha fatto riflettere a lungo sulla domanda, chiara ed inequivocabile, formulata nell’agosto 2014 al Santo Padre:
– Santità, lei approva i bombardamenti americani?
Per l’attenzione che rivolgo alla “politica” di Bergoglio, come ama farsi chiamare, mi duole sottolineare quanto la sua risposta sia stata deludente e contraddittoria, quantomeno indecifrabile come quelle di quasi tutti i governanti del Pianeta, ma forse non ne ho colto il significato profondo. Eccola:
– Quando c’è una aggressione ingiusta, posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto… riguardo ai mezzi con i quali intervenire questi dovranno essere valutati. Bisogna avere memoria di quante volte, pur di fermare l’aggressore iniquo, le potenze hanno finito per fare una guerra di conquista… tutti sono uguali davanti a Dio… ma disarmare l’aggressore è un diritto che l’umanità possiede…
Un diritto che l’umanità possiede… evito di entrare nel merito di quali potrebbero essere i parametri da adottare per riconoscere, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’aggressione ingiusta e come individuare il nemico iniquo. Arduo soprattutto determinare chi sia deputato a stabilire ciò e gli strumenti da utilizzare a tale scopo.
Di conseguenza mi limito a riportare un estratto degli statuti relativi alla libertà e alla vita contenuti nel Vecchio Testamento:
“Or queste sono le leggi che tu porrai dinanzi a loro… chi percuote un uomo sì ch’egli muoia, dev’esser messo a morte… darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione…” (Esodo, 21,1 12 22 24)
Che ritroviamo anche nel terzo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana. Ecco i punti:
“Chi percuote mortalmente un uomo qualsivoglia dovrà esser messo a morte… quand’uno avrà fatto una lesione al suo prossimo, gli sarà fatto com’egli ha fatto: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatto all’altro”. (Levitico, 24, 17 19 20)
Un vero e proprio compendio di procedura civile e penale, codici, regolamenti e relative pene da comminare.
Si dà il caso che sulla Terra, in Galilea, venne un uomo di nome Gesù che si recò a Gerusalemme per svolgere l’attività di predicatore itinerante. Con le sue parole raccolse grande consenso fra la gente della Giudea, indubbiamente ricettiva nel cogliere il messaggio in esse contenuto, al punto che i membri del Sinedrio ebraico, preposto all’emanazione delle leggi ed alla gestione della giustizia di quel territorio, ravvisarono in siffatta persona una minaccia alla loro autorità. Infatti il sommo sacerdote Yosef Bar Kayafa, meglio noto come Caifa, ne chiese l’arresto e la condanna a morte per mezzo del supplizio sulla croce, nonostante il Procuratore romano Ponzio Pilato fosse riluttante a infliggergli tale pena, addirittura lo riteneva innocente. “Repetita iuvant” dicevano i saggi latini, tradotto letteralmente significa “le cose ripetute aiutano”, perciò cito quanto andò predicando colui che per molti è il Cristo, ovvero il Messia:
“Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; ed a chi vuol litigar teco e toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a far seco un miglio, fanne con lui due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un imprestito, non voltar le spalle. Voi avete udito che fu detto: ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno anche i pubblicani lo stesso? E se fate accoglienza soltanto ai vostri fratelli, che fate di singolare? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo, 5, 38÷48)
Questi versetti sono sempre una lettura interessante, impossibile trattenere la commozione. Comunque la storia è più o meno andata come ho cercato di riassumerla, il resto è aria fritta.
Fino a poco tempo fa le nazioni alleate contro il Califfato Islamico erano circa trenta, USA, Italia, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Cina, Russia, ecc. ma non solo nulla è stato fatto anzi neppure se ne è più parlato, se non per sommi capi, tutti impegnati come sono a giocare a monopoli con la Grecia. Tanto è vero che l’unica democrazia costituzionale dell’Africa nord occidentale e uno dei pochi stati laici dell’Islam, la Tunisia, minaccia di essere travolta dalle furie dell’ISIS.
A papa Francesco ripropongo la domanda però, per cortesia, me lo spieghi come se avessi sei anni:
– Santo Padre, lei approva i bombardamenti di questa coalizione?
È un discorso complesso, lo capisco, ed è per ciò che desidero chiudere con una brevissima frase pronunciata da un grande regista americano, Sam Peckinpah, che nella sua semplicità racchiude in sé una profonda e cruda verità:
“Se questo mondo è tutto per i vincitori, che cosa rimane ai perdenti? Qualcuno deve pur tenere fermi i cavalli.”
A mio avviso in tale metafora c’è l’essenza dei rapporti fra umani. Il grande direttore artistico, intervistato alle soglie degli anni ’70 durante la lavorazione di un film western, aveva elaborato la più semplice e limpida raffigurazione circa l’inasprirsi dei conflitti di questo inizio secolo. Rifletteteci, vi accorgerete che è filosofia pura. La gran parte della popolazione del pianeta, il 98%, è stanca di fare il “palo” a quel 2% che sta rapinando le risorse a disposizione e che da solo detiene più della metà della ricchezza della Terra (*). E la sola fede, almeno su questa Terra, non può fare la rivoluzione, ce ne sono troppe, come le ideologie e i partiti politici.

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

L’articolo “PAPA FRANCESCO, I BAMBINI, LA GUERRA E IL SUD AMERICA” è stato pubblicato il 10 luglio 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it

(*) World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite con sede a Helsinki

Immagine in evidenza ricavata dal web

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