PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “OMBRE BIANCHE” di Frank Ovuonmen Edosa a cura di Mauro Giovanelli

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “OMBRE BIANCHE”
di Frank Ovuonmen Edosa
a cura di Mauro Giovanelli

Romanzo autobiografico che trasporta il lettore in una dimensione sconosciuta ai più senza che questi se ne accorga, forse neppure realizza trattarsi di un racconto tanto viene catturato dalla vicenda umana che fa sua.
È uno di quei libri che dalle prime pagine, direi il capoverso iniziale, invoglia a proseguire, quasi ti prende per mano “vieni con me ti faccio vedere una cosa”. Tu ti lasci trasportare aspettandoti che da un momento all’altro debba succedere chissà che, e solo quando arrivi alla fine ti rendi conto che il “cruento” non è in un episodio specifico ma nell’insieme di tutta la storia, nel “Sistema” con la S maiuscola. “In cauda venenum” cioè “Il veleno (è) nella coda”. Infatti l’amaro, il pathos e la malinconia ti assalgono improvvisi alla frase di chiusura: “Un sogno che ha radici profonde nelle mie convinzioni”, allora chiudi il libro e ti metti a riflettere su ciò che l’Autore ti ha fatto vivere in un mondo che ti era estraneo e ora conosci profondamente. Lo stile è asciutto, rapido, essenziale, privo della minima parvenza di manierismo, ogni accadimento viene narrato nella sua semplicità, non ci sono enfatizzazioni, neppure alcuna minimizzazione, è così come la mente e il cuore del protagonista l’hanno vissuto attimo dopo attimo, qualsivoglia descrizione altro non è che il riverbero della sua ansia. Ogni frase è un mattone che viene posto sopra il precedente e poi ancora un altro per costruire il nuovo percorso che l’Autore vuole intraprendere e dove si riflettono le ombre bianche di coloro che lo circondano, ad alta luminosità per l’impatto che hanno sulle sue paure ma prive di tinta che colorino la sua speranza, il sogno del rientro nella società. La storia è quella di un migrante nigeriano che decide di affrontare un viaggio periglióso verso la libertà, un giovane come tanti altri che vuole andare incontro ai sogni. Conoscerà gli inganni della società cui anela inserirsi, l’inconsapevolezza, potremmo dire l’innocenza, sono i suoi punti deboli, il miraggio del facile guadagno, poi il reato, il carcere, la burocrazia e tutto l’apparato umano che lo investe in ogni minimo episodio della sua avventura. L’apparato umano… il titolo dell’immaginario e unico libro scritto da Jep Gambardella ne “La grande bellezza”, chissà che, fantasticando, non parli proprio di come i singoli umani interagiscono fra di loro anche se, desidero sottolinearlo, non ho ravvisato particolari azioni sadiche o gratuita cattiveria nella polizia penitenziaria e nel personale del carcere, se mai ho riscontrato in loro gli stessi dubbi e le medesime paure di questa nostra lotta per la sopravvivenza e la difesa del “territorio”. Dice Derek Walcott: “…il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica la nostra naturale solitudine…” e voglio chiudere questa mia analisi proprio con quella che io considero una delle più belle poesie, anche se poesia non è, di questo scrittore che riesce a riassumere in poche parole il problema (che non dovrebbe esistere) del razzismo e dei migranti. Il titolo: IL NEGRO ROSSO CHE AMA IL MARE: “Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, ho avuto una buona istruzione coloniale, ho in me dell’olandese del negro e dell’inglese, sono nessuno, o sono una nazione”.
Ecco, “Ombre bianche” è in assoluto un libro da leggere, potrebbe aiutarci ad annullare le differenze radicate nel nostro pensare così da poter vedere in ogni essere umano una nazione da scoprire.
Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

La presentazione al libro “OMBRE BIANCHE” è stata pubblicata il 7 giugno 2015 sul sito www.memoriacondivisa.it:

Immagine in evidenza ricavata dal web

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