LA CONCORDIA COSTA…

LA CONCORDIA COSTA…

A suo tempo evitai di pronunciarmi sulla “Concordia”, quando nell’etere risuonava ancora l’eco dissonante di “salga a bordo, CAZZO!” rimbalzato tra i mille campanili della nostra Penisola per essere catapultato in tutto il mondo. Girai alla larga dai facili commenti essendo rimasto folgorato da un accadimento paradossale e dalla fotografia, allora passata ripetutamente sui teleschermi, della piccola di cinque anni che abbraccia la sua bambola, protette entrambe dal papà, morto con la figlioletta il 13 gennaio 2012. Ritenni che il silenzio e un foglio bianco fossero il modo migliore di rispettare le vittime. Tutte.
Anche in queste settimane me ne sono guardato bene dal formulare qualsiasi considerazione sull’incessante bombardamento di interviste agli immancabili esperti ed opinionisti circa le operazioni che hanno portato al “rigalleggiamento”; intervento senza dubbio delicato ma, mi sono chiesto, se non si riuscisse a raddrizzare un bastimento arenato, seppur di 115 mila tonnellate, cosa ci staremmo a fare alle soglie del terzo millennio che assiste ai vari di questi giganti per trasportarci nella laguna di Venezia? Eppure l’avvenimento fece “notizia”.
Adesso che il relitto è giunto a Genova aggrappato ai suoi bei cassoni ho sopportato con rassegnazione i quasi venti minuti concessi a Renzi in ogni Tg nazionale, un pistolotto che non ricordavo dagli incontri Berlusconi-Vespa nello studio di “Porta a Porta”. Infatti il buon Matteo, ad operazione conclusa, si è precipitato nella mia città come fosse il bagnino Nembo Kid, o Superman per i più giovani, intervenuto in contemporanea sia all’isola del Giglio che nella darsena del porto di Genova. In tal modo la gente ha potuto rendersi conto come, alla fine, sia stato lui ad averla raddrizzata con un soffio, un altro ancora per spostarla in tutta sicurezza nel golfo ligure.
Ma quando al TG RAI del 2 agosto scorso ho visto il primo piano di un ristoratore genovese, viso contrito, mentre chiedeva scusa per aver pubblicizzato il proprio locale con vista sul rottame, mi sono cascate le braccia. Non ho resistito, dovevo mettere nero su bianco. Costui è stato preso d’assalto dal solito nugolo di falsi moralisti, perbenisti a rate, “di Chiesa” (qualcuno un giorno mi spiegherà il significato di tale locuzione), indignati di professione, scandalizzati una tantum, disgustati sempre (di sé stessi), che il pianeta sia purtroppo costretto ad ospitare. Che dire dunque degli avventori che avevano all’uopo prenotato tavoli nella pizzeria? Pare fossero e siano tuttora moltissimi, di ogni nazionalità, non gli si stava forse offrendo un prodotto richiesto dal mercato? E in qualità di piccolo impresario non avrebbe diritto di fare esattamente ciò che le ditte aspiranti appaltatrici della disinfestazione, smaltimento e rottamazione stanno auspicando di ottenere? L’incremento del lavoro di baristi e camerieri non vale quanto quello dei metalmeccanici? Sbaglio o si è vagliata a lungo la possibilità di portare a Piombino l’attività di demolizione per “salvare” i precari della Siderurgia? Ma di cosa si parla? Sappiamo del pellegrinaggio turistico di cui l’isola del Giglio è stata meta e, per quanto se ne dica, ha tratto anche benefici da questa disgrazia; però mica è stata colpa dei gigliesi, o del loro sindaco. Sarebbe mai finita nella scena finale de “La grande bellezza”, simbolo perfetto del messaggio di Sorrentino, se un comandante non fosse impazzito? I cronisti non hanno sfruttato un’errata manovra marinara per aumentare la tiratura? I responsabili dei vari Tg non erano in competizione per ricercare lo scoop, l’ultimo comunicato, così da catturare pubblicità nelle loro reti? Avete notato quanto i politici siano stati lesti nell’allontanarsi dalla nave inclinata per risalirvi altrettanto ratti appena raddrizzata, inneggiando al genio italico? Tutti aggrappati alla carcassa, ciascuno secondo la bisogna, in perfetta “concordia”.
Alla fine chi hanno messo alla gogna? Il gestore di una trattoria genovese che ha dovuto emendarsi in diretta. Lo hanno indotto a chiedere scusa. Perché? Per aver agito conformemente al “sistema”, globale o no, che si autoalimenta in tal modo. Oggi 6 agosto 2014 vengo a sapere da tutti i notiziari che ai primi di luglio il comandante Schettino era stato invitato all’Università “ La Sapienza” e, nelle vesti di docente ed “esperto”, ha ivi tenuto una lezione su “come gestire il panico in casi del genere” (testuale). Oltre un mese fa dove erano i direttori dei vari telegiornali? Cazzo!

Mauro Giovanelli – Genova
www.icodicidimauro.com

Immagine in evidenza ricavata dal web. Fotomontaggio eseguito dall’Autore

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